Umberto Vitolo spiega come e cosa fare quando il nostro sangue si ammala

Umberto Vitolo 
di Ernesto Bodini*
“Come e cosa fare quando il sangue si ammala” è stato l’argomento trattato da Umberto Vitolo, direttore della Divisione di Ematologia all’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, in uno dei “Lunedì della prevenzione e della salute”, organizzati dall'Associazione Più vita in Salute.
Come ben sappiamo, il sangue rappresenta 1/12 del peso corporeo (circa 5-6 litri in un adulto di circa 70 chili): il 40% è rappresentato da cellule e il 60% da liquido. «Le funzioni del sangue – ha ricordato Umberto Vitolo – comprendono il trasporto di gas disciolti, portando ossigeno dai polmoni ai tessuti e anidride carbonica dai tessuti ai polmoni; inoltre,distribuisce le sostanze nutritive (assorbite dall’intestino), trasporta i prodotti di rifiuto dai tessuti periferici ai siti di eliminazione come i reni e procura enzimi e ormoni a determinati tessuti; ma contribuisce anche a ridurre le perdite dei liquidi attraverso la coagulazione. I globuli bianchi ci difendono dagli agenti patogeni (virus e batteri), mentre le piastrine bloccano le emorragie e riparano le ferite».
Il sangue è soggetto anche ad esami di laboratorio per rilevare i valori del plasma, dei globuli rossi e bianchi, delle piastrine e quindi delle cellule, le quali devono essere continuamente riprodotte: in una goccia di sangue ci sono circa 50 milioni di globuli rossi, 50 mila globuli bianchi e 2,5 milioni di piastrine. Tutte queste cellule sono prodotte dal midollo osseo, che si trova all’interno delle ossa piatte.
«La carenza di sangue, che è detta anemia – ha precisato Vitolo – è una condizione patologica, che consiste nella riduzione della quantità totale di emoglobina circolante nel sangue periferico, ossia quando i livelli della stessa sono inferiori a 13 g/dl nell’uomo e a 12 g/dl nella donna; tale riduzione può essere temporanea o cronica ed è più esposto a tale rischio chi è carente di vitamina B12, vitamina C o acido folico e chi è affetto da celiachia”.
“Le anemie possono essere suddivise in acute e croniche. Si parla di microcitiche quando i globuli rossi sono più piccoli della norma, di macrocitiche quando i globuli rossi sono più grossi e di normocitiche quando sono di dimensioni normali. I sintomi di tale affezione sono molteplici e riguardano l’apparato oculare, la cute, quello respiratorio, i muscoli, l’intestino, il sistema nervoso centrale, il muscolo cardiaco e la milza”.
Le cause principali di anemia sono riconducibili a malattie croniche (35%), carenza di ferro (15%), post emorragiche (7%), mielodisplasie (5,5%), carenza di vitamina B12 (5,5%), emolisi (5,5%). L’anemia da malattie infiammatorie croniche comprende le infezioni acute, le neoplasie, il diabete e lo scompenso cardiaco. Per quanto riguarda la terapia si tratta di ricercare e correggere la causa scatenante.
«L’anemia da carenza di ferro (nota come sideropenia) – ha aggiunto Vitolo – è causa di distrofie e fissurazioni ungueali, perdita di capelli, glossite e tachicardia; anche la gravidanza può causare anemia, come pure emorragie gastro-intestinali, flusso mestruale abbondante e celiachia. Tra le terapie è indicata la somministrazione di ferro per via orale, un adeguato apporto dietetico. Mentre l’’anemia perniciosa presenta sintomi vari come la perdita di sensibilità, astenia, confusione mentale, atassia, sindrome paranoide, etc.».
In tali casi si consigliano alcuni esami come l’emocromo, assumere una dieta varia, che deve contenere legumi e cereali integrali; mentre in alcune situazioni, come la gravidanza e in soggetti giovani, sono indicati supporti vitaminici.
«In merito alle leucemie, ossia i tumori delle cellule del sangue – ha spiegato il cattedratico – si distinguono in forme acute e forme croniche. In particolare, per quanto riguarda le forme croniche, consistono nell’aumento di cellule del sangue mature, più o meno funzionali, i cui sintomi sono identificabili in stanchezza, inappetenza, difficoltà digestive e aumento del volume della milza. Per la cura della leucemia mieloide cronica non è più indicato il trapianto allegenico, se non in pochi casi, con una sopravvivenza simile alla popolazione normale. La leucemia linfatica cronica è una neoplasia causata da un accumulo di linfociti, in seguito a trasformazione maligna, tale da produrre un notevole numero di cellule, uguali tra loro, che continuano a riprodursi e accumularsi nel sangue, nel midollo osseo, nei linfonodi e milza. È una patologia più comune e tipica nel soggetto anziano e l’età media della diagnosi è 65 anni. I sintomi sono rappresentati dall’aumento dei linfonodi e dall’aumento del volume della milza, oltre a stanchezza, anemia e carenza di piastrine. Per la cura in taluni casi è indicata la chemioterapia o la somministrazione di farmaci biologici».
Umberto Vitolo ha poi rammentato le caratteristiche delle leucemie acute, che si dividono mieloide, più frequente negli adulti, e linfoide, più frequente nei bambini. Nelle forme acute la cura consiste nella chemioterapia, mirata a colpire le cellule tumorali durante il processo di replicazione e, in supporto, la terapia per via endovenosa o per via orale, per combattere gli eventuali effetti collaterali.
Questo trattamento avviene in regime di ricovero intensivo o semi-intensivo e, in taluni casi, la terapia può essere somministrata a dosi molte elevate, con reinfusione di cellule staminali autologhe (dello stesso paziente) o di un donatore (trapianto di midollo autologo o allogenico).
Nel richiamare l’attenzione sui linfomi, il clinico ha spiegato che sono una patologia dei linfonodi e del sistema linfatico che richiedono trattamenti specifici differenti. Tra questi sono noti il linfoma di Hodgkin (soprattutto nei giovani) e il linfoma non hodgkin (soprattutto nei soggetti ultra sessantenni. Per quest’ultima forma le cause non sono tuttora ben definite e la patologia entra con l’età ed è più frequente nei maschi. «Il mieloma – ha concluso Umberto Vitolo – è una patologia che aumenta con l’età in particolare dopo i 60 anni: in particolare, colpisce la persona di sesso maschile ed è la seconda neoplasia ematologica dopo il linfoma».
* Giornalista medico-scientifico

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