Cosa dicono le dichiarazioni dei redditi degli autonomi e dei piccoli imprenditori

Filiberto Martinetto, presidente Confapi Piemonte
Dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi del 2018 emerge che i piccoli imprenditori (ditte individuali) e i lavoratori autonomi, entrambi soggetti agli studi di settore e costituenti una platea di poco meno di due milioni di persone (1.958.108 a fine 2017) hanno dichiarato, mediamente, 25.290 euro. Media, però, risultata da redditi molto differenti fra le regioni del Nord e quelle del Sud. Infatti, si va dai 37.470 euro in Trentino-Alto Adige, 36.070 in Lombardia, 31.700 in Friuli-Venezia Giulia, 31.070 in Veneto, 31.020 in Emilia-Romagna, 28.640 in Piemonte e 28.630 in Liguria, ai 6.120 euro in Calabria, 11.160 in Molise, 11.390 in Basilicata, 12.640 in Sicilia, 12.810 in Puglia, 13.340 in Campania e 17.860 in Sardegna.
A riportare questi dati è la Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, che contesta quanti sostengono che i piccoli imprenditori sarebbero evasori. Oltre a ricordare che più del 70% degli artigiani e dei commercianti non ha dipendenti, la Cgia si domanda: “con un livello di reddito medio che, nonostante le difficoltà economiche, al Nord supera i 30.000 euro, questi operatori quanta parte di reddito nasconderebbero al fisco?”
Di segno opposto, invece, la situazione al Sud, dove i livelli di reddito sono molto contenuti; “ma, in alcune zone del Mezzogiorno, fare impresa è sempre più difficile e, per molti, il ricorso all’evasione consente di recuperare liquidità per mantenere in vita l’attività”.
In Italia, l’evasione fiscale è stimata in oltre 113 miliardi di euro all’anno Nel 2016 (dato disponibile più recente) è stata del 16%: ciò vuol dire che, per ogni 100 euro di gettito incassato dal fisco, 16 rimangono illegalmente nelle tasche degli evasori.
Le regioni più a rischio evasione sono quelle del Sud: per la Calabria la stima di evasione è del 24,2 %, per la Campania 23,2%, per la Sicilia 22,2% e per la Puglia 22%. Nelle regioni del Centro-Nord, invece, si va dal minimo del 12% della provincia autonoma di Bolzano, il 12,5% della Lombardia e il 13,3% sia della provincia autonoma di Trento che del Friuli-Venezia Giulia al 13,8% del Veneto, il 14,1% dell'Emilia-Romagna e il 14,4% del Piemonte.
In particolare, per il Piemonte, che nel 2017 contava 147.302 contribuenti soggetti agli studi di settore, è stato stimato che l'economia non osservata (il “nero”) sia pari al 12,4% del valore aggiunto e che le imposte evase nel 2016 siano ammontate a 7,869 miliardi.
Ma ad evadere sono i piccoli ? “Ammesso e non concesso che l’evasione sia riconducibile quasi esclusivamente ai piccoli operatori economici – riferiscono dalla Cgia - come si spiega che negli ultimi dieci anni il numero degli artigiani e dei piccoli negozianti è sceso di 160 mila unità? Se si guadagna bene e si pagano poche tasse, come è possibile che il numero di queste attività sia crollato?”
Al di là della provocazione, è evidente che il mondo dell’evasione/elusione fiscale presente in Italia è molto più articolato di come viene superficialmente descritto da molti osservatori. Se il barista o l’idraulico non emettono lo scontrino o la ricevuta fiscale, il cliente finale se ne accorge ed è in grado di denunciare l’infrazione. Che potere di interdizione ha, invece, di fronte all’evasione delle grandi multinazionali del web che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, sottraggono al fisco italiano 20 miliardi di euro all’anno?
E ancora. Dopo gli scandali di “Panama Paper” e della “lista Falciani” – dove un numerosissimo gruppo di faccendieri, finanzieri, manager pubblici, grandi imprenditori, vip del mondo dello spettacolo hanno trasferito illegalmente decine e decine di miliardi nei paradisi fiscali di tutto il mondo - quanti cittadini onesti si sono indignati di fronte delle misure legislative applicate in questi ultimi anni (come la voluntary disclosure) che hanno consentito a molti di questi soggetti di “sanare” la propria posizione nei confronti del fisco italiano?
“E ancorché non si possa parlare di evasione, perché mai l’opinione pubblica non si scandalizza nei confronti di molte holding italiane, private e persino pubbliche, che da qualche anno hanno trasferito la sede legale principale, o di una consociata, nei Paesi Bassi, per beneficiare anche della fiscalità di vantaggio offerta da questo Paese?” si è chiesta la Cgia.
Il fisco ha tutti gli strumenti per scovare gli evasori e continua a fare tanti controlli; ma i circa 110 miliardi di evasione fiscale e contributiva denunciati dal ministero dell’Economia e delle Finanze sono pressoché stabili da almeno 10 anni, mentre nello stesso periodo l’Amministrazione finanziaria ha visto aumentare notevolmente il numero di strumenti a disposizione per contrastare chi evade il fisco.
In estrema sintesi, le principali misure sono: 1) abolizione del segreto bancario; 2) obbligo di segnalare all’Uif (Unità di Informazione Finanziaria) le operazioni mensili superiori a 10.000 euro; 3) Isa(Indicatori Sintetici di Affidabilità); 4) controlli contro la mancata emissione di scontrini e ricevute; 5) redditometro; 6) comunicazione dati liquidazioni periodiche Iva; 7) 117 (numero di pubblica utilità della Guardia di Finanza); 8) Serpico (super cervellone che registra decine di migliaia di informazioni al secondo, mettendo a confronto dichiarazioni dei redditi, polizze assicurative, informazioni del catasto, del demanio, della motorizzazione, etc. di tutti i contribuenti) 9) metodologie di controllo delle Pmi e dei lavoratori autonomi; 10) limite all’utilizzo dei contanti fino a 3.000 euro; 11) split payment; 12) fattura elettronica; 13) reverse charge.
Sul fronte dei controlli, delle verifiche e degli accertamenti, infine, nel 2018 l’Amministrazione finanziaria ha inviato oltre 1, 9 milioni di lettere per l’attivazione della compliance (richieste di chiarimenti su irregolarità riscontrate o potenziali); inoltre, sono stati effettuati quasi 152.500 accertamenti ordinari nei confronti delle imprese; quasi 252.000 accertamenti parziali automatizzati e quasi 531.000 controlli strumentali effettuati dalla Guardia di Finanza.

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