A 53 miliardi i debiti commerciali della Pa

Secondo la stima riportata nella “Relazione annuale 2018”, presentata il 31 maggio dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, l’ammontare complessivo dei debiti commerciali della nostra Pubblica Amministrazione (Pa) sarebbe pari a 53 miliardi di euro In calo di quattro miliardi rispetto al 2017 (l’utilizzo del condizionale è d’obbligo, visto che la periodica indagine condotta dai ricercatori di via Nazionale si basa su indagini statistiche, condotte sulle imprese, e dalle segnalazioni di vigilanza da cui emergono dei risultati che, secondo gli stessi estensori delle stime, sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza)..
“Abbiamo il debito di parte corrente più alto d’Europa e a Napoli la situazione è disastrosa” ha commentato Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, aggiungendo che appare “intollerabile che il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) non riesca ancora adesso a quantificare con esattezza l’ ammontare complessivo del debito commerciale contratto dalla Pubblica Amministrazione italiana con i propri fornitori”
Paolo Zabeo ha continuato: “Pur riconoscendo l’impegno profuso negli ultimi anni, in Europa nessun altro Paese può contare su un debito commerciale così smisurato. Secondo i dati Eurostat, la Grecia, per esempio, ha un’incidenza dei mancati pagamenti di parte corrente sul Pil dell’1,4 per cento, mentre da noi è al 2,9 per cento, praticamente il doppio. Una situazione inaccettabile per un Paese civile che continua a produrre effetti molto negativi sui bilanci di migliaia e migliaia di imprese fornitrici della Pa”.
I casi limite sono moltissimi, soprattutto nel Mezzogiorno. Il Comune di Napoli, per esempio, paga mediamente i propri fornitori con 320 giorni di ritardo, l’Asl Napoli 1 con 167 e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria con 163.
Con l’obbligo della fattura elettronica le cose sono un po’ migliorate “Anche se l’introduzione della fattura elettronica non ha consentito al Mef di dimensionare lo stock dei debiti accumulati – ha detto il Segretario della Cgia, Renato Mason – negli ultimi anni i tempi medi di pagamento sono leggermente scesi. Dalla fine del mese di marzo del 2015, infatti, tutti i fornitori della Pa hanno l’obbligo di emettere la fattura in formato elettronico. Una disposizione che ha reso più trasparente il rapporto commerciale tra pubblico e privato, anche se il debito complessivo rimane ancora da definire e i ritardi dei pagamenti di molti enti sono spesso del tutto ingiustificati”.
Nel biennio 2013-2014, ricorda la Cgia, i governi Monti, Letta e Renzi stanziarono circa 50 miliardi di euro per onorare il pagamento dei debiti commerciali che, alla fine del 2012, risultavano essere “certi, liquidi ed esigibili”. Nonostante questo sforzo economico così importante, lo stock dei mancati pagamenti ha comunque subito una contrazione molto contenuta.
Tale situazione ha indotto la Commissione europea a deferire l’Italia alla Corte di giustizia della Ue. Bruxelles, pur riconoscendo l’impegno profuso negli ultimi anni, ha rilevato che le “Amministrazioni pubbliche italiane necessitavano ancora in media 100 giorni per saldare le loro fatture, con picchi che risultavano essere nettamente superiori”.

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