Sorpasso storico, adesso le Assicurazioni hanno più titoli di Stato delle banche

Mentre i bisticci nella maggioranza scuotono i tassi dei Btp, la storia del debito pubblico italiano registra un avvenimento epocale: fra gennaio e settembre di quest’anno, le compagnie assicurative hanno superato le banche per valore di titoli di Stato in portafoglio”. Lo ha evidenziato Carlo Musilli su Firstonline, l'autorevole giornale web di economia e finanza guidato da Franco Locatelli ed Ernesto Auci.
Carlo Musilli ha riferito che, secondo l'ultimo Rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria, alla fine del terzo trimestre di quest'anno, le compagnie di assicurazione attive nel nostro Paese (comprese quelle straniere) avevano in pancia titoli pubblici per 414 miliardi, di cui 350 in obbligazioni italiane. Invece, il capitale degli istituti di credito investito in Bot, Btp, Cct e Ctz, si fermava a quota 334 miliardi.
Il sorpasso è frutto di una dinamica inversa degli investimenti. “Nei primi nove mesi dell’anno – scritto la Banca d’Italia – il valore dei titoli pubblici detenuti dalle compagnie è aumentato da 360 a 414 miliardi di euro, a causa sia dell’acquisto di nuovi titoli sia della rivalutazione di quelli in portafoglio. Alla fine di settembre i titoli pubblici, in prevalenza italiani, rappresentavano il 52% del totale degli investimenti con rischio a carico delle compagnie, un livello ampiamente superiore alla media europea”.
Strategia opposta per le banche, che “in seguito al rientro delle tensioni sui mercati – si legge ancora nel Rapporto di Bankitalia – hanno ripreso a vendere titoli pubblici italiani in portafoglio: tra maggio e settembre le cessioni nette sono state pari a 20 miliardi (di cui 16 da parte delle banche significative); per effetto dell’apprezzamento dei corsi, il valore delle consistenze è sceso soltanto di 5 miliardi, a 334 miliardi (il 9,7% del totale delle attività, dal 10,1% di aprile)”.
Intanto, va registrato che il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha lanciato una proposta inedita. Nell’audizione del 4 dicembre, davanti alle commissioni Bilancio e Politiche Ue della Camera, il numero uno di Via Nazionale ha detto che – nella trattativa europea per il completamento dell’unione bancaria – l’Italia potrebbe consentire l’introduzione di limiti al valore dei titoli pubblici nei portafogli delle banche, purché le soglie non siano differenziate fra i debitori sovrani e sia prevista comunque una franchigia iniziale abbastanza alta. Si tratta di una richiesta storica dei Paesi del Nord, capitanati dalla Germania.
In cambio di questa concessione, secondo Visco, l’Italia potrebbe chiedere l’istituzione di un fondo europeo che emetta Eurobond e riduca così il rischio di liquidità per gli Stati ad alto debito. In questo modo, la condivisione dei rischi all’interno dell’Eurozona andrebbe addirittura oltre la garanzia comune sui depositi, ultimo pilastro dell’unione bancaria ancora da attuare.
Oggi le banche possono considerare i bond pubblici come privi di rischio, di conseguenza non devono accantonare riserve di capitale per tutelarsi da eventuali svalutazioni. Olaf Scholz, vice cancelliere della Germania e suo ministro delle Finanze, sostiene invece che anche i titoli pubblici debbano essere valutati sotto il profilo del rischio, prendendo come riferimento i rating sui debiti pubblici. Un cambiamento del genere sarebbe particolarmente dannoso per il nostro Paese, che ha un rating sovrano più basso della Germania e una quota di titoli di Stato in pancia alle banche nettamente superiore.
Non a caso, la proposta del vicecancelliere tedesco è stata subito respinta dal ministro dell’Economia italiano, Roberto Gualtieri. Sulla stessa linea il governatore Visco, che nella stessa audizione del 4 dicembre si è detto “contrarissimo a dare una ponderazione positiva, perché qui davvero si mette in dubbio il rischio-Paese”.

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