I ritardi dei pagamenti delle Regioni peggiore del Piemonte solo la Sicilia

La denuncia arriva dalla Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre: l’Inps e l’Inail pagano in ritardo i fornitori, facendo balzare all’occhio una contraddizione evidentissima. Infatti “quando sono le imprese a ritardare il versamento dei contributi previdenziali o assicurativi – ha detto Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia - questi istituti sono solerti e intransigenti nel far scattare immediatamente le sanzioni e gli interessi di mora previsti dalla legge. Diversamente, quando sono chiamati a liquidare i propri fornitori, questa inflessibilità nel rispettare i tempi di pagamento viene inspiegabilmente meno. Al punto che sia l’Inps che l’Inail, l’anno scorso hanno liquidato le imprese in grave ritardo, violando i limiti stabiliti dalla normativa”.
Come ricordato dalla Cgia, le Amministrazioni pubbliche devono pagare i loro debiti commerciali (tra i quali rientrano le obbligazioni contratte con liberi professionisti) entro 30 o, nei casi previsti, 60 giorni decorrenti dal ricevimento della fattura o richiesta equivalente di pagamento. E, in caso di violazione dei termini di pagamento, la Pubblica amministrazione è obbligata a corrispondere interessi moratori nella misura di 8 punti percentuali superiori al saggio legale, a rimborsare le spese sostenute dall’operatore economico per il recupero del corrispettivo e a risarcire il danno con importo forfettario pari a 40,00 euro, salvo prova di danno maggiore.
L’Ufficio studi della Cgia ha esamini i dati relativi agli Indicatori di Tempestività dei Pagamenti (Itp) e l’ammontare dei debiti commerciali delle principali Amministrazioni pubbliche italiane, le quali, per legge, oltre all’Itp, devono pubblicare sul proprio sito anche il numero dei creditori e l’ammontare complessivo dei debiti maturati ogni trimestre e alla fine di ciascun anno, per le seguenti voci di spesa: somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali.
I dati emersi sono “impietosi”: nel 2018 l’Inps ha registrato un Itp +10,13, il quale certifica che, l’anno scorso, l’istituto ha liquidato i propri fornitori con la media di oltre 10 giorni di ritardo rispetto alle disposizioni previste dalla legge in materia di tempi di pagamento. Tutto ciò, al 31 dicembre 2018, ha contribuito a produrre un debito commerciale complessivo nei confronti dei fornitori pari a 157,2 milioni di euro.
Per quanto riguarda l’Inail, invece, nel 2018 l’Itp (riferito al 4° trimestre 2018) è stato +54,45: in pratica, l’istituto ha saldato i propri fornitori con quasi due mesi di ritardo.
Ma l’Inps e l’Inail non sono le uniche amministrazioni ad aver violato l’anno scorso la legge in materia di pagamenti nei rapporti commerciali con soggetti privati. Quasi la metà dei ministeri, infatti, presenta un valore medio dell’ Itp clamorosamente elevato. In particolte, il ministero della Difesa registra la situazione più critica: l’anno scorso, ha liquidato i fornitori con 67 giorni di ritardo e ha maturato a fine anno ben 313,2 milioni di euro di debiti. Anche il ministero dell’Interno non brilla per puntualità: nel 2018 ha saldato le fatture dopo 60,9 giorni dalla scadenza.
Invece, i più celeri a pagare sono stati il ministero dell’Istruzione, degli Esteri e della Giustizia, i cui pagamenti sono avvenuti ben prima della scadenza prevista per legge. Inoltre, sempre nel 2018, l’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha anticipato i pagamenti di quasi 13 giorni e al 31 dicembre 2018 aveva azzerato tutti i debiti commerciali.
Tra le Regioni, infine, la palma della peggiore pagatrice d’Italia spetta alla Sicilia: con un Itp di +29,76 giorni, al 31 dicembre dell’anno scorso aveva maturato quasi 212 milioni di euro di insoluti. Un po' meno peggio il Piemonte con 26 giorni medi di ritardo, il secondo maggiore. Invece, la Regione più virtuosa è risultata la Lombardia con l’Itp medio di -12,62. Fra l'altro, al 31 dicembre scorso, la Lombardia non presentava alcun debito nei confronti delle imprese fornitrici; mentre il Piemonte ne aveva per 6,307 milioni di euro, comunque meno rispetto ai 585,7 della Campania, i 410,5 del Veneto, i 216 dell'Abruzzo, i 212 della Sicilia, i 121 delle Marche e i 107 del Lazio.

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