Il "nuovo" turismo nelle Valli Olimpiche secondo studio dell'Università di Torino

La risposta al turismo di prossimità arriva da a uno studio dell’Università di Torino, in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino. Un team di ricerca, coordinato da Paolo Biancone e Silvana Secinaro, docenti del Dipartimento di Management, che vanta professionisti come Alberto Sasso, specializzato in architettura sostenibile e rigenerazione urbana, ritiene che il modello di business studiato per un progetto finanziato dalla Camera di Commercio di Torino, dedicato alla Valorizzazione delle Valli Olimpiche Piemontesi, possa essere applicato e rispondente alla crisi del turismo legata alla pandemia di Covid-19.

Il progetto – dichiarano Paolo Biancone e Silvana Secinaro – è nato circa un anno e mezzo fa ed è legato alla rivitalizzazione delle aree montane. Noi ci siamo focalizzati sulle Valli Olimpiche Piemontesi, ma sono stati coinvolti tutti i territori che ricadono all’interno dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea (Cesana Torinese, Claviere, Pragelato, Sauze di Cesana, Sauze d’Oulx e Sestriere) e i comuni di Bardonecchia, Oulx e Usseaux. Da febbraio 2020, con l’inizio dell’emergenza da Covid-19, abbiamo ripensato al progetto adattandolo alla Fase 2 della pandemia. La volontà è quella di dare impulso a un sistema territoriale coeso, al fine di creare condizioni di sviluppo, mettendo a fattor comune le peculiarità dei singoli territori, ciascuno con la propria caratteristica turistica, enogastronomica e territoriale”.

La risposta per ripartire guardando alla stagione ormai prossima si è basata su quattro asset fondamentali: ristorazione, residenzialità, intrattenimento e shopping/alimentare. Per ognuno dei quattro punti sono stati individuati nuovi modelli di business, che possano rispondere alle normative legate al distanziamento sociale e di sicurezza sanitaria. “Abbiamo cercato di far capire – continuano i due coordinatori del progetto –- che, nei territori coinvolti, si poteva creare un circuito di percorsi che potevano essere messi a disposizione dei turisti attraverso un’app. Inoltre, l’app fornisce informazioni utili e proposte alternative, ad esempio: se in un determinato luogo ci sono già 20 persone, ecco che viene indicato un percorso meno battuto. Il tutto per avere un turismo di prossimità in sicurezza. Il progetto è immediatamente attuabile, appena ci sarà il via libera dal Governo. Basterà solo un minimo investimento, economico e organizzativo. Ma sarà necessario il lavoro di squadra di tutte le parti coinvolte”.

La grande sfida è quella di promuovere il turismo di prossimità, salvaguardando la sostenibilità del territorio sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista della sicurezza sanitaria. L’opportunità e i cambiamenti che verranno richiesti al sistema sono notevoli in quanto rappresentano modifiche a processi già consolidati e prassi frutto di anni di esperienza, ma il cambio di paradigma è necessario per affrontare un evento eccezionale come la pandemia attuale.

Uno dei problemi principali – concludono Biancone e Secinaro – sarà la disponibilità economica del turista. Nell’immediato futuro ci saranno meno soldi per fare le vacanze, che quindi saranno concepite in modo diverso rispetto al passato. Bisogna considerare tutti questi aspetti e i rischi che ne deriveranno. Per i proprietari di seconde case, ad esempio, il rischio è perdere il potere d’acquisto; per i comuni invece il rischio è perdere i turisti, soprattutto i turisti “d’albergo”, a meno che non si creino alberghi diffusi. Ma l’alternativa potrebbe proprio essere che, chi ha la seconda casa e non ci vuole o non ci può andare, potrebbe contribuire alla creazione di un albergo diffuso. In gioco, nella Fase 2, non ci sarà l’interesse dell’amministrazione comunale contrapposto all’interesse del privato cittadino, ma l’interesse condiviso di pubblico e privato per far fronte all’emergenza. Questa fase chiede a tutti una cooperazione molto forte. Se non si fa rete il progetto fallisce”.