Intesa Sanpaolo, oltre 850 milioni il valore del suo patrimonio storico-artistico

Michele Coppola 
Supera gli 850 milioni di euro il valore del patrimonio storico-artistico allargato di Intesa Sanpaolo, gestito dalla Direzione centrale Arte, Cultura e Beni storici. Soltanto le 3.500 opere costituenti la categoria “patrimonio artistico di pregio”, una delle componenti del patrimonio storico-artistico del colosso finanziario che ha come principale azionista la torinese Compagnia di San Paolo, valevano 261,7 milioni di euro al 31 dicembre 2017, data di riferimento per l'attribuzione dei relativi prezzi di mercato.
Questa è una delle notizie che emergono dalla lettura del “libro bianco” di Michele Coppola e Fabrizio Dabbene su “La rideterminazione a fair value del valore del patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo”, la cui versione aggiornata al 30 aprile 2019 è stata pubblicata da Nino Aragno Editore.
Uno studio dal quale si ricava, fra l'altro, che il patrimonio storico-artistico di Intesa Sanpaolo è formato oggi da più di 30.000 beni, tanti da collocarlo tra i primi dieci al mondo, pur non computando nel totale le collezioni multiple e le raccolte dell'Archivio storico (sono esclusi dal conto, per esempio, gli oltre 6,5 milioni di fotografie dell''Archivio Publifoto, 300.000 altre foto, i documenti archivistici e gli oltre 10.000 reperti gestiti dall'Archivio Storico).
Oltre che per la sua consistenza e qualità, il patrimonio storico-artistico di Intesa Sanpaolo si caratterizza per la sua eterogeneità (dai dipinti alle sculture, dalle litografie ai reperti archeologici, dai libri antichi alle raccolte numismatiche), per la dinamicità e, fra l'altro, per la sua mobilità. Infatti, le attività di valorizzazione promosse dal Gruppo nelle proprie sedi espositive (le Gallerie d'Italia a Milano, Napoli e Vicenza), determinano movimentazioni frequenti, come confermano le esposizioni di opere di Intesa Sanpaolo esposte in settanta mostre nel biennio 2017-2018.
A proposito delle Gallerie d'Italia, però, non pochi si chiedono, sempre più frequentemente, quali siano le ragioni per le quali Intesa Sanpaolo non ha una sede espositiva anche a Torino, meritevole almeno quanto Milano, Napoli e Vicenza.
La determinazione dei criteri di riclassificazione del patrimonio storico-artistico di Intesa Sanpaolo, ispirandosi ai principi dell'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione del ministero dei Beni e delle attività culturali, ha comportato l'individuazione di sette macro classi (beni archeologici, fotografici, musicali,, numismatici, mobili e arredi, beni storici e artistici, archivistici e librari), 14 sottoclassi e 67 categorie e, fra l'altro, la classificazione dei beni in quattro macro categorie: opere di pregio storico-artistico (in parte coincidono con quelle esposte nelle tre Gallerie d'Italia), beni con funzioni decorative e di rappresentanza, opere e arredi decorativi presenti negli uffici e negli spazi lavorativi non di rappresentanza e, infine, opere d'arte immobili, non asportabili dagli edifici.
Michele Coppola, responsabile della Direzione Arte, cultura e beni storici di Intesa Sanpaolo e direttore delle Gallerie d'Italia, nato a Torino nel 1973, laurea in Scienze politiche internazionali nel capoluogo piemontese, coordina il progetto Cultura di Intesa Sanpaolo da marzo 2015, anno d'inizio del suo lavoro nel Gruppo.
Sposato, due figli, Michele Coppola, fra l'altro, è stato assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili della Regione Piemonte nel 2010.2014, dopo essere stato consigliere e vice presidente del Consiglio comunale di Torino.
L'altro autore, Fabrizio Dabbene, è executive director Amministrazione e Fiscale di Intesa Sanpaolo, oltre che dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili e societari.

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