Banca d'Italia: l'economia del Piemonte più debole e lenta del Nord Ovest Ravanelli: imprenditori troppo prudenti

Luigi Capra, direttore Banca d'Italia
Sede di Torino
Ne 2018 l'economia piemontese ha fatto registrare un ulteriore moderato recupero”. Lo riporta il nuovo rapporto della Banca d'Italia, presentato da Roberto Cullino, responsabile dell'Ufficio studi della Sede di Torino, diretta da Luigi Capra. “In base a stime preliminari, il Pil della regione – ha riferito Cullino - è cresciuto intorno all'1%, pressoché in linea con la media nazionale” precisando, però, che “l'andamento complessivo ha riflesso dinamiche differenziate nel corso dell'anno, con un peggioramento della congiuntura e del clima di fiducia delle imprese a partire dall'estate”. Peggioramento che continua.

Tornando al 2018, il rapporto della Banca d'Italia evidenzia che in Piemonte la produzione industriale è cresciuta meno che nel 2017 e con una dinamica in progressivo indebolimento nel corso dell'anno. La decelerazione ha interessato tutte le classi dimensionali d'impresa e gran parte dei comparti di specializzazione della regione. In particolare, nei mezzi di trasporto si è intensificato il calo dei volumi produttivi.
Su tali andamenti ha influito il forte rallentamento delle esportazioni, che erano cresciute a tassi sostenuti nell'anno precedente. Nelle costruzioni l'attività è rimasta su livelli storicamente contenuti, pur con qualche segnale di lieve recupero. Nei servizi l'andamento è stato ancora positivo. È proseguita la crescita del comparto turistico, grazie alla componente straniera. I trasporti hanno riflesso la dinamica della congiuntura industriale.
L'accumulazione di capitale nell'industria è stata ancora intensa, favorita dagli incentivi legati all'acquisto di macchinari a tecnologia avanzata; tuttavia, la propensione a investire è calata nella seconda parte dell'anno, in connessione con il deterioramento del clima di fiducia.
Per il complesso del 2019, l'indagine della Banca d'Italia sulle imprese industriali prefigura un lieve calo delle vendite e un indebolimento dell'attività di investimento.
È proseguita lo scorso anno la crescita dei prestiti bancari al comparto produttivo, iniziata alla fine del 2017. L'eterogeneità degli andamenti del credito per settore e classe dimensionale è risultata correlata con la differente rischiosità delle imprese. In presenza di condizioni di offerta rimaste complessivamente invariate, la domanda di finanziamenti si è irrobustita nel primo semestre per poi indebolirsi nel secondo, in connessione con il peggioramento della congiuntura.
Con la ripresa dell'attività economica sono gradualmente migliorate le condizioni economico-finanziarie delle imprese rimaste attive. Tale processo, insieme con la forte selezione operata dal mercato durante la crisi, ha condotto a una significativa riduzione della quota di aziende finanziariamente fragili. Negli ultimi anni si è intensificato, anche in Piemonte, l'accesso ai canali di finanziamento non bancari.
Nel corso dell'ultimo decennio, caratterizzato da fasi recessive più intense della media nazionale e da una ripresa più moderata, un numero significativo di imprese ha comunque fatto registrare percorsi di elevata crescita. La loro incidenza – 7% - sul complesso dell'economia è però più contenuta che nel resto del Paese.
Quanto al mercato del lavoro, è proseguito il recupero dell'occupazione, iniziato nel 2014. La crescita del 2018, di intensità analoga a quella nazionale, è stata sostenuta prevalentemente dal settore industriale. Il saldo tra assunzioni e cessazioni è stato ancora positivo. Sono aumentati i contratti a tempo indeterminato, grazie soprattutto alla stabilizzazione dell'elevato numero di rapporti a termine sottoscritti in precedenza. Ha frenato invece la componente a tempo determinato, il cui saldo è tornato negativo dopo due anni di valori positivi. Le persone in cerca di occupazione sono fortemente calate e il tasso di disoccupazione è sceso al valore più basso dal 2012. La diminuzione è stata più marcata per i giovani.
