Redditività: Italgas, Diasorin e Cairo podio dei gruppi industriali piemontesi quotati

Urbano Cairo, presidente Cairo Communication
Rcs Mediagroup e Torino Calcio
L'area studi di Mediobanca ha pubblicato, recentemente, un'approfondita analisi dei 42 maggiori gruppi industriali italiani quotati in Borsa, tra i quali si trovano i piemontesi Aurelia (Gavio), Buzzi Unicem, Cofide (Fratelli De Benedetti, figli di Carlo), Diasorin, Fca Italy, Iren, Italgas e, volendolo "piemontesizzare", Cairo Communication, fondato, controllato e guidato da Urbano Cairo, che è nato a Milano, ma cresciuto nell'Alessandrino, provincia della quale è originaria la famiglia.
Dallo studio di Mediobanca, fra l'altro, emerge che nel 2018 il gruppo piemontese con la maggiore redditività è risultato quello che fa capo a Italgas, il cui roe (rapporto fra l'utile netto e il capitale proprio), l'anno scorso, è stato del 30,9%, per di più il terzo più alto a livello nazionale.
Con Italgas, sul podio subalpino della reddività 2018, Mediobanca ha collocato Diasorin sul secondo gradino (28,9%) e sul terzo Cairo Communication (15,9%). Dietro il terzetto figurano, nell'ordine, Buzzi Unicem (13,9%), Iren (12,5%), Aurelia (5,1%) e Cofide (1%). Fca Italy, gruppo al quale fanno capo le attività di Fiat Chrysler Automobiles nel nostro Paese, invece, ha denunciato ancora un risultato negativo pari al 15,3% del capitale proprio.
Fra l'altro, negli ultimi cinque esercizi (2014-2018) Fca Italy ha subito perdite nette per il totale di 532 milioni di euro, mentre gli altri grandi gruppi industriali piemontesi hanno avuto, nello stesso periodo, i seguenti profitti netti: 1,472 miliardi Italgas, 1,162 miliardi Buzzi Unicem, 858 milioni Iren, 594 milioni Diasorin, 328 milioni Aurelia, 167 milioni Cairo Communication e 28 milioni Cofide, destinata alla fusione con Cir, della quale assumerà il nome.
Un'altra tabella dello studio di Mediobanca evidenzia il numero di dipendenti dei grandi gruppi industriali piemontesi al 31 dicembre scorso: Fca Italiy 32.737, Cofide 16.213 (44% all'estero), Buzzi Unicem 10.009 (85% all'estero), Iren 6.921, Aurelia 6.023 (8,8% all'estero), Italgas 3.631 e Diasorin 1.957.
Passando a tutti i 42 grandi gruppi industriali italiani quotati, Mediobanca ha rilevato che nel 2018 il giro d’affari aggregato è stato di 366 miliardi, in aumento del +3,3% sul 2017. Fondamentali le esportazioni (+6%), debole la domanda interna (+0,2%). Il settore energetico fa la parte del leone e determina la metà (52,8%) del fatturato aggregato, complice anche una crescita dei ricavi del +7,5% sul 2017 legata al prezzo del greggio. Cresce anche la manifattura (+2,6%) che genera il 26,8% del giro d’affari totale. Proviene prevalentemente dal terziario (autostrade, poste, tlc, tv, ecc.) la quota restante.
Nel 2018-2014 sono aumentati i ricavi delle grandi aziende private (+15,8%), al contrario delle pubbliche (-9,2%), che, però, fatturano mediamente il triplo e determinano il 65,7% delle vendite (contro il 34,3% delle private). Bene soprattutto i gruppi manifatturieri privati (+3% sul 2017) rispetto a quelli pubblici (+1,7%), specialmente se si allarga il confronto ai cinque anni (+30,7% i privati, -17,3% i pubblici). Le sole Eni (75,8 miliardi) ed Enel (73,1 miliardi), i due principali gruppi industriali italiani, determinano il 41% del fatturato aggregato, seguite da Fca Italy (27,2 miliardi) e Poste Italiane (25,6 miliardi). Il fatturato non domestico dei grandi gruppi è pari al 54%. L’occupazione dei 42 grandi gruppi aumenta (+2,7% sul 2017), ma solo all’estero (+12,2%) e non in Italia (-0,5%). In controtendenza la manifattura che incrementa la forza lavoro anche dentro i confini nazionali: +2,9% (+6,4% all’estero e +1,6% in Italia).
Nel 2018, la redditività industriale dei gruppi pubblici supera quella dei gruppi privati (ebit margin al 13,5% contro il 10,8%) soprattutto per l’impatto del comparto energetico (14%). La manifattura privata (11,2%) è, di contro, più redditizia della pubblica (4,7%), con Recordati, Diasorin e Moncler sul podio. Irraggiungibili le performance dei “monopolisti” delle reti Snam (55%) e Terna (51,4%). Ammontano a oltre 46 miliardi gli utili cumulati nel periodo 2014-2018, di cui quasi un terzo in capo alla sola Eenl (13,9 miliardi), campione di profitti. Completano il podio Snam (5,2 miliardi) e Poste Italiane (3,5 miliardi).
Capitolo dividendi: nel 2014-2018 hanno raggiunto 57 miliardi Anche in questo caso Eni (16,3 miliardi) ed Enel (13,7) dominano. La fetta maggiore spetta allo stato italiano, che incassa 11,2 miliardi, oltre il doppio di quanto riscosso dalle famiglie che controllano i gruppi privati (4,7 miliardi); ai comuni vanno 1,2 miliardi.
La classifica per solidità finanziaria è dominata da Salvatore Ferragamo, Diasorin e Moncler; quella degli investimenti da Moncler, Salvatore Ferragamo, Ima e Brembo. In generale gli investimenti sono calati dello 0,5% rispetto al 2014. Nel 2018 i grandi gruppi hanno investito in azioni proprie (buy back) otto volte in più rispetto al 2014; rapportata agli investimenti materiali, tale spesa aumenta dallo 0,3% nel 2014 al 2,1% nel 2018. Cresce, inoltre, l’utilizzo delle azioni a voto maggiorato che consentono di esercitare un diritto di controllo superiore al capitale posseduto.

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