Intesa Sanpaolo: tutto l'utile 2019 a riserve gli azionisti adesso sperano nell'autunno Messina dona un milione del suo bonus

Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, in ottemperanza alla comunicazione della Banca Centrale Europea del 27 scorso in merito alla politica dei dividendi nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, ha deciso di sospendere la proposta di distribuzione cash agli azionisti di circa 3,4 miliardi di euro, pari 19,2 centesimi di euro per azione e ha deliberato di proporre alla prossima assemblea ordinaria l’assegnazione dell’utile dell’esercizio 2019 a riserve.

Tale proposta, se approvata dall’assemblea, si traduce in un ulteriore rafforzamento della già elevata solidità patrimoniale del gruppo Intesa Sanpaolo.

La Banca Centrale Europea ha precisato che valuterà se la sua raccomandazione riguardante la politica dei dividendi si estenderà oltre la data del 1 ottobre 2020. Subordinatamente alle indicazioni che saranno comunicate in merito dalla Bce e al presidio della solidità patrimoniale del Gruppo in relazione all’evoluzione del contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo intende convocare un’assemblea ordinaria successivamente al 1 ottobre per dare esecuzione alla distribuzione di parte delle riserve agli azionisti entro l’esercizio 2020, anche in considerazione del supporto alla situazione finanziaria delle famiglie e alle erogazioni da parte delle fondazioni, particolarmente necessario nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19.

Anche grazie alla forte solidità patrimoniale, il gruppo Intesa Sanpaolo ha avuto e intende continuare ad avere come priorità la generazione di benefici per tutti i propri stakeholder, dal supporto all’economia reale e sociale alla creazione e distribuzione di valore per gli azionisti, confermandosi punto di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale: per gli azionisti, per il quinquennio 2014-2018, ha distribuito dividendi cash pari a 13,4 miliardi di euro, di cui circa 5 miliardi all’azionariato costituito da famiglie e fondazioni, che si sono tradotti in erogazioni da parte delle fondazioni sue azioniste pari a oltre la metà di quelle effettuate da tutte le fondazioni bancarie italiane.

Per le famiglie e le imprese, dal 2014 al 2019, ha erogato circa 260 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine e ha riportato in bonis circa 112.000 aziende italiane, salvaguardando circa 560.000 posti di lavoro; inoltre, per le persone del Gruppo, ha assicurato, dal 2014 al 2019. oltre 32 miliardi di euro di stipendi e nell’arco degli 8 anni del Piano di Impresa 2014-2017 e 2018-2021 l’assorbimento della capacità in eccesso di circa 10.000 risorse.

In relazione all’epidemia Covi-19, il consigliere delegato e direttore generale Carlo Messina ha reso noto al consiglio di amministrazione che destinerà un milione di euro del bonus riconosciutogli dal sistema incentivante 2019 a donazioni a sostegno di specifiche iniziative sanitarie e che i 21 top manager a suo diretto riporto destineranno ad analoghe donazioni complessivamente circa 5 milioni di euro dei rispettivi bonus riconosciuti dal sistema incentivante 2019.

A sua volta, il consiglio di amministrazione, che ha apprezzato e condiviso la decisione del management, contribuirà con una propria specifica donazione. Inoltre, in occasione dell’assegnazione dei bonus, tutti i dipendenti del Gruppo potranno contribuire con donazioni a sostegno di specifiche iniziative sanitarie, tramite un’apposita piattaforma.

Per quanto riguarda l’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Ubi Banca, è confermata la proposta di conferimento di una delega al consiglio di amministrazione per l’esecuzione dell’aumento di capitale a servizio dell’offerta, all’ordine del giorno dell’assemblea straordinaria convocata per il 27 aprile.

La motivazione strategica dell’operazione assume ancora maggiore valenza nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, in particolare per quanto riguarda le sinergie di costo nonché l’aumento del grado di copertura dei crediti deteriorati e la riduzione dei crediti unlikely to pay e in sofferenza.

Va infatti tenuto presente che le banche di minori dimensioni hanno ridotte possibilità di avvalersi delle leve dell’efficienza e della riduzione del profilo di rischio per fronteggiare un quadro economico sfavorevole e contrastare gli impatti sul tessuto sociale, a fronte del rafforzamento del ruolo di motore della crescita sostenibile e inclusiva e di punto di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale del Gruppo risultante dall’operazione.