Banche, utili di 45 miliardi nel 2017-2020 il costo del lavoro sceso al 30% dei ricavi

Se nei prossimi piani industriali non si raggiungerà un maggior equilibrio fra prepensionamenti volontari e nuove assunzioni, la Fabi non sottoscriverà più alcun accordo”. Lo ha dichiarato all’Agi, l'agenzia giornalistica, il segretario generale della Fabi, sindacato dei bancari, Lando Maria Sileoni, commentando i dati sul settore appena diffusi. 
Lando Sileoni, segretario della Fabi
“Il Fondo per l’occupazione giovanile, che ha permesso l’assunzione di oltre 20.000 giovani nel periodo più difficile del settore bancario – ha aggiunto Sileoni - deve essere utilizzato maggiormente dalle banche, perché non accetteremo che a fronte di esuberi, socialmente sostenibili con prepensionamenti volontari, siano poche le assunzioni di giovani rispetto agli stessi esuberi: nel Fondo ci sono 165 milioni di euro non ancora utilizzati”.
Secondo la Fabi, in quattro anni, dal 2017 al 2020, le banche attive in Italia avranno realizzato oltre 45 miliardi di utili, grazie anche a un taglio delle spese del personale e a un cost/income (il rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione) fra i migliori di Europa.
I numeri, elaborati dalla Fabi su dati Bce, Bankitalia e sulla base dei bilanci dei gruppi bancari, sono stati anticipati dall’Agi e dimostrano che il settore creditizio si è rimesso in piedi, tornando alla redditività e asciugando il numero di dipendenti. Tanto che oggi le banche italiane hanno raggiunto un'efficienza operativa fra le migliori in Europa, con un costo del lavoro che pesa soltanto per il 30% dei ricavi.
Nel 2017 e nel 2018, sono già stati realizzati 10 miliardi di utili l’anno, facendo segnare il miglior risultato dal 2009. Inoltre, nel 2019, secondo stime Abi, l'associazione nazionale delle banche, si arriverà a 10,9 miliardi e a 14,3 miliardi nel 2020.
I costi operativi, che comprendono spese generali e spese per il personale, sono diminuiti passando dai 60,6 miliardi del 2016 (32,2 miliardi per il personale), a 55,8 del 2017 (30,2 miliardi per il personale) e 54,8 del 2018 (28,5 miliardi per il personale). E,secondo stime Abi, questi costi continueranno a scendere nel 2019 e 2020 rispettivamente del 2,9% e del 2%.
Il cost/income è migliorato negli ultimi anni (63,6% nel 2018, media europea 64,1%) per due motivazioni principali: le minori spese amministrative e il costo del personale, che nel 2018 e’ calato quasi dell’8%, soprattutto per i tagli. Tutti gli altri costi (amministravi, spese varie e consulenze) sono scesi del 4%. I costi operativi (personale e amministrativi) in Italia sono diminuiti anche rispetto ai ricavi (incidenza del 66,2% sul margine di intermediazione). Questi valori sono in linea con la media europea.
Per i primi cinque grandi gruppi bancari (Intesa, Unicredit, Ubi, Mps, Banco Bpm) il costo del lavoro è stato tagliato del 7,6% mentre i loro ricavi sono scesi del 4%. Dal 2008 al 2018 i dipendenti sono diminuiti del 18,95%, pari a 63.979 persone in Italia e del 17% nell'insieme della Ue (470.000). Il numero degli sportelli è stato tagliato del 25,5% in Italia e del 27,7% nella Ue.
Ecco il cost/income dei colossi europei: Deutsche Bank 92,5%, Commerzbank 81,6%, Ubs 77,9%, Credit Suisse 77,3%, Bnp Paribas 71,2%, Std Chartered 70,7%, SocGen 69,8%, Barclays 66,0%, Unicredit 64,3%, Intesa Sanpaolo 62,7%, Credit Agricole 62,7%, Hsbc 59,8%, Abn Amro 58,3%, Ing 54,3%, Santander 52,4%.
Nei piani industriali già approvati dei primi nove gruppi bancari italiani, sono previsti 30.114 esuberi, dei quali 13.680 da realizzare nel biennio 2019-2020. Di contro, il Fondo per l’occupazione ha consentito in nove anni (dal 2012) l’assunzione di 20.550 giovani. In particolare, nel 2018, sono stati assunti 1.538 under 35, quasi 150 al mese. Circa il 57% delle assunzioni complessive ha riguardato personale femminile. I nuovi ingressi hanno bilanciato gli esuberi del settore già completati, tutti gestiti solo con pensionamenti e prepensionamenti volontari. Grazie al Fondo esuberi e al Fondo per l’occupazione. Di contro in Europa, le banche hanno perso 470.000 posti di lavoro, il 70% dei quali con licenziamenti.
Migliorano anche i coefficienti patrimoniali grazie agli aumenti di capitale e alle pulizie di bilancio (svendita crediti in sofferenza) imposti dalla vigilanza bancaria, europea e italiana.

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