Pagamenti della Pubblica amministrazione il ritardo medio 2018 sceso a sette giorni salita al 64,3% la quota della puntualità

Continua il miglioramento sistematico dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni italiane”. Lo ha comunicato il ministero dell'Economia e delle finanze (Mef), precisando che “alla luce degli ultimi dati del sistema informativo della Piattaforma per i crediti commerciali (Pcc), relativi al 2018, sono state pagate circa 22,1 milioni di fatture, con tempi di pagamento che mostrano, in media, un ritardo di sette giorni rispetto ai termini previsti dalla legge.
Anche tenendo conto delle code dei pagamenti delle fatture del 2018 non ancora effettuati al momento della rilevazione (che comporterà un leggero peggioramento del tempo medio di ritardo) si registra un significativo miglioramento rispetto ai tempi medi di ritardo relativi alle fatture del 2017 (10 giorni) e del 2016 (16 giorni).
Tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute a pagare le proprie fatture entro 30 giorni dalla data del loro ricevimento, a eccezione degli enti del servizio sanitario nazionale, per i quali il termine massimo di pagamento è fissato in 60 giorni. Il rispetto di queste scadenze è un fattore di cruciale importanza per il buon funzionamento dell’economia nazionale e rientra nel rispetto delle direttive europee in materia di pagamenti dei debiti commerciali, su cui la Commissione Europea effettua un puntuale e rigoroso controllo.
Negli ultimi anni, anche grazie all’introduzione della fatturazione elettronica, obbligatoria per tutte le pubbliche amministrazioni dal 31 marzo 2015, il numero delle pubbliche amministrazioni che paga i fornitori con tempi medi più lunghi di quelli previsti dalla normativa vigente si è gradualmente e progressivamente ridotto.
Il Mef svolge un ruolo primario nel monitoraggio del processo di estinzione dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni, attraverso l’utilizzo del sistema informatico denominato Piattaforma dei crediti commerciali (Pcc), realizzata e gestita dal Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, che rileva le informazioni sulle singole fatture ricevute dalle oltre 22.200 amministrazioni pubbliche registrate.
La Piattaforma acquisisce in modalità automatica, direttamente dal Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate (Sdi, tutte le fatture elettroniche emesse nei confronti delle Pa e registra i pagamenti effettuati e comunicati dalle singole amministrazioni.
Nel 2018 sono state registrate oltre 28 milioni di fatture ricevute, e non respinte, dalle pubbliche amministrazioni, per un importo totale pari a 163,3 miliardi di euro, di cui 145 miliardi effettivamente liquidabili, ossia al netto della quota Iva e degli importi sospesi e non liquidabili.
La Piattaforma ha rilevato i pagamenti relativi a 22,1 milioni di fatture, per un importo pari a 128,3 miliardi di euro, che corrisponde a circa l’88,5% del totale, al netto della quota Iva e degli importi sospesi e non liquidabili. I tempi medi ponderati per saldare, in tutto o in parte, queste fatture sono pari a 54 giorni, a cui corrisponde un ritardo medio di sette giorni sulla scadenza.
Rispetto al dato medio nazionale, il Nord presenta tempi di pagamento mediamente inferiori di otto giorni, il Sud fa registrare un valore medio superiore di 11 giorni, nel Centro emerge un tempo medio di pagamento superiore di tre giorni superiore. Differenze si riscontrano anche nei tempi di pagamento dei diversi enti.
La riduzione dei tempi di pagamento risulta, inoltre, accompagnata da un progressivo miglioramento della quota di fatture pagate nei termini di legge, la quale aumenta, per il totale delle Pa, dal 50,6% dell’importo delle fatture emesse nel 2015, al 55,7% per le fatture del 2016, al 60,9% per quelle del 2017 fino al 64,3% per quelle del 2018.
Tramite la Piattaforma, i titolari di crediti commerciali possono chiedere all’amministrazione debitrice di “certificare” il debito, con indicazione della data prevista di pagamento. Grazie alla certificazione, il credito è considerato affidabile dagli intermediari finanziari (banche, factor, ecc.), con la conseguenza che il fornitore che vanta un credito certificato e non abbia ancora ricevuto il pagamento ma necessita di liquidità, può smobilizzarlo attraverso la cessione a un istituto di credito a condizioni più favorevoli rispetto ai normali crediti commerciali o utilizzarlo in compensazione con somme iscritte a ruolo o dovute in base ai cosiddetti istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario.
Ad oggi le oltre 36.000 imprese registrate ai fini della certificazione hanno presentato oltre 189.000 istanze di certificazione per un controvalore certificato di oltre 8,9 miliardi di euro, di cui 2,7 miliardi smobilizzati da intermediari finanziari.

Nessun commento: