Banca di Asti, profitti boom nel semestre

Carlo Maria Demartini, ad e dg
Banca di Asti
Primo semestre positivo per la Banca di Asti e le sue controllate Biverbanca e Pitagora.
L'utile netto consolidato del gruppo è stato di 12,7 milioni (9,8 milioni in più rispetto al primo semestre 2018) ma diventa di 22 milioni (+48,3%) al netto delle componenti reddituali non ricorrenti, costituite dai costi straordinari connessi al Fondo di solidarietà e al Fitd, dalla svalutazione dello Schema volontario e dalle perdite di cessione di Npl, cioè dei crediti deteriorati, prestiti la cui riscossione è considerata a rischio. Il roe è risultato del 3,12% (5,41% se si escludono le componenti reddituali non ricorrenti).
Al 30 giugno, il gruppo della Banca di Asti, che ha come primo azionista la Fondazione Cassa di risparmio di Asti con il 37,82% ed è partecipata dal Banco Bpm con il 13,65%, ha presentato una raccolta globale di 15,4 miliardi (+1,93% rispetto al 31 dicembre 2018); in particolare la raccolta diretta da clientela è risultata di 8,5 miliardi (+3,73%). I crediti netti alla clientela, interamente rappresentati da impieghi economici, sono ammontati a 7,1 miliardi (-0,52% al netto degli Npl ceduti nel semestre).
Le rettifiche nette su crediti sono ammontate a 40 milioni (30,3 milioni nel primo semestre 2018), determinando un costo del credito pari all’1,13% degli impieghi lordi verso la clientela (0,71% nel 2018). In particolare, i crediti in sofferenza, pari all'1,69% dei crediti netti (in contrazione rispetto al 2,15% a fine 2018) presentano un livello di copertura pari al 67,72%. L'indice Npl ratio netto è ancora sceso al 6,71% dal 7,02% di fine dicembre, confermando la concreta attuazione della strategia di “derisking”.
I costi operativi ammontano a 123,4 milioni: in particolare, il costo del personale è stato di 65,3 milioni (-17,86% su base annua). Il cost/income è risultato del 59,33%, escludendo i contributi straordinari e gli oneri relativi al sistema bancario.
I fondi propri del Gruppo Cr Asti (presidente è Aldo Pia, amministratore delegato e direttore generale Carlo Mario Demartini), comprensivi dell’apporto riconducibile all’utile di periodo al netto dell’ipotesi di distribuzione dei dividendi, ammontano al 30 giugno 2019 a 954 milioni e, conseguentemente, il Cet1, indicatore di solidità e solvibilità basato sul patrimonio di qualità primaria, è pari all’11,42% (11,70% a fine 2018).
La capogruppo Banca Cr Asti al 30 giugno presenta una raccolta diretta di 6 miliardi (-0,97% rispetto al 31 dicembre 2018), di cui da clientela 5,5 miliardi (+3,84%). La raccolta gestita ammonta a 1,9 miliardi (+3,26%) e quella globale a 9,5 miliardi (+0,47%), di cui da clientela 9,1 miliardi (+3,50%). Crediti netti a clientela: 5,4 miliardi (-0,41% al netto della cessione di Npl). L'utile netto di periodo è stato 17,6 milioni (+183,25% rispetto al primo semestre 2018) e di 24 milioni (+91,4%) escludendo le componenti reddituali non ricorrenti. Roe annualizzato: 5,44% (1,97% al 30 giugno 2018), corrispondente al 7,43% escludendo le componenti reddituali non ricorrenti. Cost/income 51,84% (63,61% al 30 giugno precedente) e Cet1 al 15,42%.
I dividendi su partecipazioni, pari a 9,5 milioni, sono pressoché interamente riconducibili alle partecipazioni detenute in Banca d’Italia e in Cedacri e alle controllate Biverbanca e Pitagora.
Quanto alla controllata Biverbanca ecco i principali risultati del semestre: raccolta diretta a 3,1 miliardi (+2,81% sul 31 dicembre 2018), impieghi economici a clientela per 1,5 miliardi di euro (-3,75%) utile netto di 5 milioni (+25,45% rispetto ai primi sei mesi 2018); roe 2,91% (2,33%), cost/income 66,53%; Cet1 22,92% (22,18% a fine dicembre 2018).
Infine Pitagora: nel semestre il volume di finanziamenti erogati/acquistati è stato pari a 249 milioni di euro (+5,72%), l'utile netto di 3,7 milioni di euro (-9,61%), il roe del 13,26% (15,73%), il cost/income del 47,71% (55,98%) e il Cet1 del 19,00% (22,89% a fine 2018).

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