Prevenzione e salute, Guido Gasparri: "Ecco i fattori di rischio dell'osteoporosi"

di Ernesto Bodini*
Guido Gasparri ai Lunedì pomeriggio della prevenzione e della salute
Guido Gasparri, insigne cattedratico specialista in chirurgia toraco-polmonare ed esperto in chirurgia tiroidea e delle paratiroidi (già primario all’ospedale Molinette di Torino), in un “Lunedì pomeriggio della prevenzione e della salute”, ha trattato il tema “Osteoporosi ed iperparatiroidismo, un connubio ancora poco conosciuto”, richiamando l’attenzione sulla osteoporosi.
Che è una malattia sistemica assai ricorrente dello scheletro, caratterizzata da una ridotta massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità e predisposizione alle fratture soprattutto del femore, del bacino, della colonna vertebrale e del polso.
«I fattori di rischio di questa patologia – ha detto Guido Gasparri – sono l’età avanzata, soprattutto nelle donne con pregresse fratture, soggette a prolungata terapia con cortisonici, affette da dimagramento eccessivo, familiarità per le fratture stesse, artrite reumatoide, malassorbimento intestinale e, fra l'altro, menopausa precoce».
A riguardo, il clinico ha consigliato di seguire una densitometria ossea, in particolare per le donne con oltre 65 anni di età e in post-menopausa. Suggerimento non indicato agli uomini, a eccezione di quelli che presentano manifestazioni cliniche con riduzione della massa ossea (osteopenia) e che abbiano avuto pregresse fratture a causa di traumi, prolungata terapia cortisonica e sospetto iperparatiroidismo.
I fattori di rischio per l’osteoporosi sono molteplici: fra cui l’iperparatiroidismo, carenza di vitamina D (il cui buon apporto favorisce l’assorbimento del calcio e ne aumenta il riassorbimento osseo); come pure le carenze nutrizionali, anoressia, fumo, terapie ormonali antitumorali, sedentarietà, ipogonadismo, eccesso di proteine, isterectomia, diabete, carenza di calcio, inadeguata massa corporea, stress.
«L’iperparatiroidismo primario – ha spiegato Guido Gasparri – è una condizione patologica in cui viene prodotto l’ormone paratiroideo in quantità superiore al necessario a causa di tre adenomi, iperplasie e carcinoma della tiroide. Quello secondario è una condizione patologica in cui l’eccesso di paratormone (PTH, ormone prodotto dalle ghiandole paratiroidi che servono a mantenere costante la concentrazione del calcio nel sangue, ndr) viene secreto quale compenso all’ipocalcemia indotta da diverse condizioni. Quello terziario è una condizione patologica in cui l’ipoparatiroidismo non diminuisce quando sono venute meno, per trattamento chirurgico, e le condizioni che hanno creato un iperparatiroidismo secondario».
L’iperparatiroidismo primitivo si manifesta in 25 casi per 100 mila abitanti in Italia e in 28 casi per 100 mila abitanti negli USA. L’incidenza aumenta con l’età a partire dagli oltre 60 anni nella misura di cinque volte in più nelle donne in menopausa.
Questa patologia, che coinvolge specialisti di varie discipline, è trattabile con una terapia medica che consiste nella somministrazione di farmaci e, in taluni casi, con la chirurgia, i cui precursori sono stati il chirurgo svizzero Emil Theodor Kocher (1841-1917), premio Nobel per la Medicina nel 1909; il tedesco Christian Albert Theodor Bilroth (1829- 1894) e Albert Ghane.
La chirurgia mininvasiva rappresenta oggi un ottimo approccio all’iperparatiroidismo primitivo, ma tutte le tecniche sono adeguate se praticate con la necessaria perizia.
*Giornalista medico-scientifico

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