Ecco tutti i rischi della corsa delle banche a cedere i crediti difficilmente rimborsabili

Riccardo Colombani, segretario First Cisl
I dati delle semestrali delle prime cinque banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Ubi) dimostrano che la corsa a liberarsi degli Utp (inadempienze probabili) è un’avventura senza ritorno”. La dichiarazione di Riccardo Colombani, segretario generale di First Cisl, a commento dei risultati di uno studio condotto sui bilanci dei maggiori istituti di credito italiani, è stata riportata da Firstonline, l'autorevole giornale web guidato da Franco Locatelli ed Ernesto Auci.
Gli Utp sono crediti che, secondo le stesse banche che li hanno concessi, difficilmente verranno rimborsati (Utp è l'acronimo inglese di “improbabile che paghi”).
Secondo Colombani, la rete distributiva delle banche prese in esame è al collasso: in un anno, dal 30 giugno 2018 al 30 giugno 2019, si sono persi 9.849 posti di lavoro (-3,8%) e 1306 sportelli (- 3,8%). Il forte aumento del prodotto bancario per dipendente (426.000 euro, +3,2%) attesta l’elevatissima produttività del lavoro, ma evidenzia anche che siamo prossimi al punto di non ritorno: le big di settore rischiano di perdere il radicamento territoriale. Un danno gravissimo per il Paese, che, in questo modo, si vede privare dell’assistenza alle famiglie e alle piccole e medie imprese, che costituiscono il propulsore della sua economia.
L’eclatante incremento del risultato netto aggregato (ben 1,16 miliardi di euro, +22,4%) è dovuto a operazioni societarie straordinarie, che hanno determinato cospicue plusvalenze; ma hanno eliminato fonti di ricavo ricorrenti.
Con il bassissimo livello dei tassi di interesse e l’altissimo flusso di commissioni sui servizi è indispensabile garantire l’equilibrio reddituale attraverso una proficua gestione del portafoglio crediti. E’ assurdo, pertanto, perdere soldi con folli cessioni di Utp. Ha ragione Castagna, l'amministratore delegato di Banco Bpm, quando sostiene che “la migliore strategia è quella di trattarli internamente, a livello organico”.
Se finalmente si invertirà la strategia della banche – sostiene Colombani e riporta Firstonline – potremo registrare un diffuso rientro in bonis delle inadempienze probabili a livello sistemico, con riflessi positivi immediati e ingenti sui conti economici. Al contempo, verrà salvaguardato il tessuto produttivo del nostro Paese: insomma una situazione win-win di importanza eccezionale”.
D’altra parte, aggiunge il leader dei bancari della Cisl, “il miglioramento del Npl ratio (netto) – dal 5,3% del giugno 2018 al 4,2% del giugno 2019 – e la bassissima incidenza dei nuovi flussi di crediti deteriorati al 30 giugno 2019 (tasso di deterioramento: Banco Bpm 0,9%, Intesa Sanpaolo 1%, Ubi 1%, Unicredit 1,2%, Mps 1,3%), peraltro in netto miglioramento rispetto a quelli relativi allo stessa data dell’anno precedente, evidenziano prospettive economiche in crescita per le banche. “A maggior ragione – conclude Colombani – si deve interrompere la frenesia della cessione ad ogni costo degli Utp”.

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