Borsa: oltre la metà del listino piemontese non ha patito le nuove liti Di Maio-Salvini

“Borsa sempre indecifrabile. Da qualche settimana, i contrasti crescenti tra Di Maio e Salvini fanno pensare che il Governo abbia vita breve. E con situazioni simili, in passato, Piazza Affari perdeva, quando non crollava. Gli investitori, stranieri in testa, vendevano. Invece, finora, nonostante tutto, la Borsa di Milano tiene. O la politica influisce meno o molti danno più peso ai fatti concreti, ai risultati e alle prospettive delle quotate che alle parole”.
Incomincia così la rubrica di oggi, 5 maggio, dedicata alle quotate piemontesi e pubblicata, come ogni domenica del Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera.
Rubrica nella quale, però, subito dopo, si legge che c'è contraddizione con il caso Fca. Infatti, proprio venerdì scorso, lo stesso giorno in cui il gruppo guidato da John Elkann e da Mike Manley annuncia che l'utile netto del primo trimestre è sceso del 47%, i ricavi del 5% e del 14% le vendite di veicoli a livello globale, l'azione Fca chiude in Piazza Affari con il rialzo del 4,61% del suo prezzo, sulla base delle parole dell'amministratore delegato e della sua fiducia nel raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2019.
Sta di fatto che il titolo Fca è risalito sopra il livello dei 14 euro e diverse altre piemontesi, venerdì scorso, hanno presentato quotazioni superiori a quelle della settimana precedente, nonostante i rischi di caduta del governo Conte, le preoccupazioni del governatore della Banca d'Italia per i conti pubblici e per le condizioni degli istituti di credito, l'aumento dello 0,2% del Pil, che sancisce la non recessione ma anche un tasso di crescita assolutamente insufficiente e fragile.
Con Fca, hanno chiuso positivamente la settimana 16 delle 31 quotate che fanno riferimento al Piemonte, per diverse ragioni: Astm, Autogrill, Diasorin, Intesa Sanpaolo, Buzzi Unicem, Iren, Sias, Ubi Banca, Dea Capital, Basicnet, Tinexta, oltre che Bim, Italia Independent, Borgosesia, Conafi e Fidia. Mentre, alla pari hanno terminato Pininfarina e M&C, quest'ultima prossima all'uscita dalla Borsa, come ha già fatto la Damiani di Valenza Po.
Invece, le negoziazioni sono finite con il segno meno per Exor e la sua controllata Juventus, per Italgas, Reply, Guala Closures, Prima Industrie, Centrale del Latte d'Italia, Cover 50, Cdr Advance Capital, Ki Group, Visibilia Editore e Cofide, holding del gruppo Fratelli De Benedetti, anch'essa destinata a scomparire dal listino, perché prenderà il nome di Cir, in seguito alla sua fusione.

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