Le due battaglie che Francesco Profumo dovrebbe fare come presidente dell'Acri

Per gentile concessione, riportiamo l'editoriale del nuovo numero de L'Economia Nord Ovest, supplemento pubblicato ogni lunedì dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera.

Francesco Profumo
neo presidente dell'Acri
Pochi giorni fa, è stata ufficializzata la collaborazione tra Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, Intesa Sanpaolo Innovation Center e Techstars, leader globale che supporta la crescita e lo sviluppo delle startup, per la creazione di un hub internazionale per l'innovazione a Torino, in una parte del complesso delle Ogr, sulla cui riconversione l'ente presieduto da Giovanni Quaglia ha già investito un centinaio di milioni di euro.
Questa nuova, grande iniziativa è la prova più recente di che cosa possono fare le fondazioni di origine bancaria (fob) e del ruolo che sono in grado di svolgere, inimmaginabili quando sono state create, nel 1990, con la legge Amato. Erano nate, sostanzialmente, come enti erogatori di contributi a sostegno di soggetti non profit operanti in settori quali l'arte e i beni culturali, l'istruzione e la formazione, la sanità pubblica, la beneficenza e il volontariato, la ricerca scientifica.
Con gli anni, le fondazioni bancarie sono cambiate molto, le maggiori almeno. All'attività tradizionale, passiva, consistente nel finanziamento di progetti di terzi, hanno affiancato e sviluppato, in misura crescente, l'azione propositiva, diretta, creativa. Sono diventate fattori indipendenti di sviluppo, non soltanto sociale e culturale ma anche economico. Sono diventate motori di progresso e innovazione, attori di primo piano nelle comunità in cui operano.
Le Fondazioni costruiscono e gestiscono edifici a uso sociale, dalle case per persone e famiglie svantaggiate ad ambulatori gratuiti; comprano, ristrutturano e convertono edifici storici in abbandono, realizzano musei e biblioteche; promuovono studi e ricerche; costituiscono società strumentali con Università e altre organizzazioni, valorizzano talenti e risorse, ideano e finanziano progetti d'avanguardia in vari campi.
Soltanto le tre principali fondazioni piemontesi – Compagnia di San Paolo, Crt e la cuneese Crc – l'anno scorso hanno stanziato circa 280 milioni di euro per l'attività istituzionale. Investimenti per il miglioramento delle loro comunità di riferimento, che confermano la loro potenza di fuoco e che sono stati possibili grazie ai loro avanzi di gestione (utili netti).
Nel 2018, le tre grandi piemontesi hanno “avanzato” più di 380 milioni, frutto di un patrimonio netto complessivo di oltre 9,6 miliardi. Tesoro formato dalla dotazione originaria – le azioni della banca “conferitaria” - dai dividendi accantonati, dagli investimenti diversificati.
Per diverse fondazioni, i dividendi della “loro” banca (241 i milioni di euro ricevuti nel 2018 dalla Compagnia di San Paolo, ancora maggiore azionista di Intesa Sanpaolo) hanno costituiscono e costituiscono la principale fonte di ricavo.
E qui si apre il primo problema. Perché il Protocollo d'intesa Acri-Mef, firmato il 22 aprile 2015 dalle fondazioni aderenti alla loro associazione nazionale e dal ministero dell'Economia e delle Finanze, che è l'autorità di vigilanza, prevede che le fondazioni bancarie non possano avere più di un terzo del proprio attivo, a valore di mercato, investito in un unico asset.
La Compagnia di San Paolo supera questo limite, nonostanta abbia già venduto quote di Intesa Sanpaolo e sarebbe fuori legge se non avesse ottenuto dal Mef più tempo per rientrare nei parametri. Situazione comune ad altre fondazioni.
Questa norma è contestabile, perché se è giusto obbligare alla diversificazione del patrimonio, non è logico imporre il limite del 33,3%, tasso che non si capisce come sia venuto fuori e che penalizza sia un investimento sia l'autonomia gestionale e la responsabilità degli amministratori.
Francesco Profumo è il nuovo presidente dell'Acri, subentrato a Giuseppe Guzzetti, primo firmatario del Protocollo. Profumo potrebbe e, magari, dovrebbe tentare di far modificare la norma vincolante del 33,3%, per ottenere che un investimento redditizio non venga sacrificato sull'altare di diversificazioni spesso a minor rendimento e maggiore rischio.
In qualità di presidente dell'Acri, inoltre, Profumo potrebbe cercare di far decadere la norma che non consente alle fondazioni bancarie di destinare a riserve più del 35% dell'avanzo di gestione e obbliga, invece, a destinarne almeno la metà al finanziamento delle attività istituzionali. Perché questi vincoli limitano eccessivamente la libertà della gestione del patrimonio, che è fondamentale per la salvaguardia e lo sviluppo di una fondazione e, infine, della sua comunità.

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