Ecco l'ultimo bollettino di Banca d'Italia sullo stato di salute della nostra economia

“Il rallentamento globale prosegue e le politiche monetarie sono più accomodanti”: lo dice la Banca d'Italia, nel suo ultimo bollettino economico, aggiungendo che la contrazione degli scambi internazionali e l'attenuazione della crescita mondiale continuano. Non solo: restano significativi i rischi associati alle tensioni commerciali, al rallentamento dell'economia cinese e all'incertezza su tempi e modalità di uscita del Regno Unito dall'Unione europea (Brexit). Si spiegano così le nuove misure espansive decise dalla Bce, provvedimenti che la Banca d'Italia giudica necessarie e appropriate per contrastare i rischi ciclici e le deboli prospettive dei prezzi.
Fra l'altro, in Italia l'attività economica è marginalmente aumentata nel secondo trimestre e, alla luce delle informazioni disponibili, potrebbe essere rimasta pressoché stazionaria nel terzo, risentendo, soprattutto, della debolezza della manifattura, a fronte di una crescita leggermente positiva nei servizi e di un modesto recupero nelle costruzioni.
Inoltre “Resta il rischio che l'andamento sfavorevole nell'industria si trasmetta agli altri settori dell'economia” sottolinea Banca d'Italia, evidenziando però che, nel secondo trimestre sono cresciuti gli investimenti in beni strumentali, anche grazie alla reintroduzione degli incentivi fiscali in vigore da aprile e le esportazioni hanno continuato ad aumentare, nonostante la contrazione del commercio mondiale. Tuttavia, le vendite all'estero si sarebbero indebolite nei mesi successivi e le prospettive sono sfavorevoli in seguito nuovi dazi annunciati dall'amministrazione statunitense nei confronti dell'Unione europea.
Comunque, tra giugno e agosto, gli investitori stranieri hanno effettuato ingenti acquisti di titoli pubblici italiani.
Nel secondo trimestre il numero di occupati è aumentato, grazie alla crescita nei servizi, mentre ha ristagnato nell'industria; però, sono diminuite le ore lavorate e le retribuzioni contrattuali hanno rallentato, a seguito di una crescente quota di contratti che, dopo essere scaduti, restano in attesa di rinnovo.
La debolezza ciclica si riflette sull'inflazione effettiva e attesa.
Quanto ai titoli di Stato, la Banca d'Italia riferisce che i rendimenti dei decennali hanno raggiunto, nel terzo trimestre, i livelli minimi dall'introduzione dell'euro e sono rimasti storicamente molto bassi (0,94 per cento); lo spread sui titoli tedeschi decennali (sceso a 138 punti base) è tornato vicino ai valori dei primi mesi del 2018. Vi ha contribuito la riduzione dell'incertezza percepita dagli operatori circa gli orientamenti della politica economica e quelli nei riguardi delle istituzioni europee. Il premio per il rischio di ridenominazione del debito pubblico si è riportato sui livelli della prima metà del 2018.
Il calo dei rendimenti sovrani ha determinato una significativa diminuzione del costo della raccolta bancaria all'ingrosso, che è sceso sui valori dell'inizio del 2018 e dei rendimenti delle obbligazioni delle imprese. Si è lievemente ridotto il costo dei prestiti alle imprese e alle famiglie.

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