Quell'overdose italiana di leggi e norme che solo alle imprese costa 57 miliardi

Roberto Rosso, assessore Regione Piemonte
alla Delegificazione e Semplificazione 
L’Ufficio studi della Cgia le ha scartabellate una a una ed è arrivata alla conclusione che le 365 Gazzette Ufficiali pubblicate nel 2018 sono composte da ben 30.671 pagine. Se le avessimo stampate tutte, il peso raggiunto da questa montagna di carte sarebbe di 80 chilogrammi e se, ipoteticamente, le avessimo stese una dopo l’altra lungo la strada, avremmo coperto una distanza di 452 chilometri, praticamente quella che intercorre tra Milano e Perugia.
Quanto tempo una persona avrebbe impiegato per leggere tutti i decreti, le leggi, le delibere, le ordinanze ministeriali e i relativi allegati presenti in questo profluvio di fogli? Supponendo di impiegare cinque minuti per pagina, occorrerebbe la bellezza di 319 giorni lavorativi, vale a dire oltre un anno ininterrotto di lavoro.
Rispetto al 2017, comunque, la situazione dell’anno scorso è leggermente migliorata; tuttavia, se confrontiamo gli esiti fino al 10 ottobre 2019 con quelli maturati alla stessa data del 2017 e del 2018, la situazione sta peggiorando. Le 276 Gazzette Ufficiali pubblicate dal primo gennaio di quest’anno fino a l’altro ieri, presentano poco più di un migliaio di pagine in più rispetto agli stessi intervalli di tempo degli ultimi due anni.
Afferma Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre: “Seppur impegnativo, per noi è stato un gioco misurare il peso della burocrazia legislativa presente nel nostro Paese. Ma per i cittadini e le imprese, invece, rapportarsi con le leggi, i decreti ed i regolamenti non costituisce certo uno svago. Anzi, il coacervo di norme presente in Italia costituisce una giungla dalla quale risulta molto difficile districarsi. Senza contare, inoltre, che il costo in capo alle imprese è spaventoso: secondo un recente studio del The European House – Ambrosetti, l’intero sistema imprenditoriale italiano spende oltre 57 miliardi di euro all’anno per espletare gli adempimenti, i permessi e tutte le pratiche burocratiche richieste dall’Amministrazione pubblica”.
Siamo primi nella Ue per numero di leggi. Sempre secondo l’analisi realizzata dal The European House – Ambrosetti, la produttività legislativa del nostro Paese non ha eguali nel resto d’ Europa. In Italia, infatti, si stima che ci siano 160.000 norme, di cui 71.000 promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia, invece, sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000.
Tuttavia, la responsabilità di questa iper legiferazione è ascrivibile alla mancata abrogazione delle leggi concorrenti e al fatto che il nostro quadro normativo, negli ultimi decenni, ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di decreti attuativi. Questa procedura ha aumentato a dismisura la produzione normativa in Italia. “Disgraziatamente, i tempi e i costi della burocrazia – afferma il segretario della Cgia, Renato Mason – sono diventati una patologia che caratterizza negativamente una larga parte del nostro Paese. In particolar modo, le nostre imprese, essendo prevalentemente di piccolissima dimensione, necessitano di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e il destinatario sia in grado di valutare con certezza la durata delle procedure. Cosa che, purtroppo, avviene di rado”.
Nel 2018, la punta massima di produttività normativa si è registrata il 12 aprile. In quell’occasione, l’Istituto Poligrafico dello Stato ha stampato il Supplemento ordinario n° 18 contenete il testo, le tabelle e i grafici della prima tranche degli Isa (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) che, da quest’anno, sostituiscono gli studi di settore. In buona sostanza le imprese, i commercialisti, le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori si sono trovati tra le mani un malloppo di 2.967 pagine, che illustra i nuovi indicatori delle prime 69 attività economiche con le relative specificità territoriali.
Quest’anno, invece, il giorno più “infausto” è stato il 4 gennaio. Nel Supplemento ordinario n° 3 è stato pubblicato il secondo decreto contenete gli Isa di altre 106 categorie economiche. Questa volta il fascicolo era decisamente più corposo del precedente: ben 4.334 pagine.
Cosa fare per migliorare il rapporto tra cittadini/imprese e gli uffici pubblici? Innanzitutto, bisogna semplificare il quadro normativo. Cercare, ove è possibile, di non sovrapporre più livelli di governo sullo stesso argomento e, in particolar modo, accelerare i tempi di risposta della Pubblica amministrazione. Con troppe leggi, decreti e regolamenti i primi penalizzati sono i funzionari pubblici che, nell’incertezza, si “difendono” spostando nel tempo le decisioni. Nello specifico è necessario: migliorare la qualità e ridurre il numero delle leggi, analizzando più attentamente il loro impatto, soprattutto su micro e piccole imprese; monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure per poter introdurre tempestivamente dei correttivi; consolidare l’informatizzazione della Pubblica amministrazione, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili; far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche per evitare la duplicazione delle richieste; permettere all’utenza la compilazione esclusivamente per via telematica delle istanze; procedere e completare la standardizzazione della modulistica; accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici attraverso un’adeguata e continua formazione.

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