Ai "raggi x" i vertici delle società quotate remunerazioni, età, quote femminili ...

Carlo Messina, ad e dg di Intesa Sanpaolo, al nono posto
per remunerazione: 5,65 milioni nel 2018
Il Centro Studi di Mediobanca ha fatto una ricerca sui consigli di amministrazione 2018 delle 230 società, con sede in Italia, quotate sul mercato telematico della Borsa di Milano, analizzandone la composizione e le remunerazioni. Fra l'altro, è emerso che, l'anno scorso, il compenso medio di un amministratore delegato è stato di 849.300 euro, cifra pari a 14,4 volte il costo medio del lavoro delle imprese quotate anche se, nei casi limite, la busta paga di un ad può essere fino a 114 volte più pesante rispetto a quella di un suo dipendente. Un presidente, invece, guadagna circa 8,5 volte in più rispetto a un normale lavoratore, ma alcuni arrivano fino a 97 volte (più è alta la capitalizzazione della società, più sale la differenza retributiva tra figure apicali e dipendenti).
Dal report emerge che, nello scorso anno, i soggetti apicali delle società italiane le cui azioni sono negoziate sul mercato Mta, complessivamente hanno ricevuto compensi pari a 605,5 milioni di euro. La quota fissa, percepita nel 95,1% dei casi, ammonta a 332,4 milioni e rappresenta il 54,9% del monte compensi; mentre la quota variabile si compone di una parte monetaria (non equity), pari a 132,5 milioni (21,9% del totale) che interessa l’8,6% dei soggetti e una parte corrisposta in strumenti finanziari (equity) che raggiunge 56,9 milioni (9,4% del totale) a beneficio del 3,3% dei soggetti.
Il 4,2% delle posizioni non ha riscosso alcun emolumento. La quota variabile complessiva si attesta al 33% del monte compensi, escluse le buonuscite. I benefit (auto, assicurazioni ecc.), nell'insieme, sono di poca rilevanza sommando 6,7 milioni (1,1% del totale), ma hanno un grado di diffusione più ampio, pari al 13,2% dei soggetti. Viene ricordato, inoltre, che 44 posizioni (1,3% del totale) hanno ricevuto compensi legati alla cessazione della propria carica: si tratta di 32,4 milioni, pari al 5,3% del monte compensi. Le sei maggiori liquidazioni (ognuna superiore a 2 milioni) rappresentano il 65% del relativo totale.
Oltre a rilevare che l'emolumento medio degli amministratore delegati nel 2018 è risultato inferiore del 10,8% a quello del 2017 ( 952.400 euro), mentre è diminuito dell'8,3% il compenso medio dei presidenti, ammontato così a 458.200 euro ed è stato di 209,600 euro quello dei vicepresidenti.
Va precisato, però, che, in molti casi, i top manager ricoprono più di una carica. Questo cumulo riguarda soprattutto la figura del consigliere delegato in abbinamento con l'incarico di presidente o di direttore generale.
La remunerazione media di una donna che ricopre la carica di amministratore delegato supera di poco la metà di quella di un pari grado uomo, mentre il compenso medio delle donne presenti nei consigli è pari a circa un quarto di quello maschile. Infatti, la retribuzione media di un ad donna è di 474.400 euro, nonostante negli anni il divario salariale si sia ridotto del 31%.

Inoltre, il Centro Studi Mediobanca ha rilevato che a pagare di più sono le compagnie di assicurazione che, in media, erogano ai loro amministratori delegati 4,34 milioni di euro e arrivano a un massimo di 7,9 milioni di euro. Invece, gli ad delle banche hanno avuto una retribuzione media di 1,97 milioni, con un tetto massimo raggiunge di 5,7 milioni; mentre quelli dell’industria hanno superato di poco il milione di euro l’anno (il picco è stato di 7,7 milioni).

