Lubrano: come prevenire l'ernia inguinale

Di Ernesto Bodini
“Pochi sanno che in Italia, come in tutti i Paesi industrializzati, l’intervento per il trattamento dell’ernia inguinale è il più diffuso nell’ambito della chirurgia generale”. Lo ha detto Tommaso Lubrano, chirurgo e responsabile del Day surgery centralizzato all'ospedale torinese delle Molinette, durante un incontro del ciclo “I lunedì della salute e della prevenzione”, precisando subito che “ nel nostro Paese, ogni anno, vengono effettuati oltre 200 mila interventi di ernia inguinale, con accorgimenti sempre più innovativi, con l’applicazione di una protesi di concreta soluzione ideata dall’italo-americano Ermanno Trabucco, il quale contributi alla evoluzione ulteriore della alloplastica dell’ernia inguinale introducendo il concetto di “sutureless”, ossia abolizione completa delle suture comunemente intese”.
A Torino, il centro di eccellenza per questo tipo di intervento si trova alle Molinette, dove viene effettuato in anestesia locale, con ricovero e dimissione in giornata.
Quali le cause di questa patologia, considerata oggi una manifestazione locale di una malattia sistemica, ossia che interessa anche altri organi? Tommaso Lubrano ha risposto che sono da considerare il peso eccessivo (obesità) come pure uno sforzo improvviso, forti colpi di tosse e la pratica di sport estremi. Ma una nuova teoria scientifica conferma come causa principale dell’ernia, oltre alla predisposizione familiare, una alterazione delle collagene connettivale (il tessuto connettivo fornisce supporto strutturale e metabolico agli altri tessuti), tant’è che la conseguenza è una anomalia delle fibre della fascia trasversale.
Comunque, è stato dimostrato che, oltre a determinati sforzi traumatici, l’ernia inguinale può manifestarsi, verosimilmente, a causa di deficit nutrizionali. “Entrano in gioco – ha spiegato Tommaso Lubrano – la dieta e la qualità degli alimenti come cibi raffinati, prodotti a base di farine bianche povere di vitamine, minerali, fibre e zuccheri, che creano una dipendenza tale da indurre a continuare a mangiare per mantenere costanti i livelli glicemici; il relativo conseguente innalzamento dei valori del glucosio e dei grassi, con la conseguente formazione di adipe, ossia la classica pancetta”.
Un quadro “disfunzionale” dal punto di vista alimentare, ancorché aggravato dall’assunzione eccessiva di zuccheri, mentre un consumo più razionale compensa il rapporto tra carboidrati semplici e complessi.
Ecco che la prevenzione per evitare questa patologia ha ragione d’essere principalmente in una adeguata alimentazione e, al tempo stesso, in un più corretto stile di vita. Aspetti ampiamente ripresi da Cecilia Lubrano, la quale ha sottolineato che l’alimentazione può interagire e alleviare i disturbi dell’ernia. “Si pensa che la dieta mediterranea sia utile in quanto nutrizionalmente più completa, ma se si assumono alimenti “non adeguati” - ha spiegato - si va incontro all’eccesso di peso, che comporta, a sua volta, un aumento del grasso addominale-viscerale e un’infiammazione corporea. È bene, quindi, evitare una vita sedentaria e il fumo, il cui abuso è causa di alterazione delle proteine collagene. Tra gli alimenti della dieta mediterranea che sono maggiormente correlati all’ernia inguinale vi è il pesce, quale elemento proteico dall’elevato valore biologico, altamente digeribile e quindi molto indicato per chi soffre di reflusso gastroesofageo e di ernia iatale”.
Il pesce, in effetti, è ricco anche di acidi grassi e omega 3, in particolare dall’effetto nutraceutrico, con ricadute positive tali da ridurre l’infiammazione intestinale e contiene, Inoltre, minerali come il selenio, il ferro, lo iodio, il calcio, il fosforo e lo zinco (quest’ultimo utile alla sintesi della collagene, che è alla base del tessuto connettivo), come pure vitamine soprattutto del gruppo B. “Altri alimenti da consumare per una più appropriata dieta alimentare – ha aggiunto Cecilia Lubrano, biologa nutrizionista, nella sua relazione – sono le verdure ricche soprattutto di fibre, le quali hanno la proprietà di aumentare il senso di sazietà, incrementare il bolo alimentare e facilitare la regolarità intestinale; quindi, molto utili per i soggetti che soffrono di stipsi. Il potere antiossidante di queste vitamine contro i radicali liberi, sono anche ricche di calcio e magnesio; quest’ultimo contribuisce a ridurre le recidive dell’ernia inguinale, la cui carenza è causa dell’indebolimento del tessuto connettivo. Idem per il consumo di frutta che in parte contiene la vitamina C, la quale contribuisce al mantenimento dell’integrità del tessuto muscolare addominale; mentre i latticini ne favoriscono la motilità riducendo la stipsi”.
Secondo Cecilia Lubrano, infine, sono molto consigliate le farine integrali, il cui indice glicemico è minore; ma è opportuno anche consumare meno cibi fritti e meno frattaglie (inclusi gli insaccati), in quanto poco nutrizionali e molto ipercalorici. In buona sostanza, una corretta dieta alimentare e, come sempre, un adeguato stile di vita sono i presupposti per avere una più “normale” evacuazione… e per evitare un intervento chirurgico di ernia inguinale.

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