Tasse, in Piemonte 10.100 euro pro capite in altre sei regioni hanno pagato di più

Alberto Cirio, neo presidente Regione Piemonte
Sono i lombardi a versare più tasse al fisco. Nel 2017 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), ogni residente di questa regione ha pagato, mediamente. 12.297 euro tra tasse, imposte e tributi. Seguono i valdostani con 11.480 euro, gli abitanti del Trentino-Alto Adige con 11.297 euro e gli emiliano-romagnoli con 11.252 euro.
I piemontesi sono al settimo posto con la media di 10.100 euro, dei quali 8.520 finiti nelle casse dell'Amministrazione centrale, 812 in quelle della Regione e 777 alle Amministrazioni locali. Più dei contribuenti piemontesi hanno pagato anche i liguri (10.380 euro) e i laziali (11.077).
La Calabria, invece, è l’area dove il “peso” del fisco è più contenuto: ogni suo residente ha pagato all’erario mediamente 5.516 euro. Il dato medio nazionale è pari a 9.168 euro.
“Questo risultato non ci deve sorprendere” segnala l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha realizzato questa elaborazione. Come recita l’articolo 53 della Costituzione, infatti, il nostro sistema tributario è basato sul criterio della progressività. Pertanto, nei territori dove i livelli di reddito sono maggiori, grazie a condizioni economiche e sociali migliori, anche il gettito tributario presenta dimensioni più elevate che altrove.
Questi dati, inoltre, consentono di fare una riflessione anche sul tema dell’autonomia differenziata. Argomento che, nelle ultime settimane, ha lacerato i rapporti all’interno della maggioranza ed ha contribuito a far scoppiare la crisi di governo.
Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio dell'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre ha commentato: “Le divisioni emerse tra Lega e pentastellati sono state profondissime e in gran parte dovute a un approccio a questa riforma del tutto scorretto. L’autonomia differenziata è stata vissuta come una contrapposizione tra Nord e Sud del Paese; invece, è una partita che si gioca tra il centro e la periferia dello Stato. Tra chi vuole un’Amministrazione pubblica che funzioni meglio e costi meno e chi difende lo status quo, perché trasferendo funzioni e competenze ha paura di perdere potere e legittimità. E per conservare posizioni che non sono più difendibili, i proponenti di questa riforma sono stati accusati di voler impoverire ulteriormente le realtà territoriali più in difficoltà del Paese”.
Dalla Cgia, invece, sono convinti che questa riforma possa far bene a tutta l’Italia e non solo alle Rgioni che per prime hanno chiesto maggiore autonomia.
Afferma Renato Maso, il segretario della Cgia: “Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono le Regioni che stanno vivendo la fase più avanzata di questa partita, ma altre nove, in forme diverse, hanno manifestato l’interesse ad avviare una trattativa con l’Esecutivo. Più autonomia equivale a più responsabilità ed è evidente che i risparmi e l’extra gettito prodotto devono rimanere nei territori che li generano. La responsabilità diretta sulle materie richieste da Zaia, Fontana e Bonaccini costringerà tutto il sistema Paese ad avere un maggior rigore nell’uso delle risorse. Queste tre Regioni faranno da apripista, provocando un effetto trascinamento che ridurrà la spesa pubblica e innalzerà la qualità dei servizi erogati ai cittadini”.
Ovvio che il probabile ritorno al voto nel prossimo autunno allungherà notevolmente i tempi di approvazione di questa riforma, ma solleva anche un’altra importante questione. La crisi di governo rischia di far scattare l’esercizio provvisorio e, conseguentemente, l’aumento dell’Iva a partire dal prossimo 1° gennaio. “Una vera iattura che - secondo l’Ufficio studi della Cgia - penalizzerebbe le famiglie e i lavoratori autonomi. Le prime perché subirebbero un forte aumento delle imposte sull’acquisto di beni e servizi. Le seconde in quanto vivono, quasi esclusivamente, di domanda interna, che, con l’aumento dell’Iva, quasi sicuramente sarebbe destinata a diminuire”.
Tornando all’elaborazione condotta dall’Ufficio studi della Cgia è interessante notare la distribuzione del gettito tra i vari livelli di governo: sul totale nazionale di 9.168 euro, ben 7.672 euro finiscono nelle casse dello Stato centrale (pari all’83,7%) e solo 1.495 euro pro capite (pari al 16,3%) confluiscono alle Regioni e agli Enti locali (Comuni, Province e Comunità montane).

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