Quelle grandi contraddizioni di Torino città sempre più bella e sempre più povera

Una raffica di positività, in questo periodo, sta ridando un po' di fiducia su Torino o, almeno, ne scalfisce il diffuso pessimismo: la città sta ospitando e ha in calendario rilevanti eventi internazionali (congressi, conferenze, manifestazioni di vario genere), l'annoso caso dell'ex Moi è finalmente risolto (complesso liberato e avviato alla riqualificazione), stabilimenti industriali dismessi sono in fase di ristrutturazione e riconversione; le Ogr stanno diventando un grande polo d'innovazione e culturale, i due atenei stanno “scoppiando” di studenti, tanto da imporre rapidi ampliamenti.
Non solo: il Centro è oggetto di nuovi investimenti esteri (emblematici i 61 milioni per la Rinascente), la Cassa Depositi e Prestiti, il grande fondo sovrano italiano, sta per aprire qui una sua sede operativa, dopo aver deciso di aumentarvi considerevolmente l'attività e Intesa Sanpaolo vi ha appena insediato il suo polo assicurativo, destinato a essere un pilastro portante del Gruppo. Inoltre, le due fondazioni bancarie cittadine – Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt - sul podio nazionale per entità patrimoniale, hanno accelerato le loro iniziative, con i relativi stanziamenti, per promuovere e incentivare innovazione, ricerca, cultura, sviluppo economico sociale.
Fra l'altro, anche le associazioni imprenditoriali e professionali stanno mostrando una ripresa di vitalità e di propositività, come ha evidenziato questo giornale, nella pagina del 2 ottobre intitolata “Dieci idee per Torino 2030”.
Torino diventa sempre più bella e vivibile. Nonostante lo scempio del Palazzo del Lavoro e dell'ex fabbrica a fianco del cavalcavia di corso Dante, tanto per citarne due e di numerose incurie, compresa quella del Valentino. Nonostante i troppi negozi chiusi e gli uffici che restano sfitti. Retaggio di una crisi economica lunga, strutturale, pesante, non completamente assorbita.
Torino sempre più bella, ma anche più povera e con due grossi problemi.
Più povera, indubbiamente, perché ha perso tante attività e ha ormai pochissime maxi-direzioni, fucine di top manager e potenziali imprenditori, fonti di lauti stipendi e stock option milionarie, oltre che di consulenze per liberi professionisti e lavoro per ristoranti stellati, boutique di alta moda, concessionarie di auto di lusso, gestori di patrimoni e, fra l'altro, agenzie immobiliari specializzate in vendite e affitti di immobili di classe superiore. Una prova per tutte: piazza San Carlo, prima e dopo la fusione dello storico San Paolo con Intesa.
A Torino, il reddito medio si è abbassato fortemente. Ci sono meno dirigenti e sono meno pagati che in passato. Sono diminuiti molto gli imprenditori, mentre aumentano i pensionati e le pensioni non sono certo più quelle di prima dell'euro. Non pochi avvocati, commercialisti, medici, manager, lavorano anche in altre città, per mantenere a Torino lo studio di famiglia e un tenore di vita confacente.
In termini reali, si è ridotto, conseguentemente, anche il Pil di Torino. Però, non soltanto a causa dell'impoverimento diffuso. Torino, infatti, ha perso e continua a perdere popolazione. L'intera provincia conta solo più 2.259.523 abitanti (dato al primo giorno di quest'anno), mentre ne aveva ancora 38.394 in più cinque anni fa. E questo è uno dei due problemi fondamentali della città. Perché, ai fini del Pil e di tutto il resto, conta anche la quantità, oltre che la qualità: a meno persone corrispondono meno redditi, meno denaro che gira, meno consumi, minore domanda di abitazioni, insomma mercato più ristretto per tutti.
Strettamente correlato a questo problema c'è quello dell'imprenditorialità, dello spirito d'iniziativa. Torino ne è stata capitale. Non lo è più. Al 31 dicembre scorso, le imprese in attività in provincia sono risultate 220.902, dalle artigiane alle maggiori, Negli ultimi cinque anni ne ha perse 6.306. Il rapporto è calato a 97 imprese ogni mille abitanti. Il loro tasso di natalità è sceso al 6%, come ha confermato Infocamere.
Questo fenomeno è grave. Lo spirito d'iniziativa, la volontà di creare e di fare e gli investimenti sono basilari per il progresso e il miglioramento di qualsiasi comunità, ma addirittura per il mantenimento delle condizioni raggiunte, per non indietreggiare.
Il male è riconosciuto, la cura difficile, indispensabile la fiducia.

Questo è l'editoriale pubblicato da L'Economia del Nord Ovest, supplemento che il Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, pubblica ogni lunedì. Viene qui ripreso, per gentile concessione, a beneficio di chi non avesse potuto leggerlo prima.

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