Dalle relazioni sulla remunerazione emerge che a guadagnare di più sono i manager che ricoprono più di una carica. Il primo in classifica è risultato Carlo Cimbri, amministratore delegato e direttore generale di Unipol, che, complessivamente, nel 2018 ha guadagnato 7,9 milioni di euro lordi. Al secondo posto c’è Gianni Tamburi, presidente e di di Tamburi investments con 7,7 milioni lordi. Terzo gradino del podio per Massimo Della Porta, presidente di Saes Getters, con 7 milioni di euro. Della Porta è dunque il manager più pagato per singola carica.
Seguono: Remo Ruffini, presidente e ad di Moncler, con 6,5 milioni e Claudio Descalzi, presidente e ad di Eni, con 6,45 milioni. Sesto posto per Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali (5,986 milioni), settimo Pier Roberto Folgiero, ad e dg di Maire Tecnimont (5,952 milioni), ottavo Giovanni Castellucci, ex a.d. e d.g. di Atlantia (5,688 milioni), nono Carlo Messina, ad e dg di Intesa Sanpaolo (5,65 milioni). Chiude la classifica dei top manager più pagati nel 2018 Pietro Salini, amministratore delegato di Salini Impregilo, con 5,608 milioni.
Il Centro Studi di Mediobanca ha raccolto informazioni su 3.543 fra amministratori, direttori generali e componenti del collegio sindacale. Il 56% delle rilevazioni si riferisce alla carica di consigliere, il 16% a quella di sindaco effettivo e il 7% a quella di presidente del collegio sindacale. Il 6% dei casi è relativo alla figura di presidente del cda, il 4% al consigliere delegato, il 4% al presidente o vice. Da segnalare la ricorrenza del 4% di cariche cumulate, che, per la grande maggioranza dei casi, coinvolgono la figura del consigliere delegato in abbinamento con quella del presidente o del direttore generale.
La nazionalità prevalente è quella italiana (93,6% dei casi), seguita da quelle statunitense (1,2%), francese (0,9%) e inglese (0,6%). Il cumulo delle restanti 40 nazionalità concorre al saldo del 3,7%. La dimensione media dei cda, escluso quindi il collegio Sindacale, è pari a 12 consiglieri.
A fine 2018, l’età media dei soggetti che siedono negli organi di amministrazione e controllo delle società esaminate è pari a 57,2 anni, quella mediana è di 56,2 anni. Il soggetto più giovane ha 26 anni, il più anziano 97. Il 3,7% dei soggetti ha almeno 40 anni, mentre il 12,9% ne ha almeno 70. La maggiore concentrazione è tra i 50 e i 60 anni, ove cade il 41,7% delle occorrenze.
Le presidenze sono ricoperte da soggetti relativamente più attempati: quella del cda segna un’età di 63,6 anni, quella del collegio sindacale si ferma a 57,3 anni. La vice – presidenza del cda supera anch’essa i 60 anni (60,9 in media). Sono più giovani i consiglieri delegati (55,7 anni) e i sindaci effettivi (55,6 anni). L’età media del consigliere è di 56,4 anni. L’età minima per l’ingresso nel cda è di 26 anni, mentre a 42 anni si colloca la soglia d’accesso alla posizione di presidente del cda e a 35 anni quella di consigliere delegato. Per tutte le cariche, l’età massima è prossima o supera gli 80 anni; al di sopra dei 90 anni per la presidenza onoraria. I comparti assicurativo e bancario appaiono allineati su valori medi attorno ai 60 anni, mentre nell’industria l’età media appare più contenuta (56,7 anni).
Quanto alla composizione per genere, gli uomini occupano il 66% delle cariche, le donne il residuo 34%. I due generi presentano una certa differenza quanto all’età poiché le donne sono mediamente più giovani di circa 6 anni: 53,1 anni contro 59,3. La presenza femminile varia a seconda della carica esaminata e si riduce notevolmente nelle posizioni apicali: solo l’8,1% nella carica di consigliere delegato, il 10,7% nel caso della presidenza del cda e il 18,2% per la vice presidenza del cda. Anche la Presidenza del Collegio sindacale vede una partecipazione femminile relativamente ridotta (22,1%). La quota femminile sale con riferimento alla funzione di consigliere (42,2%) e tocca il proprio massimo nella carica di sindaco effettivo (43,2%).