Borsa: il valore delle quotate piemontesi diminuito di quattro miliardi in gennaio

Gennaio è stato un mese non favorevole per la Borsa italiana, come confermano i cali degli indici Ftse Italia all share (-1,31% rispetto alla fine di dicembre 2019) e Ftse Mib (-1,15%), che rappresenta le 40 principali società negoziate in Piazza Affari. E, inevitabilmente, non lo è stato per buona parte delle quotate che, per diverse ragioni, si possono considerare piemontesi, anche se non tutte quelle che fanno parte del listino “sabaudo” hanno la sede legale in regione.
Infatti, il valore borsistico dell'insieme delle piemontesi al 31 gennaio 2020 è risultato di 153,483 miliardi di euro, circa quattro miliardi in meno rispetto ai 157,430 miliardi del 30 dicembre, ultimo giorno di contrattazioni dell'anno scorso. Il calo è del 2,5%, quindi superiore a quello medio. La capitalizzazione delle piemontesi, comunque, è pari al 24,15% dei 635,576 miliardi della Borsa italiana.
Per quanto riguarda le sole blue chip, il confronto evidenzia che la capitalizzazione di Buzzi Unicem è scesa a 4,010 miliardi dai 4,265 miliardi del 30 dicembre 2019, Cnh Industrial a 11,890 miliardi dai 13,453 miliardi precedenti, Diasorin a 6,267 miliardi dai 6,484 miliardi, Exor a 16,290 miliardi dai 16,764. Con il loro è diminuito anche il valore borsistico di Fca, a 18,282 miliardi dai 20,560 dell'ultimo giorno di gennaio.
Invece, è salita a 29,765 miliardi la capitalizzazione della Ferrari, dai 28,897 miliardi di fine anno. Sono aumentati i valori i valori anche di altre due blue chip piemontesi, quelli dell'Italgas, da 4,430 a 4,878 miliardi e della Juventus, da 1,257 a 1,535 miliardi.
Confronto negativo, infine, per le restanti piemontesi appartenenti al listino Ftse Mib: la capitalizzazione di Intesa Sanpaolo è scesa da 41,268 miliardi a 39,546 miliardi e quella di Ubi Banca da 3,337 a 3,125 miliardi.
Tra le medie sabaude che hanno registrato un aumento della loro quotazione borsistica in gennaio spiccano Astm (da 2,690 a 3,747 miliardi), Cir (da 868, 4 a 888,5 milioni), Cofide (da 389,4 a 396,4 milioni), Iren (da 3,605 a 3,917 miliardi), Reply (da 2,620 a 2,690 miliardi) e Sanlorenzo (da 549,6 a 579,9 milioni).