Una debolezza torinese: non promuovere la sua leadership in ricerca e innovazione

L'ultimo numero dell'Economia del Nord Ovest, supplemento pubblicato ogni lunedì dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, ha dedicato l'editoriale al tema dell'innovazione a Torino. Per gentile concessione, viene ripresentato qui a beneficio di chi non l'avesse ancora letto.

Enrico Pisino, amministratore delegato Cim 4.0
Un nuovo luogo comune, cittadino e masochistico, sta permeando Torino e riguarda l'innovazione. “A Torino se ne parla tanto, ma se ne fa poca” si sente dire sempre più spesso, anche da persone di spicco. Altra falsità. E' il contrario. Lo sostengono tanti e se ne trovano prove concrete. A Torino si fa molta innovazione, nelle imprese, negli atenei, nei centri di ricerca, in poli specializzati, nella finanza, in enti, anche pubblici. E se c'è chi la pensa diversamente si deve, soprattutto, al problema della comunicazione, al fatto che l'innovazione a Torino resta attenuata, minimizzata, non valorizzata adeguatamente, come molte positività subalpine.
Fra l'altro, “la manifattura 4.0 torinese è leader a livello mondiale” ha affermato Enrico Pisino, pochi giorni fa, all'Unione Industriale, in un convegno intitolato “Comunicare l'innovazione: Torino al centro”. Ed Enrico Pisino è uno che se ne intende sul serio: è l'amministratore delegato del Cim 4.0 - Competence Industry Manufacturing 4.0, dopo essere stato anche un top manager del glorioso Centro Ricerche Fiat, capo dell'Innovazione di Chrysler Group targata Fca, membro del comitato scientifico della Fondazione Politecnico di Milano e presidente del National Technology Cluster Transport Italy 2020.
Pisino non ha esitato a ribadire il primato di Torino nell'innovazione, citando anche diverse eccellenze locali. E lo stesso hanno fatto altri due relatori di rilievo: Barbara Graffino, co-fondatrice di Talent Garden e Marco Gay, imprenditore torinese, amministratore delegato e azionista di Digital Magics, società milanese quotata in Borsa che investe in start up e imprese innovative.
Marco Gay è fortemente convinto della diffusione dell'innovazione a Torino, come del grande impegno delle aziende di ogni livello a innovare prodotti e processi, facendo rilevanti investimenti in ricerca, sviluppo e alta formazione. E non c'è da stupirsi, perché l'innovazione è una vocazione storica di Torino.
Non è casuale che il vertice di Intesa Sanpaolo abbia costituito e basato il suo Innovation Center nel capoluogo piemontese, dove ha collocato anche Neva Finventures, che acquisisce partecipazioni in società finanziarie ad alta tecnologia, in gestori di big data, in aziende che fanno economia circolare, diventando una fabbrica di startup innovative.
Non è un caso neppure che I3P, l'incubatore del Politecnico, sia appena stato riconosciuto come il miglior incubatore pubblico al mondo, dopo che ne sono stati esaminati 364 in un'ottantina di Paesi, sulla base dell'ampiezza di portafoglio di startup accolte, del loro sostegno nella raccolta di capitali e, fra l'altro, nella sua capacità di generare valore per l'ecosistema del quale fa parte.
Torino ha censito 359 startup innovative, ha fatto un'alleanza con Techstar, il terzo maggiore acceleratore globale, ha da poco inaugurato Ogr Tech, 12.000 metri quadrati dedicati ai soggetti che fanno innovazione, ricerca, creatività, smart data. Qui, Google e Tim, insieme, hanno deciso di far nascere un data center, che sarà tra i più grandi e innovativi d'Europa. Qui è stato un successo il primo festival della tecnologia. Qui c'è uno dei principali poli dell'avio spazio, della meccatronica e del design industriale, tutti settori dove innovazione e ricerca sono fondamentali.
Nel capoluogo e nella sua provincia operano quasi 4.700 imprese del settore intelligenza artificiale e robotica, a partire da Reply, Comau, Prima Industrie.
Insomma, Torino sta giocando da protagonista la partita dell'innovazione, fondamentale per la competitività internazionale, per la crescita economica e per il suo sviluppo futuro. Ha campioni dell'innovazione, che agiscono all'interno di una rete estesa e forte, ma frammentata, insufficientemente correlata. E non comunica adeguatamente questo patrimonio, perdendo così valore e non poche opportunità.
Understatement sabaudo? Certo. Però, soprattutto la sottovalutazione dell'importanza della comunicazione - anche ai fini della crescita della cultura dell'innovazione e del progresso – e della necessità di investire nella comunicazione non meno che su altri fattori decisivi. Succede anche per l'arte e la cultura, come ha spiegato bene Gabriele Ferraris su questo giornale. L'innovazione è notizia, ma bisogna saperla comunicare e promuovere. Altrove ne sono ben consapevoli e si avvantaggiano di questa debolezza torinese.

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