Oltre 1.700 imprese in più in Piemonte: 6.792 le nascite del secondo trimestre

Vincezo Ilotte, presidente Unioncamere Piemonte
Finalmente, più nate che morte. In Piemonte, nel secondo trimestre, le imprese che hanno avviato l'attività (6.792) sono state più di quelle che l'hanno cessata (5.085). Il saldo, perciò, è positivo (1.707 le imprese in più) e porta a 429.367 il totale delle imprese registrate alle Camere di commercio della regione al 30 giugno. Di queste 116.067 appartengono all'artigianato, settore anch'esso cresciuto nel periodo aprile-giugno: 2.658 le nuove iscrizioni a fronte delle 2.042 che hanno chiuso definitivamente.
I dati sono appena stati comunicati da Unioncamere e Infocamere, con la precisazione che nel secondo trimestre, in tutta l'Italia, le Camere di commercio hanno ricevuto, complessivamente, poco più di 92.000 domande di iscrizione al registro delle imprese, dato in linea con quelli registrati nello stesso periodo degli ultimi tre anni, a fronte di quasi 63.000 richieste di cancellazione da parte di imprese esistenti, in aumento nell’ultimo trienni,. Il saldo positivo per 29.227 unità, però, è risultato uno tra i meno brillanti dell’ultimo decennio e più basso di quasi 2.000 rispetto a quello dell’anno scorso.
In termini percentuali, tra aprile e giugno lo stock delle imprese registrate in Italia è cresciuto complessivamente dello 0,48% (contro lo 0,52% del secondo trimestre 2018), pari ad un valore assoluto, al 30 giugno di quest’anno, di 6.092.374 unità, di cui 1.299.549 artigiane.
E’ al Sud che si registrano sia il saldo maggiore in termini assoluti (10.677 imprese in più), sia l’incremento relativo più elevato (+0,52%). In tutte le regioni, il trimestre si è chiuso comunque con il segno positivo: dalla Lombardia (5.014 imprese in più all’appello), alla Valle d’Aosta (101). Il Mezzogiorno spiega il 36,5% del saldo complessivo che, comunque, appare in contrazione negli ultimi due anni. A eccezione del Nord-Ovest, tutte le circoscrizioni hanno fatto però registrare un tasso di crescita inferiore a quello misurato nel corrispondente trimestre dello scorso anno.
Se si eccettua l’industria estrattiva (limitata a sole 4.120 imprese), tutti i settori hanno messo a segno saldi positivi nel trimestre. Meglio degli altri, in termini assoluti, ha fatto il settore degli alberghi e ristoranti, uno tra i più rilevanti per numero di realtà esistenti, con 5.284 imprese in più. A ruota altri due grandi comparti quello delle costruzioni (+4.518 unità) e del commercio con 3.377 imprese in più rispetto alla fine di marzo.
Bene anche il settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.959) e quello dei “servizi alle imprese” come noleggio e agenzie di viaggio con +2.693. In termini relativi, le performance migliori vengono dai settori legati ai servizi: +1,4% le attività professionali scientifiche e tecniche, +1,3% le attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese e +1,2% gli alberghi e ristoranti.
Quanto all’universo delle imprese artigiane, esso è dominato da tre settori: si tratta, nell’ordine, del settore delle “Costruzioni” (488.142 realtà al 30 giugno 2019), del settore “Attività manifatturiere” (296.274) e da quello degli “Altri servizi” (186.689). Con 971.105 unità, alla fine del trimestre da poco concluso, determinano il 74,7% dello stock complessivo delle imprese artigiane e spiegano peraltro il 75,4% del saldo trimestrale, nonostante il contributo addirittura negativo delle “Attività manifatturiere” (con -222 unità, determinando una variazione negativa dello stock di circa lo 0,1%).

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