Ai soci di Fca già costata oltre 1,4 miliardi la minaccia dei dazi di Trump al Messico

Mike Manley ad di Fca con il presidente John Elkann
“E' già costata oltre 1,4 miliardi di euro, agli azionisti di Fca, la minaccia di Donald Trump di imporre dazi del 25% ai prodotti messicani. Infatti, venerdì scorso, quando si è diffusa la notizia del nuovo proposito bellicoso del presidente degli Stati Uniti, questa volta rivolto al vicino Paese dal quale vuole fermare l'immigrazione utilizzando l'arma della limitazione delle importazioni, l'ultimo prezzo di Fca in Borsa è risultato di 11,438 euro, mentre era stato di 12,370 euro lunedì 27, giorno della proposta di matrimonio fatta da Fca a Renault”.
Lo ha evidenziato il Corriere Torino, oggi, 2 giugno, nella consueta rubrica domenicale dedicata alle quotate piemontesi. Nell'edizione locale del Corriere della Sera, inoltre, si è letto che “il clamoroso annuncio del progetto di unione tra i due colossi dell'automobile, con il coinvolgimento delle giapponesi Nissan e Mistubishi, aveva subito fatto balzare del 7,98% l'azione Fca, il cui valore riconosciuto da Piazza Affari era così tornato a sfiorare i 19,2 miliardi di euro. Mentre la sortita di Trump l'ha riportato a meno di 17,8 miliardi. Cifra che diventa ancora più significativa considerando che la sola Ferrari vale in Borsa 24,6 miliardi e, in settimana, ha superato i 25 (nuovo record)”.
E' stato ricordato che Ferrari in Messico si limita a vendere i suoi gioielli a quattro ruote, mentre Fca ha sette stabilimenti e fabbrica modelli poi esportati negli Usa. Entrambe le società sono controllate da Exor, la quale non poteva non risentire della caduta di Fca. A sua volta, perciò, Exor ha “perso” oltre 900 milioni, essendo la sua capitalizzazione scesa a 13,549 miliardi dai 14,455 di lunedì 24, quando aveva beneficiato del rialzo del 6,12%.
Fca ha 102 stabilimenti, produce circa 4,8 milioni di veicoli all'anno, con poco meno di 200.000 dipendenti. L'anno scorso ha registrato ricavi consolidati per 115 miliardi di euro. Il suo amministratore delegato, l'inglese Mike Manley, il giorno successivo alla comunicazione della proposta di matrimonio alla Renault, ha venduto 250.000 azioni Fca, ricavandone oltre 3,1 milioni di euro. Dalla società è stato riferito che Manley ha venduto “per sostenere spese personali”. Si è trattato, comunque, di un'iniziativa per lo meno intempestiva.
Nell'ultima, turbolenta, settimana, hanno registrato perdite di valore altre 17 delle 31 quotate piemontesi. E tra queste anche diverse big, quali Intesa Sanpaolo (-4,4%), Diasorin (-4,7%), Iren (-2,8%), Buzzi Unicem (-4,2%), Ubi Banca (-3,6%) e Reply (-1.9%). Insieme con Basicnet, Centrale del Latte d'Italia, Cofide, Conafi, Dea Capital, Guala Closures, Italia Independent, Ki Group, Pininfarina, Prima Industrie, Visibilia Editore. Borgosesia ne è uscita indenne.
Nonostante tutto, invece, hanno chiuso la settimana con un rialzo delle rispettive azioni, rispetto al venerdì precedente: Astm (24,34 euro l'ultimo prezzo), Autogrill (9,10), Bim (0,1385), Cdr Advance Capital (0,56), Cover 50 (9,70), Fidia (4,585), Italgas (5,668) Juventus (1,532), M&C (0,0378), Sias (15,58) e Tinexta (13,08), naturalmente con percentuali diverse.

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