Banche, Intesa Sanpaolo e Unicredit retrocedono nella classifica mondiale 2018 In Italia -19% di dipendenti in dieci anni

Le due maggiori banche italiane – Unicredit e Intesa Sanpaolo – l'anno scorso hanno perso posizioni nella graduatoria mondiale per attivi. Entrambe sono calate di quattro posti, finendo così ventiseiesima Unicredit e ventinovesima Intesa Sanpaolo. Lo ha rivelato Mediobanca, la cui Area Studi ha appena presentato il suo aggiornamento annuale dell’indagine sulle principali banche internazionali.
Dalla ricerca, fra l'altro, è emerso che le banche cinesi occupano quattro posizioni nella top5 globale per totale attivi, con Icb of China che si conferma prima al mondo anche nel 2018. Il primo istituto statunitense è Jp Morgan Chase, mentre Bnp Paribas ha raggiunto Hsbc diventando la prima big europea.
Il 2018, dunque, è stato ancora l'anno delle banche cinesi, che occupano l’intero podio della classifica per totale attivo. Si conferma in testa, appunto, Industrial and Commercial Bank of China, con attivi per 3.517 miliardi di euro. Scambio di posizioni al secondo posto: Agricultural Bank of China (2.871 miliardi) supera China Construction Bank (2.856). Fuori dal podio il gigante americano JPpMorgan Chase (2.703 miliardi), l’unica banca non cinese presente nella Top5, seguita a brevissima distanza da un altro colosso cinese: Bank of China (2.701 miliardi).
Il sesto posto appartiene anche nel 2018 alla giapponese Mitsubishi (2.472 miliardi), seguita dalla statunitense BofA (2.305). Ottavo posto per la francese Bnp Paribas (2.276 miliardi), prima banca europea in classifica e in recupero di una posizione rispetto al 2017. Completano la Top10 la seconda banca europea Hsbc (€ 2.275 miliardi) che perde due posizioni e l’americana Citigroup (1.980 miliardi).
Nel 2018 i ricavi del settore bancario sono cresciuti sia in Europa (+0,9%), sia in USA (+4%). I gruppi bancari americani performano meglio degli europei anche sul fronte delle commissioni nette (+1,7%, contro il -0,3%). Sempre nel 2018, il risultato netto è quasi raddoppiato in Usa (+63,5%, da 75,7 a 123,7 miliardi di dollari) e cresciuto del 18% in Europa. La redditività (utile netto su ricavi) è risultato ai massimi nei dieci anni analizzati con le americane che doppiano le europee: roe al 12,6% in Usa e al 7% in Europa. L’abbassamento dal 35% al 21% della Corporate tax negli USA ha prodotto vantaggi diretti e indiretti per tutto il settore bancario locale.
Nel decennio 2009 - 2018 le principali banche europee hanno cumulato utili complessivi per 548 miliardi di euro rispetto ai 646 miliardi di dollari delle statunitensi.
Sono ancora pochi i gruppi bancari europei a respiro internazionale: per 10 istituti europei analizzati, l’home country vale oltre il 70% dei ricavi. In aggiunta, negli ultimi dieci anni non si registrano grandi operazioni transfrontaliere di M&A: l’ultima risale al 2009 e riguarda l’acquisizione della belga Fortis Bank da parte della francese Bnp Paribas.
Il decennio 2008-2018 evidenzia anche la forte tendenza alla riduzione del numero di sportelli (- 27,7%) e del numero di dipendenti bancari (-17%) in tutta l’Unione Europea. Non fa eccezione l’Italia, che ha ridotto del -25,5% gli sportelli e del -18,9% il personale bancario.
Le evidenze del 2018 dimostrano che, rispetto ai competitor statunitensi, le banche europee destinano più risorse ai clienti (46,9% contro il 38,2%) e meno a liquidità/interbancario (35,4% contro il 41,4%); sono mediamente meno esposte ai derivati; raccolgono meno con depositi (46,5% contro 54,3%) e più con obbligazioni (13,7% contro 9,9%). Inoltre, hanno meno capitale (5,9% contro 9,6%) e leva maggiore.
I dati relativi al primo semestre 2019 indicano che le banche statunitensi hanno iniziato l’anno con più ricavi (+0,4%) rispetto alle europee (-1,8%). Discorso inverso per il risultato netto, che vede crescere maggiormente gli istituti europei (+10% contro il +5,1% degli americani).
Il 2018 delle due maggiori banche italiane ha fatto registrare enormi progressi nella riduzione dei Npl (Non performing loans), passati dal 5,2% al 3,6% dei crediti complessivi (1,5% la media europea) e, fra l'altro, una redditività superiore alla media europea: roe 2018 al 7,8% (8,1% per Intesa Sanpaolo e 7,5% per UniCredit) rispetto al 7% della media europea.
Infine, Mediobanca ha rilevato che nel periodo 2008-2018 la Banca Centrale Europea ha segnato un ammontare di totale attivo più elevato (4.702 miliardi di euro) rispetto alla Bank of Japan (4.426) e alla Federal Reserve (3.544). Allo stesso tempo la Bce ha fatto registrare anche il tasso di crescita di titoli in portafoglio maggiore (1.069%) rispetto alla statunitense Fed (794,3%) e alla giapponese Boj (731,3%). A livello europeo, gli attivi di bilancio della Banca d’Italia (rispetto al 2008) sono cresciuti a ritmi più elevati rispetto alle altre banche centrali. La Banca d’Italia possiede la quarta riserva d’oro a livello mondiale (2.452 tonnellate). In Europa lo scettro spetta alla Deutsche Bundesbank (3.370) e su scala globale alla Fed (8.133,5).

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