Perché è meglio un lunedì senza carne

Sergio Capaldo, fondatore del consorzio La Granda
mostra due bistecche della cuneese Fassona
Lunedì senza carne. “Meatless Monday” è una campagna internazionale che tenta di convincere a rinunciare a mangiare carne almeno un giorno alla settimana. Per una questione di salute, soprattutto; ma anche per contribuire a migliorare l'ambiente. Come ricorda Slow Food, infatti, “se il 50% degli italiani adottasse il Meatless Monday, potremmo ridurre dell'8% le emissioni di gas serra legate alla dieta”.
Incomincia così il post che si può leggere sulla pagina facebook della Banca del Piemonte, sempre innovativa nel rispetto della sua tradizione ultracentenaria.
La Banca del Piemonte sottolinea che Slow Food, l'associazione internazionale fondata a Bra da Carlin Petrini per ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi lo produce e in armonia con l'ambiente e gli ecosistemi, ha lanciato la campagna Meat the Change, realizzata con il contributo del ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Iniziativa che mira ad aiutare a fare scelte consapevoli sul consumo di carne, pensando agli effetti dell'acquisto sulla salute, sull'ambiente, sull'economia locale, sul paesaggio. Evitando di fare la spesa sulla base soltanto dei gusti personali, del condizionamento della pubblicità e del prezzo.
Gli esperti di Slow Food sostengono che, in generale, la carne può essere consumata fino a due o tre volte alla settimana, per un totale di 500 grammi circa. Quando la acquistiamo, però, dobbiamo fare attenzione alla qualità, evitando quella proveniente da allevamenti intensivi e privilegiando, invece, i piccoli, che non solo rispettano il benessere degli animali, ma tutelano anche i loro ecosistemi.
E consigliano di non acquistare grandi quantità, magari approfittando di offerte speciali o prezzi bassi, che, spesso, sono indice di sfruttamento, animale o ambientale. Meglio comprare più spesso, ma carne fresca, proveniente da consorzi, associazioni o aziende con disciplinari rigorosi su alimentazione e benessere animale.
Inoltre, aggiungono da Bra, meglio non esagerare anche con gli insaccati e i salumi: sono gustosissimi ma molto calorici, pieni di sale e spesso ricchi di nitriti e nitrati, sostanze addizionate agli alimenti, soprattutto industriali, per preservarli da contaminazioni microbiche, oltre che per migliorarne l’aspetto e la consistenza. Queste sostanze, durante le lavorazioni, possono subire delle modificazioni chimiche che li trasformano in nitrosammine, molecole potenzialmente cancerogene. Un consumo eccessivo e prolungato di nitriti è associato ad aumento del rischio dei tumori dello stomaco e dell’esofago.
Ovviamente, lungi da noi dire che un buon salame non deve arrivare in tavola ogni tanto: basta saper scegliere consapevolmente – sottolinea Slow Food - Ci sono, infatti, salumi realizzati con carni di razze autoctone, allevate allo stato brado o semibrado, libere di assecondare i propri comportamenti naturali e alimentate bene. È facile che da un allevamento attento al benessere animale derivino salumi naturali, prodotti utilizzando solo conservanti naturali come sale, pepe, peperoncino, spezie, fumo”.

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