Il bilancio economico del Gruppo Abele esempio di trasparenza dato da don Ciotti


Don Luigi Ciotti con Papa Francesco 
“Fa del bene, mantenendo il bilancio in attivo. Il soggetto è l'Associazione Gruppo Abele di don Ciotti. Esemplare anche per trasparenza e tempestività”. Parte così l'articolo che, un paio di giorni fa, il Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, ha dedicato alla prima “creatura” benefica di don Ciotti, il prete di strada, promotore anche di Libera, “cartello di associazioni contro la mafia”.
Dopo aver pubblicato, già da tempo, il bilancio sociale 2018 e l'elenco di tutti i contributi pubblici ricevuti l'anno scorso, recentemente, il Gruppo Abele ha messo in rete anche il bilancio economico relativo all'esercizio passato, subito dopo la sua approvazione da parte dei 200 soci della Onlus, fondata da don Luigi Ciotti, nel 1965, a Torino, dove ha sede, quartiere generale e diverse attività.
Il conto economico 2018 riporta un utile netto di 19.705 euro, tutti mandati al fondo di dotazione. Nel 2017, l'utile netto era stato di 8.437 euro. E' migliorato anche il risultato prima delle imposte: 104.705 euro, a fronte degli 89.260 dell'anno precedente; nonostante il calo del valore della produzione, che è stato di 6.520.125 euro, 97.313 in meno rispetto al 2017.
Sono diminuiti, però, anche i costi e più dei ricavi, da 6.345.191 a 6.237.635; oltre che gli oneri finanziari, scesi a 177.781 euro (al 31 dicembre scorso, i debiti sono risultati pari a 7.561.231 euro, 26.047 meno che alla stessa data 2017; a fronte dei quali si trovano crediti per 1.271.712 euro, per un attivo totale di 9.178.050 euro).
Il patrimonio netto è di 579.944 euro, superiore di 96.995 euro alla cifra del 31 dicembre 2017.
“Il presidente don Ciotti rende conto di tutte le entrate e di ogni voce di spesa del Gruppo Abele, quasi come se l'Associazione fosse quotata in Borsa” ha scritto il Corriere Torino, rilevando che la maggior parte dei proventi – 3,951 milioni – è costituita dai contributi pubblici per l'attività istituzionale, mentre la raccolta fondi ha generato 1,825 milioni. Dai privati sono arrivati 1,481 milioni, da fondazioni bancarie e aziende 181.213 euro e 162.655 dal 5X1000.
Al Gruppo Abele, l'anno scorso, sono arrivate anche donazioni in natura: fra l'altro, 60.283 chili di alimentari dalla Coop, 16.853 chili di frutta e verdura dal Banco Alimentare, 1.258 fra medicinali e articoli sanitari dal Banco Farmaceutico, 720 chili di caffè dalla Lavazza, in cialde o macinato; 2.655 chili di pane dal Panificio e 2.000 capi di abbigliamento da Combipel. Donazioni il cui valore finanziario è stato quantificato in 152.695 euro.
Il Gruppo Abele accoglie, ospita nelle sue comunità e cura tante persone in difficoltà a causa di dipendenze, vulnerabilità sociale e familiare, immigrati, detenuti; assiste gli “ultimi”, fa formazione e prevenzione, è un attore della cooperazione internazionale. Il tutto con un “organico” formato da 110 dipendenti, 19 collaboratori, uno stagista e 265 volontari. L'anno scorso, il personale dipendente è costato 3.297.676 euro, 218.216 meno dell'anno precedente.
L'evidenza data dal Corriere Torino, guidato da Umberto La Rocca, al bilancio del Gruppo Abele è giustificata e meritevole. Premia la trasparenza dell'attività di don Ciotti, che dovrebbe rappresentare un esempio anche per altri enti, pubblici e privati, come le Curie, pur non avendone l'obbligo legale.
Pare quanto mai opportuno che i soggetti i quali ricevono denaro della gente o da amministrazioni pubbliche rendano facilmente disponibili i loro conti alla visione di tutti, pubblicandoli sui loro siti internet e con modalità tali da favorirne l'accesso, evitando labirinti informatici.

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