Cig in Piemonte, a maggio salita del 4,2% Torino resta la più cassintegrata d'Italia


A maggio, in Piemonte, sono state 2.007.711 le ore richieste di cassa integrazione, il 4,2% in più rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. E questo mentre in tutta l'Italia la domanda di cassa è diminuita dello 0,3%, risultando così pari a 25.208.214. Lo ha riferito la Uil, il cui Servizio politiche attive e passive del lavoro ha precisato che in Piemonte la cig ordinaria in maggio è aumentata dell'1,5% ordinaria e dell'8,8% quella straordinaria.
Quanto ai primi cinque mesi, è stato aggiunto che le ore di cassa integrazione in Piemonte sono diminuite del 7,4% (+0,7% l'ordinaria, -13,6% la straordinaria e -99,7% la cig in deroga).. Al contrario, a livello nazionale le ore sono aumentate dell’11,4%.
Nei gennaio-maggio 2019, la media mensile dei lavoratori piemontesi tutelati con la cig è stata di 15.159, in diminuzione di 1.204 unità rispetto all’analogo periodo del 2018.
La variazione percentuale della cassa integrazione per settori produttivi è stata la seguente: Industria +0,8%, Edilizia -44,4%, Commercio -67,4%, per un totale di -7,4%.
Le province piemontesi hanno fatto registrare il seguente andamento: Biella +46,7%, Novara +23,7%, Torino +17,2%, Alessandria +2,6%, Vercelli -50,1%, Cuneo -63,6%, Asti -79,6%, Verbania -82%.
Il Piemonte è la terza regione per ore richieste, preceduta da Lombardia e Campania.
Torino, con 9.299.990 ore richieste è la provincia più cassaintegrata d’Italia, seguita da Roma e Napoli.
Gianni Cortese, segretario generale della Uil Piemonte, ha commentato: “Dall’analisi dei dati relativi all’economia e al mercato del lavoro piemontese, si evince che siamo ancora alle prese con gli effetti della crisi, la cui “onda lunga” determina, tra l’altro, l’aumento della povertà assoluta. Neanche il lavoro garantisce un reddito sufficiente a mantenere un tenore di vita accettabile, dal momento che più di un lavoratore dipendente su cinque è a rischio povertà”.
Cortese ha sottolineato:”Preoccupa, particolarmente, la percentuale di disoccupazione giovanile che, in Piemonte, si colloca al 30%. Si racconta che siamo tornati ai livelli pre-crisi, dimenticando che i rapporti di lavoro a orario ridotto sono passati dal 14 al 19% e che le ore lavorate sono ancora inferiori del 5,8%. Per migliorare la situazione servirebbero maggiori investimenti pubblici e una riduzione della pressione fiscale, mirata alla ripresa dei consumi da parte di lavoratori dipendenti e pensionati”.

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