Le previsioni economiche di Banca d'Italia per quest'anno crescita dello 0,5% del Pil

“I rischi per l'economia globale sono ancora al ribasso; il commercio mondiale ha ripreso a espandersi e vi sono stati segnali di attenuazione delle dispute tariffarie fra Stati Uniti e Cina, ma le prospettive restano incerte e sono in aumento le tensioni geopolitiche”. E' quanto scrive la Banca d'Italia nel suo ultimo bollettino, aggiungendo subito che “aspettative meno pessimistiche sulla crescita, favorite dall'orientamento accomodante delle banche centrali, hanno tuttavia sospinto i corsi azionari e agevolato un moderato recupero dei rendimenti a lungo termine”.
Nell'area dell'euro l'attività economica è frenata dalla debolezza della manifattura, particolarmente accentuata in Germania; permane il rischio che ne risenta anche la crescita dei servizi, rimasta finora più solida. L'andamento dell'economia incide sull'inflazione, che, nelle proiezioni dell'Eurosistema, è sostenuta dallo stimolo monetario, ma viene prevista ancora inferiore al 2% nel prossimo triennio. Il Consiglio direttivo della Bce ha riconfermato la necessità di mantenere l'attuale orientamento accomodante.
Per quanto riguarda l'Italia, le ultime informazioni disponibili suggeriscono che l'attività economica, lievemente cresciuta nel terzo trimestre dello scorso anno, sarebbe rimasta pressoché stazionaria nel quarto, continuando a risentire soprattutto della debolezza del settore manifatturiero. Nelle indagini dell'Istat e della Banca d'Italia le imprese esprimono valutazioni appena più favorevoli sugli ordini e sulla domanda estera, ma continuano a considerare l'incertezza e le tensioni commerciali come fattori che ostacolano la propria attività. Per il 2020 le aziende programmano un'espansione degli investimenti, anche se più contenuta dell'anno precedente.
Negli ultimi mesi, comunque, gli acquisti di titoli pubblici italiani da parte di investitori esteri sono stati ingenti (90 miliardi tra gennaio e novembre 2019). Nel 2019 il surplus di conto corrente è rimasto ampio; la posizione estera netta dell'Italia è prossima all'equilibrio.
Nel terzo trimestre, il numero di occupati è lievemente aumentato, soprattutto nel settore dei servizi; i dati disponibili segnalano un'espansione anche negli ultimi mesi dell'anno. La crescita delle retribuzioni è positiva (0,7%sull'anno precedente) seppure in diminuzione, rispecchiando il permanere di rilevanti settori dell'economia in attesa di rinnovo contrattuale. L'inflazione è contenuta (0,5% in dicembre).
Dalla metà di ottobre sono saliti i rendimenti dei titoli di Stato e i corsi azionari italiani, riflettendo una tendenza comune ad altri Paesi dell'area dell'euro. Non sono aumentati i rendimenti delle obbligazioni emesse dalle banche e dalle società non finanziarie italiane, inferiori di oltre 70 punti base alla media del primo semestre del 2019.
Il costo del credito è sceso, in modo significativo per le famiglie. Per queste ultime la crescita dei prestiti resta solida, mentre è negativa per le imprese, rispecchiando soprattutto la debolezza della domanda di finanziamenti. Secondo le banche, le misure adottate in settembre dal Consiglio direttivo della Bce concorreranno a favorire un miglioramento delle condizioni creditizie.
Per quest'anno è previsto un incremento del Pil dello 0,5%, a fronte dello 0,9% nel 2021 e dell'1,1% nel 2022. L'attività sarebbe sostenuta sia dalla graduale ripresa degli scambi internazionali, sia dalla moderata espansione della domanda interna. Gli investimenti, pur risentendo di una persistente incertezza, trarrebbero impulso dal progressivo recupero delle prospettive di domanda globale e da condizioni di finanziamento espansive; la discesa degli spread sovrani osservata dall'inizio dello scorso giugno contribuirebbe a innalzare l'accumulazione di capitale di circa 3,5 punti percentuali nel complesso del triennio 2020-22. L'inflazione aumenterebbe in modo graduale, dallo 0,7 per cento nell'anno in corso all'1,3 nel 2022, per effetto soprattutto di una ripresa delle retribuzioni e dei margini di profitto che beneficerebbero della migliore fase ciclica.
Rispetto al quadro dello scorso luglio, la crescita prefigurata è inferiore per l'anno in corso, pressoché in linea per il 2021. Gli effetti della più accentuata debolezza dell'economia globale sono in larga parte compensati da quelli del maggiore stimolo monetario e dei minori premi al rischio sul debito sovrano italiano.
“La crescita è ancora esposta a rischi rilevanti, connessi con l'incertezza geopolitica in aumento, con i conflitti commerciali solo in parte rientrati e con il debole andamento dell'attività economica nei nostri maggiori partner europei – afferma Banca d'Italia - potrebbe inoltre risultare inferiore a quanto prefigurato, qualora fosse ritardata la realizzazione dei cospicui investimenti pubblici programmati, inclusi nel quadro previsivo, o se si riaccendessero tensioni sui mercati finanziari”.