Borsa: ultima settimana in rosso per Fca non soltanto per il crollo della Renault Ribassi anche per altre 14 piemontesi

Quella passata è stata una settimana borsistica di sostanziale pareggio per il listino piemontese. Infatti, venerdì scorso, delle 32 quotate subalpine, 15 hanno chiuso con un prezzo inferiore a quello di sette giorni prima, 14 con un rialzo e tre con lo stesso valore del venerdì precedente. Sostanzialmente analogo l'indice Ftse-Mib, con 22.322 punti al termine delle negoziazioni, a fronte dei 22.165 dell'11 ottobre.
Un segno positivo è stato attribuito a Basicnet (4,605 euro l'ultimo prezzo), Buzzi Unicem (21,96), Centrale del Latte d'Italia (2,61), Diasorin (99,55), Exor (61,60), Intesa Sanpaolo (2,2345), Italia Independent (1,73), Juventus (1,439), Pininfarina (1,776), Prima Industrie (12,66), Reply (56,30), Tinexta (12,66) e Ubi Banca (2,87) e Visibilia Editore (0,414).
In perfetta parità hanno concluso Borgosesia (0,488 euro), Guala Closures (6,62), M&C (0,036).
Nel gruppo delle quotate che hanno subito un ribasso rispetto al venerdì precedente, spicca Fca, che ha chiuso male la settimana borsistica. E certo non consola i suoi azionisti, a partire dalla controllante Exor degli eredi di Giovanni Agnelli, la constatazione che è finita peggio per Renault, alla quale John Elkann, numero uno della famiglia torinese, aveva proposto il clamoroso matrimonio automobilistico. E non consola neppure che anche le tedesche Bmw e Daimler (Mercedes), venerdì, abbiano chiuso in rosso le negoziazioni.
L'ultimo prezzo di Fca è stato di 11,856 euro, inferiore del 2,37% a quello di giovedì, che già aveva perso lo 0,46%. Alla nuova botta ha contribuito, in modo determinante, il profit warning di Renault, il cui titolo è precipitato del 12,44%, trascinando al ribasso tutti gli automobilistici.
A provocare la caduta dei valori borsistici del settore sono diversi fattori: l'andamento non favorevole dei mercati, che si riflette negativamente sui ricavi e sulla redditività, la necessità di nuovi massicci investimenti per l'evoluzione tecnologica, i progressivi inasprimenti delle norme per il rispetto ambientale e della sicurezza, i vincoli crescenti alla circolazione delle quattroruote, i cambiamenti della domanda, la concorrenza globale sempre più aggressiva.
Fca, la cui azione valeva 12,1348 euro un anno fa e 13,758 euro il 6 febbraio scorso, ha pagato, fra l'altro, la discesa al settimo posto nella classifica dei costruttori per numero di vetture vendute in Europa nei primi nove mesi (740.990, il 10,2% in meno rispetto al corrispondente periodo 2018) e, forse, anche il defenestramento di Thierry Bollorè, il direttore generale di Renault, che, in opposizione al governo francese, aveva condiviso la proposta di unione con avanzata da John Elkann. Un siluramento penalizzante per Fca, che ha perso un potenziale alleato.
Le altre piemontesi che hanno subito un ribasso nell'ultima settimana sono Astm (28,80 euro il prezzo finale di venerdì scorso), Autogrill (8,835), Bim (0,121), Cdr Advance Capital (0,484), Cofide (0,454), Conafi (0,31), Cover50 (9,25), Dea Capital (1,326), Fida (3,90), Iren (2,684), Italgas (5,678), Ki Group (0,845), Pattern (3,60) e Sias (15,79).

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