Pezzana: come si può aiutare l'ambiente con un'alimentazione sana e corretta

                                                                   di Ernesto Bodini *
Andrea Pezzana
Ormai è accertato che le scelte alimentari stanno influenzando i cambiamenti climatici, molto di più di quanto si sappia. Infatti, in questi ultimi decenni, l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi si è progressivamente incrementato, anche in ragione del notevole aumento della popolazione mondiale, traducendosi in alterazioni sostanziali degli equilibri naturali.
Una premessa che è servita ad Andrea Pezzana, medico e specialista in Scienza dell’Alimentazione, per introdurre la sua relazione su “Il cibo: buono per me, buono per l’ambiente”, precisando che “ siamo nell’era cosiddetta Antropocène, uno scenario che ha ricadute di salute pubblica, ponendosi l’esigenza di come coniugare salute e sostenibilità attraverso il cibo, sia pur nel rispetto del binomio piacere e salute”
“L’indice utilizzato per misurare la richiesta umana nei confronti della natura – ha spiegato Andrea Pezzana – mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della terra di rigenerarle.E l’ormai nota dieta mediterranea rappresenta il patrimonio dell’umanità, riconosciuto nel 2010 dall’Unesco. Ma contestualmente non bisogna disattendere il controllo del proprio peso corporeo, come pure il deficit calorico e l’elevata inefficienza nella gestione dell’iperglicemi”.
Ha aggiunto: “Bisogna privilegiare alimenti di origine vegetale, ridurre il più possibile il consumo di zuccheri e quelli di elevato valore glicemico; consumare con moderazione il cibo quotidiano e variare le fonti proteiche animali, come pure i grassi, il sale e l’alcol. Insomma, fare scelte alimentari che non abbiano pesanti ricadute sull’ambiente e sui cambiamenti climatici e ciò facendo la spesa alimentare con oculatezza”.
Ma il problema, visto nella sua interezza, è la fame “vera”, che interessa 950 milioni di persone quotidianamente nel mondo: per contro, nel 2014, si è verificata una pandemia di diabete tipo 2 che affligge non solo le nazioni con il più elevato Pil, ma anche in quelle nazioni che non hanno ancora risolto il problema della fame vera, ossia oltre un miliardo di persone.
E ciò includendo le malattie definite “cibo-correlate” come la sindrome metabolica, patologie neurodegenerative e cardiovascolari, fortemente influenzate dal nostro cibo quotidiano, proprio perché, in generale, la qualità dei nostri piatti è peggiorata sia per ingredienti sia per modalità di cottura e di consumo.
“Siamo di fronte – ha sottolineato Andrea Pezzana – a una transizione nutrizionale, che consiste nel trovarci a dover affrontare problemi nuovi, ma senza aver risolto quelli della fame nel mondo e, contrariamente a quanto si possa pensare, la soluzione non è l’aumento della produzione alimentare”.
Ma come coniugare salute e sostenibilità attraverso il cibo? Pezzana ha detto: quando acquistiamo ciò che ci serve per la nostra alimentazione contribuiamo agli scenari futuri, più o meno sostenibili nei confronti dell’ambiente”. Secondo lui, ci siamo allontanati dalla dieta mediterranea: abbiamo sostituito cereali integrali, frutta e verdura, legumi e olio d’oliva con snack salati, cibi pronti pieni di additivi, succhi zuccherati e salse grasse.
In sostanza si sta perdendo la cosiddetta “competenza gastronomica”, che non intende il master chef della cucina nel senso di rinomate competenze, ma piuttosto il pochissimo tempo dedicato a cucinare: oggi si privilegia il cibo molto industrializzato (pronto all’uso) e magari addizionato di conservanti come sale e zucchero a “favore” dell’industria alimentare.
Inoltre, bisogna considerare lo spreco alimentare che si genera acquistando e stoccando più del necessario e ciò sul falso mito che il cibo è genere di consumo, quindi come valore di sostentamento ma soprattutto economico. “Ma se si privilegia la salubrità della piramide alimentare – ha detto Pezzana - si sostien,e nel modo più opportuno, non solo la propria salute ma anche l’ambiente e quando si parla dell’impatto ambientale di un alimento sono tanti i fattori che vi contribuiscono, in quanto lo stesso deriva dalla quantità di acqua, di Co2 e altri indicatori. Quindi, l’orientamento più razionale è quello di orientarsi verso cibi ricchi di fibre, di Omega 3, più ricchi di nutrienti piuttosto che di calorie, evitando in particolare quelli molto dolci e salati”.
Può essere utile consultare l’Osservatorio Okkio alla Salute, un sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni) e i fattori di rischio correlati.
* Giornalista medico-scientifico

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