La "lezione" di Giobbe per prevenire l'ictus per conoscerne i pericoli e i sintomi

di Ernesto Bodini*
Dario Giobbe, nella foto di Giovanni Bresciani
“Stili di vita e condizionamento dei media in prevenzione primaria dell’ictus” è il tema trattato da Dario Giobbe, neurologo e psichiatra, da oltre un ventennio presidente dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (Alice Piemonte), durante uno degli incontri organizzati, a Torino, dall'Associazione Più vita in Salute, presieduta da Roberto Rey.
L’ictus è una malattia dei vasi cerebrali, che si manifesta con un improvviso deficit focale o globale delle attività cerebrali, con la durata dei sintomi di oltre 24 ore o con la morte del paziente. “Sono due i tipi di ictus – ha spiegato Dario Giobbe: quello emorragico, che si manifesta nel 20% dei casi ed è dovuto alla rottura di un vaso all’interno del cranio; e quello ischemico, che costituisce l’80% dei casi e si manifesta con l’occlusione di un vaso (ischemia), condizione, questa, che può essere transitoria”.
“I sintomi – ha aggiunto - sono l’emiparesi, che consiste nella difficoltà a muovere una metà del corpo, cui segue l’emianestesia, ossia la perdita della sensibilità. Un altro disturbo è quello visivo (emianopsia), che consiste nella perdita parziale del campo visivo, ma anche l’afasia (comprensione e/o espressione), ovvero il disturbo del linguaggio. Si può manifestare anche l’atassia, che consiste nella difficoltà di mantenere l’equilibrio nel tempo e nello spazio”.
In Italia, l’ictus costituisce la terza causa di morte, la seconda di demenza e la prima di invalidità. L’incidenza è di 200- 250 casi per 100 mila abitanti/anno, con la tendenza all’aumento negli ultra 65enni. I decessi conseguenti sono circa 100 per 100 mila abitanti/anno.
In Piemonte l'ictus cerebrale rappresenta la seconda causa di morte, con circa 350 decessi per 100mila abitanti/anno, con aumento del 50% dei tre decessi.
“Quindi è una malattia grave - ha sottolineato Dario Giobbe – tanto che, oltre alle statistiche di incidenza e di decessi, il 15% delle persone colpite muore entro un mese dalla comparsa dei sintomi; un ulteriore 15% decede negli 11 mesi successivi e la mortalità a un anno è del 30%, mentre un 40% dei pazienti con ictus resta invalido. Quindi, importante è la prevenzione che consente di ridurre l’incidenza in modo significativo, sino ad un terzo”.
Anche per prevenire questa patologia è opportuno correggere i propri stili di vita a cominciare dalla alimentazione e, a questo riguardo, va ricordato che per l’ictus vi sono tre nutrienti dannosi: eccessiva esposizione al sole (oltre 5°), l’abuso di alcol e i grassi saturi. Per contro, i nutrienti ad azione protettiva sono gli acidi grassi polinsaturi (Omega 3), le vitamine (B6 e B12), le fibre alimentari, gli antiossidanti, il potassio e il calcio. E altrettanto indicativa è la dieta mediterranea. «Ma non bisogna aumentare di peso – ha raccomandato Dario Giobbe – occorre, invece, bruciare le calorie, facendo attività fisica prolungata e costante”.
Per quanto riguarda i soggetti a rischio, Giobbe ha affermato che, potenzialmente, lo si è tutti, soprattutto dopo i 50 anni e specie se affetti da ipertensione, diabete, dediti al fumo, in presenza di una manifestata stenosi carotidea e fibrillazione atriale.
“Il trattamento dell’ictus – ha concluso Dario Giobbe – consiste nella terapia anticoagulante (a seconda dei casi), soprattutto se in presenza di fibrillazione atriale ,che è più frequente nei soggetti ultra 65enni. La stenosi carotidea può essere diagnosticata con gli ultrasuoni, con la Tac o la risonanza magnetica, e, per il relativo trattamento, nella maggior parte dei casi, è richiesto l’intervento chirurgico per la rimozione della placca che ha ostruito il vaso carotideo”.
*Giornalista medico-scientifico

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