Pelle e abbronzatura, rischi e prevenzione

di Ernesto Bodini
In uno de “I Lunedì della salute e della prevenzione”, incontri organizzati a Torino dall'associazione “Più Vita in Salute”, Franco Picciotto e Virginia Caliendo, dermatologi rispettivamente di Dermochirurgia e Dermatologia Chirurgica all’ospedale Molinette, hanno illustrato alcuni aspetti essenziali della anatomia e fisiologia della cute, la cui parte superficiale è detta epidermide e la parte sottostante è detta derma.
«Diversi sono i tipi di cellule della cute – ha spiegato Franco Picciotto – tra i quali i cheratinociti, presenti in tutti i suoi strati, che hanno principalmente una funzione protettiva da aggressioni di organismi patogeni, calore, radiazioni Uv, perdita d’acqua, da cui traggono origine i tumori della pelle, ossia gli epiteliomi; e i melanociti presenti anch’essi nell’epidermide, responsabili in parte del colore della cute».
In effetti, l’abbronzatura è la reazione naturale (soggettiva) della pelle ai raggi solari, tant’è che le persone con la pelle più chiara devono proteggersi maggiormente, in quanto il sole è la principale causa dei tumori cutanei… nonostante siano riconosciuti altri tipi di benefici. I raggi ultravioletti Uva sono dannosi in quanto hanno effetto carcinogenetico (induzione al tumore) ed, essendo penetranti, sono appunto causa dell’invecchiamento cutaneo.
In merito al fatto che la radiazione può essere diretta, diffusa e riflessa, Picciotto ha precisato: «Una fotoesposizione solare che si protrae oltre un certo tempo favorisce l’insorgenza dei carcinomi, come per esempio l’epitelioma, mentre un’esposizione intermittente favorisce la comparsa del melanoma. Ma le condizioni per il rischio sono altresì favorite dalla familiarità, dalla storia clinica (anamnesi) e dai soggetti con pelle chiara, oltre a quelli che hanno subito ustioni solari in età adolescenziale. Frequenti sono le cosiddette precancerosi cutanee, ossia un’alterazione della cute che tende a evolvere in tumore. Queste sono di due tipi: la cheratosi attinica e la malattia di Bowen, interessando le parti più esposte del corpo, come il viso, il cuoio capelluto e le orecchie».
I carcinomi della cute sono più frequenti nell’uomo, la cui incidenza è in aumento con l’avanzare dell’età e il melanoma si manifesta soprattutto tra i 50 e i 60 anni, mentre sono rari negli adolescenti; un tumore che in Italia (più frequente più al nord che al sud) per incidenza è al settimo posto e al quinto negli Stati Uniti.
Virginia Caliendo, dermatologa
Con ulteriori approfondimenti sull’argomento è intervenuta la Virginia Caliendo, in particolare per quanto riguarda il melanoma, precisando che è particolarmente aggressivo, ma se viene diagnosticato precocemente la guarigione è pressoché totale. «Tuttavia – ha precisato – è un tumore assai simulatore, perché lo si può osservare come una macchia scura omogenea o disomogenea, asimmetrica e talvolta la stessa può essere acromica (senza una particolare colorazione) ed essere confusa con una “banale” lesione cistica. Il melanoma ha una incidenza molto più ampia rispetto ad altri tumori della cute, come l’epitelioma basocellulare e, come aggressività, è uguale a quella dell’epitelioma spinocellulare».
Una diagnosi tardiva è causa di diffusione del tumore ai linfonodi con possibili recidive e localizzazioni a distanza a livello polmonare, addominale, encefalico, etc. Una buona e saggia pre-diagnosi può essere fatta da ciascuno esaminandosi le parti più esposte del proprio corpo, facendosi inoltre visitare dal proprio medico. Per quanto riguarda la terapia la relatrice ha spiegato che può essere medica, chirurgica e farmacologica, seguendo le linee guida prevalentemente italiane e americane.
«Una lesione sospetta – ha ricordato Virginia Caliendo – viene esaminata con il dermatoscopio, che ingrandisce la visione della parte e ne facilita l’interpretazione diagnostica. In caso sospetto e/o accertato si procede alla biopsia, ossia all’asportazione della lesione sospetta che verrà esaminata dall’anatomopatologo; in seguito si procede al cosiddetto “linfonodo sentinella”, ossia l’esame del primo linfonodo a essere interessato da una possibile metastasi: un campanello d’allarme per capire se c’è stata un’eventuale diffusione del tumore. Se questo risulta positivo, sono praticabili terapie mediche e chirurgiche, a volte associate se il quadro clinico è più compromesso».
Ma non tutti i tumori sono uguali per ragioni di mutazione genetica, e tra le diverse terapie sono disponibili la target teraphy e la immunoterapia. «Oggi – ha concluso Virginia Caliendo – si applica la terapia integrata, in quanto la terapia chirurgica viene supportata da quella medica che dà maggiori possibilità di risposte. Gli effetti collaterali sono tutti gestibili e il trattamento del melanoma è multidisciplinare. In tutti questi casi, per conoscere i vari Centri oncologici, molto attiva è la Rete Oncologica Piemontese».