Ricorsi all'Arbitro Bancario Finanziario primati negativi per Conafi e Santander

Una coppia cittadina rende Torino pecora nera del rapporto 2018 dell'Arbitro Bancario Finanziario (Abf), sistema gratuito di risoluzione alternativa delle controversie tra consumatori e operatori finanziari (organismo indipendente e imparziale, rappresenta un'opportunità di tutela più semplice, rapida ed economica rispetto a quella offerta dal giudice ordinario).
La coppia che fa fare a Torino una brutta figura è quella formata da Santander Consumer Bank e da
Conafi (Prestitò). Sede e quartiere generale in corso Massimo d'Azeglio, Santander Consumer Bank, appartenente interamente all'omonimo gruppo spagnolo, tra i maggiori al mondo, si trova in testa alla classifica 2018 degli intermediari finanziari più contestati da loro clienti, i quali, per far valere le loro ragioni, si sono rivolti all'Arbitro Bancario Finanziario.
L'anno scorso, infatti, l'Abf ha ricevuto dai consumatori 3.154 ricorsi riguardanti operazioni fatte da Santander Consumer Bank, oltre mille in meno rispetto al 2017, ma comunque il 12% del totale nazionale e un punto in più sia di Prestitalia che di Ibl.
La banca torinese, che ha come presidente Ettore Gotti Tedeschi e amministratore delegato Alberto Merchiori, (crediti verso i clienti per 8,667 miliardi, utile consolidato di 117,2 milioni, 642 dipendenti) è stata giudicata, l'anno scorso, per 4.431 ricorsi, dei quali l'Abf ne ha accolti 2.913 dando ragione ai clienti e ne ha respinti 475.
Quanto a Conafi, quotata alla Borsa di Milano, è risultata in testa alla graduatoria degli intermediari inadempienti. Doppio disonore perché recidiva. Era già successo l'anno prima.
L'Abf ha imputato a Conafi Prestitò di non avere adempiuto a 175 decisioni dei Collegi arbitrali, evidenziando così un tasso di inadempimento pari al 93%, ancora peggiore del 58% emerso nel 2017, quando la società torinese non aveva eseguito 93 decisioni dei giudici, ai quali si erano rivolti i suoi clienti contestando operazioni della finanziaria.
Nonostante le pronunce dell'Abf non siano vincolanti, gli operatori adempiono alle sue decisioni nella quasi totalità dei casi. Delle quasi 33.000 “sentenze” emesse dai sette Collegi arbitrali italiani nel 2018 soltanto 261 non sono state eseguite dall'intermediario interessato, che, nel 67% dei casi, è risultato Conafi Prestitò.
L'anno scorso, il 69% delle pronunce dell'Abf è stato a favore dei clienti, con l'accoglimento totale (47%) o parziale (22%) delle loro richieste.
L'Abf, sostenuto nel suo funzionamento dalla Banca d'Italia, decide esclusivamente sulla base della documentazione prodotta dalle parti (ricorrente e intermediario); non è necessaria l'assistenza di un avvocato. Le decisioni dell'Abf non sono vincolanti come quelle del giudice ordinario ma, se l'intermediario non le rispetta, la notizia del loro inadempimento è resa pubblica. Dopo una decisione dell'Abf, la parte interessata può comunque ricorrere al giudice ordinario.
Nel 2018, al quarto posto per numero di ricorsi si è piazzata Poste Italiane (2.347) e 'al quinto Intesa Sanpaolo con 1.867. Relativamente ai ricorsi riguardanti la banca guidata da Carlo Messina, l'Abf ne ha decisi 2.334, dando ragione ai consumatori 385 volte e torto 1.185.
Il Collegio torinese dell'Abf, competente per il Piemonte, la Liguria e la Valle d'Aosta (gli altri sei si trovano a Bari, Bologna, Milano, Napoli, Palermo e Roma) ha ricevuto 1.831 ricorsi (2.579 nel 2017) e ne ha decisi 2.385 (1.551), accogliendone il 53% e respingendone il 31,6%.

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