Imprese piemontesi, il 42,4% degli addetti in aziende con meno di nove occupati

Corrado Alberto, presidente Api Torino
Sono micro e sono tantissime ma, soprattutto, sono importanti per l’elevato numero di persone a cui danno un’occupazione. Si sta parlando delle micro aziende, quelle che hanno fino a nove addetti, non uno di più. In Italia sono oltre 4,1 milioni (pari al 95% delle imprese in attività) e danno lavoro a quasi 7,6 milioni di persone (pari al 44,5% di tutti gli occupati), numero quasi doppio rispetto a quello riferito alle grandi aziende, quelle con oltre 250 addetti, le quali contano oltre 3,8 milioni di occupati.
In particolare, in Piemonte, gli occupati nelle micro imprese sono risultati 565.874, numero pari al 42,4% di 1.334.369 addetti nel sistema imprenditoriale regionale al 31 dicembre 2017 (i dati, ultimi disponibili, non includono l'agricoltura, il settore pubblico e i liberi professionisti non organizzati non in forma di impresa). Alla stessa data, si sono contati 235.742 occupati nelle imprese con 10-49 addetti, 172.213 in quelle con 50-249 addetti e 360.541 nelle medie e grandi.
Nelle micro aziende piemontesi, pertanto, allora lavoravano oltre 205.000 persone più che nelle medie e grandi.
Lo ha riferito la Cgia, associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, aggiungendo che i“se mettiamo a confronto gli addetti delle medie e grandi imprese (6 milioni) con quelli a libro paga nelle micro (7,5 milioni) in tutta l'Italia, notiamo che in queste ultime lavorano 1,5 milioni di persone in più. Le micro aziende, altresì, generano il 29% del valore aggiunto riconducibile alle imprese (220 miliardi di euro su un totale di 750) e il 25% del fatturato nazionale (746 miliardi su un totale di 2.950).
Il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, ha puntualizzato: “Fino a quarant’anni fa, òe micro imprese erano ritenute residuali, quasi un effetto collaterale del boom economico esploso negli anni ‘60. Molti esperti, addirittura, prevedevano che, nel giro di qualche decennio, sarebbero scomparse a causa della globalizzazione. Diversamente, le micro imprese si sono consolidate e oggi costituiscono uno degli assi portanti della nostra economia. E, nonostante la crisi le abbia colpite duramente, mantengono ancora un peso occupazionale rilevante, sebbene la politica e in generale l’opinione pubblica non le tengano in grande considerazione”.
Anche per queste ragioni, a Cgia chiede con forza che si inizi a legiferare con particolare attenzione alle richieste sollevate dal mondo delle piccole e micro imprese. Negli ultimi tempi, invece, le cose stanno andando diversamente. Fra l'altro, preoccupanti sono le conseguenze che potrebbero emergere con l’introduzione per legge del salario minimo a 9 euro lordi all’ora. Renato Mason, segretario della Cgia calcola che il costo aggiuntivo in capo alle sole imprese artigiane sarebbe di 1,5 miliardi all’anno. Un aggravio considerevole, anche se decisamente sottostimato, in quanto non include l’effetto trascinamento che l’introduzione del salario minimo per legge avrebbe nei confronti dei livelli retributivi che oggi si trovano sopra i 9 euro lordi.
I settori economici dove il peso occupazionale dei piccolissimi imprenditori è maggiore sono le attività immobiliari (93,3% degli addetti), altri servizi alla persona, come il settore benessere, che è composto da parrucchieri, barbieri, estetiste, massaggiatori, etc. (78,7%), i liberi professionisti (76%) e le costruzioni (65,4%).
In termini assoluti, invece, il comparto dove il numero di addetti nelle micro attività è maggiore in Italia è il commercio-autoriparazione, con quasi due milioni. Seguono i liberi professionisti con poco più di 972.400 addetti, il ricettivo con 884.000, le costruzioni con poco meno di 856.000 e la manifattura con quasi 847.000 .
A livello territoriale, infine, il peso delle micro imprese al Sud è nettamente superiore rispetto al resto del Paese. L’incidenza percentuale degli addetti nelle piccolissime attività (0-9) sul totale addetti, infatti, vede primeggiare la Calabria (69%); subito dopo il Molise (66,2%), la Sicilia (63,7%) e la Sardegna (63,4%). In coda, invece, l’Emilia Romagna (40,5%), il Lazio (37,1%) e, in ultima posizione, la Lombardia (34%). La forte presenza delle micro attività al Sud- si deve al fatto che il peso delle medie e grandi imprese è concentrato soprattutto al Centro Nord..

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