Tante imprese che non trovano personale in Piemonte il 35,7% e in Liguria il 27,6%

Sebbene la congiuntura non sia delle migliori e gli effetti economici del coronavirus siano ancora difficilmente quantificabili, gli imprenditori, in particolar modo a Nordest, continuano a trovare molte difficoltà nel reperire personale, soprattutto qualificato. Dall’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia, associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, risulta che il 32,8 % delle assunzioni previste sono di difficile realizzazione a causa dell’impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi.
Su poco meno di 500 mila assunzioni che erano previste a gennaio di quest’anno, quasi un terzo degli imprenditori intervistati ha segnalato che, probabilmente, avrebbe trovato molte difficoltà a “coprire” questi posti di lavoro (poco più di 151.300), di cui il 15,7% a causa della mancanza di candidati (poco meno di 72.500) e un altro 13,8% per la scarsa preparazione (circa 63.700). 
“L’offerta di lavoro si sta polarizzando – afferma Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia – da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro; i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri”.
A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nord Est. Se nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1% sul numero delle assunzioni previste, a Trieste è il 45,5, a Vicenza il 44,6, a Pordenone il 44,2, a Reggio Emilia il 42,7, a Treviso il 42,3 e a Piacenza il 40,5.
Per quanto riguarda il Nord Ovest, ecco, per provincia, le quote relative alle difficoltà di reperimento di personale denunciate dalle imprese locali e, tra parentesi, la percentuale causata dalla preparazione ritenuta inadatta: Biella 39,5 (16,6), Cuneo 37,8 (11), Verbania 36,8 (15,1), Asti 36,8 (15,3), Torino 35,4 (15,1), Alessandria 34,8 (15,3), Novara 34 (15,5), Vercelli 33 (15,4), La Spezia 32,4 (20,2), Aosta 29,7 (14,2), Genova 27,9 (11,6), Savona 26,11 (12,6), Imperia 22,3 (12,4).
Nell'intero Piemonte, difficoltà di reperimento di personale sono state manifestate dal 35,7% delle imprese intervistate (l'11,2% per mancanza di candidati e il 14,7% per l'impreparazione dei candidati); mentre in Liguria difficoltà ad assumere sono state denunciate dal 27,6% dei datori di lavoro, dei quali l'11,2% le ha spiegate con la mancanza di candidati e il 12,8% per l'inadeguatezza dei candidati. 
Le figure professionali maggiormente richieste al Nord e che la domanda non riesce a soddisfare sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici.
Il nostro mercato del lavoro presenta un grande paradosso, che non è riscontrabile tra i nostri principali competitors in Europa. Pur avendo un numero di diplomati e di laureati tra i più bassi di tutti i Paesi Ue, gli occupati sovra istruiti in Italia sono poco meno di 6 milioni, il 24,2% degli occupati totali e il 35% degli occupati diplomati e laureati. Negli ultimi anni questo fenomeno è aumentato per due ordini di motivi: pur di lavorare, molte persone hanno accettato una occupazione meno qualificata del titolo di studio conseguito; il disallineamento esistente tra le competenze richieste e quelle possedute. Questa specificità provoca un forte disinteresse e una scarsa motivazione per il proprio lavoro che ha delle ricadute molto negative sulla produttività del sistema economico.
Un risultato che è anche ascrivibile al fatto che in Italia, pur avendo pochi laureati, la maggioranza lo è in materie umanistiche o sociali difficilmente spendibili nel mercato del lavoro, mentre abbiamo un numero insufficiente di laureati in materie scientifiche (matematica, fisica, chimica) che, invece, sono ricercatissimi, soprattutto dalle nostre medie e grandi imprese.