Le famiglie. Nel 2018, è continuata la crescita del reddito e dei consumi delle famiglie, avviatasi nel 2015, favorita dal miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Il Piemonte si caratterizza nel confronto nazionale per una minore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi da lavoro e per una quota di famiglie in povertà assoluta di poco più bassa.
L'indebitamento delle famiglie per l'acquisto di case è ancora salito, favorito dai bassi tassi d'interesse. Le compravendite di abitazioni sono ulteriormente aumentate; vi si è associata una stabilizzazione dei prezzi, dopo sei anni di calo. Anche il credito al consumo ha continuato a crescere. Il risparmio si è ancora indirizzato verso i conti correnti, nonostante gli esigui rendimenti offerti. Si è intensificato il calo del valore dei titoli depositati in custodia presso le banche; vi ha influito l'andamento delle quote di fondi comuni, tornate a scendere dopo sei anni di aumento.
Il mercato del credito. È continuata, nel 2018, la moderata crescita dei prestiti al settore privato non finanziario. La qualità del credito è ulteriormente migliorata. L'incidenza dello stock di crediti deteriorati sui prestiti è ancora scesa, beneficiando anche delle ingenti operazioni di cessione e di stralcio delle sofferenze effettuate dalle banche. È proseguita la riorganizzazione della rete territoriale e dei canali distributivi delle banche. Il numero di sportelli è ulteriormente sceso, mentre è aumentata la diffusione degli altri canali di contatto con la clientela. Il ricorso a strumenti di pagamento alternativi al contante è salito notevolmente negli ultimi anni, sostenuto dalle transazioni con carte di pagamento.
La finanza pubblica. Nel 2018, la spesa corrente degli Enti territoriali piemontesi è aumentata e quella per investimenti pubblici, frenata negli anni precedenti da numerosi vincoli, ha mostrato segnali di ripresa. Vi ha contribuito, in parte, l'accelerazione nell'attuazione dei programmi comunitari gestiti a livello regionale.
Parallelamente, sono salite le entrate. Nel complesso, il prelievo fiscale sulle famiglie da parte degli Enti locali piemontesi, in base alle stime della Banca d'Italia, è superiore a quello della media delle regioni a statuto ordinario. I Comuni della regione si caratterizzano nel confronto nazionale per una capacità di riscossione lievemente superiore. Lo stock complessivo del debito delle Amministrazioni locali piemontesi è calato nel 2018, ma rimane notevolmente più alto della media nazionale in termini pro capite.
Il rapporto della Banca d'Italia è stato presentato e commentato al Politecnico di Torino, dove sono intervenuti anche il rettore Guido Saracco e Fabio Ravanelli, presidente di Confindustria Piemonte.
Fabio Ravanelli
presidente Confindustria Piemonte
Fabio Ravanelli ha commentato: “Il quadro illustrato da Banca d’Italia conferma la fase di stagnazione imboccata dall’economia piemontese, dopo un percorso di ripresa che da noi si è manifestata in modo più debole e parziale rispetto ad altre zone del Paese. Le imprese rimaste attive presentano, in media, indicatori economico finanziari più robusti del passato, ma anche l’accesso al credito si è fatto più selettivo, dunque perché possano acquisire nuovo slancio e combattere il rischio della sottocapitalizzazione occorre percorrere anche strade diverse”
Il presidente di Confindustria Piemonte ha aggiunto: “Numerose imprese, in particolare quelle caratterizzate da un alto potenziale di crescita, stanno verificando l’opportunità di utilizzare strumenti di finanza alternativi al canale bancario, che rimane ancora oggi il principale canale di finanziamento dei progetti imprenditoriali. I nuovi strumenti forse appaiono meno competitivi, se analizzati solo dal punto di visto del “prezzo”, ma necessari soprattutto se finalizzati a operazioni straordinarie”. 
E ha concluso: “Noi imprenditori, in questo momento, abbiamo l’obbligo di mettere da parte un eccesso di prudenza che ci ha caratterizzato in questi lunghi anni di crisi e valutare come un arricchimento la presenza di nuovi partner, in particolare se finanziari, che ci portano anche a un nuovo modello di governance. Si tratta di un forte cambiamento in termini culturali e finanziari, soprattutto nelle Pmi, ma oramai uprocesso irreversibile”

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