"Il rilancio dell'economia indispensabile per mantenere il tenore di vita raggiunto" In Piemonte massima fiducia nelle pmi

I presentatori della ricerca
Il Centro “Luigi Bobbio” per la ricerca sociale pubblica e applicata dell’Università di Torino, in collaborazione con Piccola Industria-Unione industriale Torino, ha realizzato un rapporto focalizzata su quattro assi tematici: 1) le potenzialità e le criticità del modello di sviluppo del Piemonte; 2) il ruolo delle imprese e degli imprenditori; 3) il ruolo del lavoro; 4) il ruolo delle istituzioni e della governance regionale.
L’indagine è stata coordinata da Francesco Ramella e Rocco Sciarrone e del team di ricerca hanno fatto parte Sonia Bertolini, Marianna Filandri, Davide Donatiello, Andrea Gherardini, Valentina Moiso, Joselle Dagnes, Andrea Pritoni, Vittorio Martone.
Dalla ricerca emerge una forte richiesta di modernizzazione del sistema regionale. Seppure si registri preoccupazione per la tenuta del quadro economico e socio-istituzionale, si osserva anche una diffusa consapevolezza che il cambiamento tecnologico in corso può aprire uno scenario evolutivo favorevole.
Il 58% dei piemontesi - 4 punti sopra la media nazionale – ritiene che quella attuale sia una “fase di grande trasformazione, che può creare molte opportunità” e il 59% di coloro che nel prossimo decennio intravedono un futuro diverso dal presente, prevede un impatto migliorativo delle nuove tecnologie sul loro quotidiano.
Secondo l’84% degli intervistati, le nuove tecnologie 4.0 miglioreranno la competitività delle imprese e per il 77% le condizioni di lavoro. Rilanciare l’economia regionale risulta necessario non solo per cogliere queste opportunità ma anche per difendere gli standard di vita raggiunti.
Il 37% dei piemontesi (si raggiunge il 50% tra gli imprenditori e i testimoni qualificati) ritiene che si debba continuare a produrre e lavorare senza rallentare, poiché altrimenti il “benessere costruito” rischia di andare perduto. Però, il 41% richiede anche una maggiore “attenzione sulla qualità dello sviluppo, anche a costo di ridurre i ritmi della crescita, poiché rischiamo di costruire un futuro infelice”.
Affiora una decisa richiesta di riorientare le politiche pubbliche in modo da promuovere una via alta alla competitività regionale, basata: 1) sulla riqualificazione dell’economia, attraverso la formazione, la ricerca, l’innovazione e gli investimenti infrastrutturali; 2) sulla sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo; 3) su una governance collaborativa tra gli attori pubblici e quelli privati. Nel loro insieme queste scelte indicano un approccio pragmatico e collaborativo allo sviluppo economico e sociale del Piemonte, che sfugge alle vecchie contrapposizioni ideologiche ed è fortemente sostenuto dal 72% dei cittadini, dal 76% degli imprenditori e dal 90% dei testimoni qualificati. Su questo sfondo, qual è il giudizio dell’opinione pubblica piemontese sulle imprese private?
È vero, come sostengono alcuni commentatori, che si sta diffondendo tra i cittadini un clima anti-imprenditoriale e anti-industriale? I risultati della ricerca confutano questa interpretazione. Piuttosto che un clima di ostilità verso le imprese emerge, invece, un forte apprezzamento.
Se le grandi imprese riscuotono la fiducia del 61% dei piemontesi, le piccole e medie registrano addirittura un plebiscito: gli tributano fiducia l’85% dei cittadini e il 78% dei testimoni qualificati. Quasi i tre quarti dei cittadini e degli imprenditori piemontesi, inoltre, ritengono che le piccole dimensioni delle imprese non rappresentino un ostacolo, ma, al contrario, un elemento di forza.
Su questo punto, solamente i testimoni qualificati risultano un po’ più cauti. In ogni caso, sia questi ultimi che gli imprenditori riconoscono come vantaggio competitivo per le imprese piemontesi la qualità delle risorse umane, delle università e dei centri di ricerca regionali. Le percentuali di consenso, invece, si riducono notevolmente sui servizi, le infrastrutture e sulla capacità delle imprese e degli stakeholder di collaborare e fare rete.
In particolare, quale ruolo viene attribuito all’industria nello sviluppo regionale? Il 72% ritiene che le imprese industriali producono occupazione e benessere (si raggiungono percentuali intorno al 90% tra gli imprenditori e i testimoni qualificati). Questo giudizio positivo si accompagna, però, anche alla percezione di esternalità negative sotto il profilo della sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo. che richiede alle imprese una maggiore attenzione ai bisogni delle comunità locali e una forte responsabilità sociale.
Anche la figura dell’imprenditore assume connotati positivi: circa il 31% dei piemontesi ritiene che affrontino elevati rischi economici e personali e il 24% riconosce loro un forte senso di responsabilità nei confronti dei dipendenti. Il 40% pensa che la qualità più importante di un imprenditore sia la leadership, vale a dire la capacità di guidare e motivare i propri dipendenti; il 36%, invece, valuta cruciali le conoscenze e capacità tecnico-organizzative.
Se le funzioni dell’impresa e degli imprenditori sono ampiamente riconosciute come ingredienti essenziali per lo sviluppo, altrettanto vale per il valore attribuito al lavoro. Sia sotto il profilo materiale che simbolico: il lavoro rimane, per il 75% dei piemontesi, una componente fondamentale per strutturare e fornire di senso la vita quotidiana, in una regione in cui la meritocrazia risulta ancora ben radicata; infatti, il 44% degli intervistati (5 punti in più della media nazionale) valuta professionalità e merito come i fattori più importanti per fare carriera nel lavoro.
L’indagine fa emergere anche un “tesoretto” di fiducia nei confronti dei governi locali: i Comuni e la Regione, infatti, registrano livelli più elevati di fiducia rispetto alla media italiana, rispettivamente il 62% (+5%) e il 59% (+7%). Tuttavia va anche rilevato il timore che la qualità delle istituzioni e della coesione sociale e civile possano deteriorarsi. Una preoccupazione condivisa anche dai testimoni qualificati a proposito delle prestazioni complessive del modello di sviluppo regionale.
D’altra parte, i testimoni qualificati esprimono un giudizio ampiamente positivo nei confronti del ricorso a strumenti di programmazione strategica, ritenuti molto efficaci per favorire la crescita: l’innovazione economica, la tutela ambientale e, in misura inferiore ma pur sempre significativa, l’equità e l’integrazione sociale.

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