Energia, quanto è ancora lunga la strada che porta alla "decarbonizzazione"

Francesco Profumo, presidente
Compagnia di San Paolo
Al Politecnico di Torino, si è discusso il rapporto annuale “Enemed - Med & Italian Energy Report” sul settore dell’energia in Italia e nel Mediterraneo, realizzato da Esl@Energy Center (l’Energy Security Lab del Politecnico di Torino) in collaborazione con Srm - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo.
Il progetto, associato al rapporto, si ripropone di sviluppare metodologie science-based ad hoc, in grado di seguire dinamicamente, nel tempo, l’evoluzione del sistema energetico dell’area mediterranea e di valutarne i diversi impatti, fornendo uno strumento utile e flessibile agli stakeholder pubblici e privati interessati (industria, finanza, istruzione e ricerca).
La presentazione, introdotta dal rettore di Polito, Guido Saracco, ha approfondito le possibilità di sfruttamento delle fonti rinnovabili che l’area del Mediterraneo offre, nell’ottica di una transizione energetica verso la decarbonizzazione.
La parte preponderante della domanda di energia mondiale, infatti, è ancora soddisfatta attraverso l’utilizzo delle fonti fossili (petrolio per il 34,2%, carbone per il 27,6% e gas per il 23,4%): cresce il ruolo del gas naturale, mentre si riduce quello del carbone. In aumento il peso delle rinnovabili - guidate da eolico e solare - anche se la quota complessiva resta ancora esigua e pari al 3,6% del totale.
In un contesto in cui la dipendenza dalle fonti fossili è ancora alta, con Cina e Usa prime nella domanda e l’Europa tra i primi consumatori di gas naturale, le sfide dello sviluppo sostenibile impongono, quindi, una riflessione sulle grandi potenzialità di sfruttamento delle fonti rinnovabili, quali eolico e solare, che la regione del Mediterraneo è in grado di offrire.
Nonostante la creazione di circa 1,2 miliardi di nuove connessioni elettriche, il 14% della popolazione mondiale (oltre un miliardo di persone) non dispone ancora di energia elettrica, quindi la domanda è destinata ad aumentare di un ulteriore 30% entro il 2040.
Nonostante l’espansione di solare fotovoltaico, eolico, solare termico e geotermico prosegua a ritmi molto veloci, le fonti rinnovabili costituiscono ancora meno del 2% della produzione globale di energia e le scelte energetiche della Cina stanno impattando in maniera rilevante sui trend globali: con 1,8 trilioni di dollari spesi a livello mondiale nell’ultimo anno, il Paese risulta essere il principale destinatario degli investimenti energetici.
Nell’ambito dei flussi energetici, il Mediterraneo ha un ruolo predominante perché si trova su una delle rotte privilegiate per questi prodotti: attraverso il Canale di Suez transita quasi il 10% del traffico globale di oil e Gnl.
Le conclusioni sono state affidate a Francesco Profumo, presidente Compagnia di San Paolo, il quale ha evidenziato che l’Italia è ancora fortemente dipendente dall’estero per le importazioni di combustibili fossili. Questa dipendenza energetica, pari al 78,6% (che supera il 90% per il gas), rende il Paese troppo vulnerabile sul piano della sicurezza energetica. Fortunatamente il peso delle rinnovabili è aumentato, arrivando ad un’incidenza sui consumi totali pari al 18,3% nel 2017; il dato è superiore agli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2020, ma resta molto da fare per raggiungere il target del 28% fissato per il 2030.

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