Stranieri attaccano l'alimentare italiano fortemente penalizzate le esportazioni

Contrassegnati dall’emergenza coronavirus, i prossimi mesi vedranno l’export del cibo made in Italy fortemente penalizzato, non soltanto verso la Cina; ma intanto nel 2019 l'industria nazionale agro-alimentare ha avuto il miglior risultato di sempre: i nostri prodotti, compreso il vino, che ha vissuto un’annata straordinaria, sono stati comprati in tutto il mondo, per un valore di 44,6 miliardi di euro, ancora il 7% in più rispetto all’anno precedente.
L’ottima performance è stata registrata al netto delle tensioni commerciali internazionali e dell’odioso, ma purtroppo diffuso, fenomeno dell’Italian Sounding” ha commentato First&Food, il portale di Firstonline dedicato all'eno-gastronomia e all'eccelenza agroalimentare, sottolineando che nel 2020 la nuova grana da affrontare saranno le speculazioni già in atto in alcuni Paesi, dove vengono addirittura chieste insensate certificazioni sanitarie “coronavirus free” sulle merci provenienti dalla Lombardia e dal Veneto.
In alcune aree sono state registrate anche disdette per forniture provenienti da tutta la Penisola e la psicosi sta dilagando: “per questo servirà un energico intervento del Governo e dell’Europa, per difendere questo business così virtuoso e prezioso” ha riportato First&Food, ricordando, però, che intanto i dati del 2019 “sono entusiasmanti, soprattutto quelli che riguardano il vino, il prodotto made in Italy più esportato in assoluto: il suo fatturato da esportazione è stato stimato complessivamente in 6,4 miliardi e supera quello ottenuto sul mercato interno”.
Il principale mercato di sbocco dei cibi e bevande italiani resta l’Europa (+3,6%), dove vengono destinati quasi i due terzi dei prodotti, con la Germania che è il partner numero uno. Solo il mercato ha assorbito prodotti dell'industria agro-alimentare italiana per 7,2 miliardi; mentre sono ammontate a 4,7 miliardi le esportazioni negli Usa, alla faccia dei dazi di Donald Trump, che nel 2020 colpiranno (tariffe +25%) Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Provolone, Asiago, Fontina, ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello. La Brexit invece si è fatta sentire: export stagnante verso il Regno Unito, storicamente mercato importantissimo.
Ma a far più paura sono decisamente gli effetti recessivi dell’emergenza sanitaria coronavirus, con i vincoli ai trasporti per cercare di contenere il contagio che si stanno riflettendo anche sulla logistica delle merci, con incertezze e ritardi che impattano sugli scambi commerciali” riporta il magazine di Firstonline, aggiungendo che a pesare sono anche i limiti agli spostamenti dei cittadini che cambiano le abitudini di consumo soprattutto fuori casa con un brusco freno della domanda internazionale. Senza dimenticare le decisioni di numero crescente di Paesi, che hanno provocato il crollo del turismo, da sempre un traino del made in Italy agroalimentare all’estero, per il quale è venuto a mancare anche l’importante effetto promozionale di eventi e fiere in Italia e fuori