Indagine su risparmio e scelte finanziarie ecco come e dove i piemontesi sono diversi

Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo
L’Indagine 2019 sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, curata dal Centro Einaudi e da Intesa Sanpaolo, ha coinvolto 1032 famiglie italiane, di cui 153 piemontesi. Ed eccone i principali risultati, in sintesi.
RISPARMIO. In Piemonte, la quota di coloro che affermano di aver risparmiato nell’ultimo anno è del 45,5% (il 48,6% nell’intero Nord-Ovest); in Italia sono il 51,7%, in aumento rispetto al 47,2% del 2018. Tra coloro che risparmiano, il 64,2% (contro poco più della metà dell’anno scorso) sostiene di averlo fatto con un’intenzione precisa.
Tra i motivi del risparmio intenzionale la casa (acquisto o ristrutturazione) incide per il 16,9%, i figli, incluso il motivo ereditario, il 18,8%, il generico risparmio precauzionale per eventi imprevisti è il motivo principale con 46,3% e, infine, il risparmio per l’età anziana incide per il 15,8%. Nell’Indagine 2018 la quota di reddito destinata al risparmio era pari al 12,3% del reddito annuo, mentre nell’ultimo anno in media il risparmiatore piemontese mette da parte circa il 14,6%, superiore al 13,1% nel Nord Ovest e al 12,6% medio italiano.
Il 95,1% del campione piemontese dichiara di essere stato completamente indipendente dal punto di vista finanziario nel 2018 (92,9% in Italia e 93% nel Nord-Ovest), sostanzialmente in linea con il dato dell’anno passato (94,5%).
E’ stabile al 67% la percentuale di intervistati che ritengono di avere un reddito adeguato al proprio sostentamento (67,4% l’anno scorso). Il 53,6% dei piemontesi reputa il proprio reddito sufficiente (erano il 58,7% nell’Indagine 2018), per il 13,4% è più che sufficiente (erano l’8,7%). In Italia il 73,7% dichiara di avere un reddito adeguato: il 58,8% lo ritiene sufficiente e il 14,9% più che sufficiente.
Aumenta leggermente l’ottimismo relativamente a quella che sarà la propria condizione reddituale in età pensionabile (65-70 anni). Per il 47,3% (contro il 46,3% dell’indagine 2018) degli intervistati con un’età inferiore ai 60 anni, il reddito che avranno all’età della pensione sarà almeno sufficiente al proprio sostentamento (53,4% in Italia e 52,5% nel Nord-Ovest). Si riduce al 9,1% (dal 13,1%) la quota di coloro che ritengono che il proprio reddito non sarà sufficiente (11% in Italia e 8,1% nel NordOvest).
Il numero di intervistati in Piemonte che ha sottoscritto un fondo pensione, ovvero un piano integrativo pensionistico o una forma assicurativa di tipo pensionistico è del 16,2% (contro il 13,4% della scorsa indagine); sono il 13,7% in Italia e il 13,9% nel Nord-Ovest.
INVESTIMENTI. Il 50,9% degli intervistati in Piemonte si definisce contrario a correre rischi nel campo degli investimenti finanziari al fine di aumentare il rendimento atteso (erano il 45% nell’indagine 2018) .
L’avversione al rischio del risparmiatore piemontese emerge anche dall’ordine di importanza attribuito agli elementi di attenzione che si considerano quando si investono risparmi: al primo posto per il 72,1% vi è la sicurezza di non perdere una parte rilevante del capitale investito (62,2% in Italia e 66,5% nel Nord-Ovest); al secondo posto per il 30,6% vi è la liquidità (rispetto al 36,6% dell’indagine 2018), intesa come la possibilità di disinvestire in poco tempo, a costi ridotti e senza perdite del capitale (39,7% in Italia e 40,1% nel Nord-Ovest), mentre per il 24,3% (contro il 23,1 del 2018) vi è il rendimento che si ottiene nel breve periodo (16,5% in Italia e 16,8% nel Nord-Ovest).
Per il 46,9% degli intervistati (contro il 47,2% dell’Indagine 2018) l’orizzonte temporale adeguato per la valutazione del rendimento di un investimento finanziario è inferiore a tre anni (49,7% in Italia e il 49,2% nel Nord-Ovest); per il 23,3% è tra i 3 e i 5 anni, per il 17,9% è oltre i cnque anni. LA BANCA. In lieve riduzione la percentuale di coloro che scelgono di depositare i propri risparmi esclusivamente in banca, 84,8% in Piemonte (75,3% in Italia e 89% nel Nord-Ovest), dall’89,1% dell’Indagine 2018. Scende anche (6,2% contro il 7,2% dell’Indagine 2018) il numero di intervistati che dichiarano di avere uno o più rapporti di conto corrente presso il solo intermediario postale (16,4% in Italia e 5,5% nel Nord-Ovest). Ll’8,2% delle famiglie (contro il 3,6% dell’indagine 2018) ricorre a entrambi gli intermediari finanziari (7,8% in Italia; 5,2% nel Nord Ovest).
In Piemonte il 51,5% (contro il 67,6% dell’Indagine 2018), ha meno del 30% dei propri risparmi in forma liquida sul conto corrente (59,4% in Italia, 52% nel Nord Ovest).
Aumenta, rispetto all’Indagine 2018, il grado di soddisfazione per l’intermediario finanziario di riferimento: il 16,3% (erano il 15,2%) dei piemontesi afferma di essere molto soddisfatto (20,8% in Italia e 24,8% nel Nord-Ovest) e il 75,1% (dal 73,9%) lo è abbastanza (69,4% in Italia e 67,2% nel Nord-Ovest).
La diffusione dell’lnternet banking passa dal 60,5% dell’Indagine 2018 al 55,9% dell’Indagine 2019. Se consideriamo solo gli utilizzatori abituali, la percentuale in Piemonte è del 42,1% degli intervistati (41,9% in Italia e 46,8% nel Nord-Ovest)
IMMOBILI. L’acquisto di immobili si conferma una forma di investimento soddisfacente per la grande maggioranza delle famiglie piemontesi che hanno una casa di proprietà (89,3%; in Italia 87,9%; nel Nord Ovest 90,1%). Nell’opinione comune, l’investimento immobiliare, sebbene comporti oneri eccessivi (19,6% contro il 15,6% dell’anno passato) e, in caso di necessità di liquidità, sia difficile da smobilizzare (14,6% contro l’11,4% dell’anno passato), è ritenuto sicuro (58,8%, contro il 65,2% dell’anno passato; e contro il 66,4% in Italia e il 63,5% nel Nord Ovest), consente di risparmiare l’affitto (64,2%; contro il 61,9% dell’anno passato; e contro il 60% in Italia e il 66,8% nel Nord Ovest) edè un modo per lasciare un’eredità ai figli (56,9%, era il 51,4% dell’anno passato; è il 56,9% anche in Italia e il 53,3% nel Nord Ovest).
Il 5% degli intervistati in Piemonte ha acquistato un immobile nel 2018; di questi il 50% ha acquistato l’abitazione principale della famiglia; mentre il 25% ha acquistato un’abitazione destinata ai figli e il 25% un immobile da investimento (anche per integrare il reddito). Il 3,2% degli intervistati ha in mente di realizzare un investimento immobiliare entro i prossimi 24 mesi (contro il 5,4% in Italia e il 5,8% nel Nord Ovest).

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