Nei comuni con meno di 20.000 abitanti si genera il 43% del pil del Piemonte

Alberto Cirio, presidente
Regione Piemonte
Le fabbriche, gli uffici, i negozi e le botteghe nei comuni con meno di 20 mila abitanti producono il 38% del Pil generato da tutto il comparto economico privato in Italia (industria e servizi). L'incidenza è superiore a quella ascrivibile alle attività situate nelle grandi città (35% del Pil), ovvero quelle con più di 100 mila abitanti 1. E’ questo il principale risultato emerso da una elaborazione realizzata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre per conto di Asmel, l’Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali, che rappresenta oltre 2.800 Comuni .
Dei 750 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto da tutte le aziende private attive nel Paese (cifra pari a poco meno della metà del Pil nazionale), 286,6 miliardi sono generati nei piccoli comu e 261,2 miliardi ni grandi. Nei comuni medi, quelli tra i 20 mila e i 100 mila abitanti, il valore aggiunto ammonta a 202,2 miliardi (il 27% del Pil in capo al settore industriale).
“I comuni con meno di 20 mila abitanti – segnala il segretario della Cgia, Renato Mason – sono importanti non solo perché ospitano tantissime imprese private e generano tanto Pil, ma anche perché costituiscono il 93% delle amministrazioni comunali presenti nel Paese, ci abita il 46% della popolazione nazionale e ci lavora il 41% degli addetti delle aziende private. Con i comuni di media dimensione sono i principali soggetti economico-istituzionali che la politica romana dovrebbe guardare con maggiore attenzione”.
Disaggregando il valore aggiunto totale prodotto dalle imprese private nelle due branche che lo compongono, industria e servizi, emerge la grandissima vocazione manifatturiera dei comuni con meno di 20 mila abitanti. In questi risultano insediati il 54% delle unità operanti nel settore dell’industria (533.410 imprese) il 56% degli addetti (2.944.200) e addirittura il 52% del valore aggiunto (163,9 miliardi di euro).
Se non consideriamo la Valle d’Aosta, il Molise e la Basilicata, che sono le uniche regioni italiane a non avere Comuni con più di 100 mila abitanti - è il Triveneto l’area geografica del Paese dove nei piccoli comuni si concentra il più alto numero di imprese, di addetti e anche di valore aggiunto.
Nei comuni con meno di 20 mila abitanti, il Trentino-Alto Adige guida la graduatoria con una incidenza pari al 64% delle unità locali dell’industria e dei servizi attive nella regione. Seguono il Friuli-Venezia Giulia con il 62%, la Calabria con il 61% e il Veneto con il 56%.
Per quanto concerne gli addetti, invece, sempre nei comuni con meno di 20 mila abitanti svettano il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige, entrambi con una incidenza del 63%. Seguono il Veneto con il 57% e la Calabria con il 55%.
In merito al valore aggiunto, infine, è ancora una volta il Friuli-Venezia Giulia a registrare l’incidenza più alta nei territori caratterizzati dalla presenza dei piccoli Comuni (64%). Tallonano la regione più nordestina del Paese il Trentino-Alto Adige (58%), il Veneto (57%) e l’Abruzzo (51%).
Quanto al Piemonte, lo studio della Cgia mostra che le unità locali dell'industria e dei servizi si trovano per il 57% nei comuni con meno di 20 mila abitanti, il 22% in quelli nella fascia 20 mila – 60 mila, il 4% in quella 60 mila – 100 mila e il 27% in quella di oltre 100 mila. Situazione che si rispecchia, poco più o poco meno, per la distribuzione degli addetti.
Per il valore aggiunto, in Piemonte i comuni con meno di 20 mila abitanti danno il 43% del contributo regionale, i comuni con 20 mila – 60 mila il 26%, quelli con 60 mila – 100 mila il 4% e i maggiori il 28%.

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