Perché il corona virus è peggio della Sars Ecco l'analisi di Galimberti e Paolazzi

Il nuovo coronavirus (Ncv) ha contagiato l’economia. In due modi. Il primo è diretto e riguarda soprattutto l’economia cinese, epicentro dell’epidemia. Per fermare il contagio Pechino ha preso misure drastiche; i cui effetti collaterali sono stati caduta della domanda interna e macigni negli ingranaggi delle catene del valore. La Cina pesa per quasi il 19% sul Pil mondiale e contribuisce per il 40% alla crescita globale. Inoltre, essendo profondamente integrata nelle filiere (fornisce gran parte di semilavorati, oltre a molti beni finiti), la sua crisi blocca varie produzioni in quasi tutti gli altri Paesi. Alcune ricadute dirette ci sono state anche su compagnie aeree, crocieristica e turismo”.
Lo scrive Firstonline, il prestigioso e autorevole giornale web di economia e finanza guidato dalla coppia formata da Ernesto Auci e Franco Locatelli, già ai vertici del Sole 24 Ore nel suo periodo d'oro.
Il secondo modo è indiretto e passa attraverso la paura che il virus si diffonda senza controllo in tutto il resto del mondo. E la paura fa tirare in barca i remi della spesa” aggiunge Firstonline, nell'introduzione alla rubrica di Fabrizio Galimberti e Luca Paolazzi, intitolata “Le lancette dell' economia” e che qui viene riproposta integralmente, per gentile concessione.
L’economia mondiale è stata infettata dal nuovo coronavirus (Ncv). Con quali e quanti danni? Molti usano l’epidemia della Sars come metro. Anch’essa fu originata in Cina, durò otto mesi e fece calare il tasso di crescita del Pil cinese di due punti percentuali. Salvo risalire una volta che la Sars fu contenuta. La stessa cosa succederà adesso? Forse, ma ci sono molte incognite, perché la rapidità di diffusione dell’Ncv è nettamente più alta rispetto alla Sars.
I dati sulla fiducia di gennaio, nell’Eurozona, in Cina e negli Usa, mostravano tenute o miglioramenti, ma i primi indicatori dell’impatto negativo del virus si avranno solo con i dati di febbraio. Intanto, nell’Eurozona la Germania continua a emanare bassa crescita: il suo settore manifatturiero resta in piena recessione. In Italia il -0,3% del Pil del 4° trimestre può essere stato affetto da fattori temporanei. In America la crescita continua, modesta ma solida e sarà quella che probabilmente meno patirà l’Ncv.
L’inflazione, non potrà che tornare a ridursi, complice la rinnovata debolezza della domanda. Una variabile significativa sta nel prezzo del petrolio, che è sceso di nuovo (la Cina ne sta consumando il 20% in meno, secondo i dati più recenti). La discesa del greggio dal 10 gennaio a oggi è stata del 12%, quella delle altre materie prime del 4,5%. In Usa, i prezzi al consumo a fine anno avevano accelerato al 2,4%. Anche nell’Eurozona c’erano indizi di rialzo, notati dalla Bce, per i prezzi dei beni al consumo, che sono in presa diretta con l’aumento dei salari. Ma anche qui bisognerà vedere quanto e per quanto tempo l’effetto Ncv inciderà su domanda e costi.
I segni di aumento dei tassi a lunga, notati nelle ultime «Lancette», stanno ritracciando, dopo l’urto del virus. I rendimenti di Bund e T-Bond sono scesi, rispetto ai livelli di dicembre, da 15 a 25 punti base. La riduzione per i Btp è stata molto maggiore (quasi mezzo punto), soprattutto grazie all’assist della vittoria del centro-sinistra in Emilia-Romagna alla stabilità del governo . La discesa dei tassi è in presa diretta con le aspettative di domanda – e di inflazione – più deboli. Il dollaro sta tornando al suo ruolo tradizionale di valuta rifugio e si è apprezzato sotto quota 1.10 contro euro. Lo yuan è tornato – comprensibilmente – a deprezzarsi, dopo i guadagni seguiti alla tregua (armata) nella guerra commerciale con gli Usa”.