Ecco i Comuni che aumentano le tasse

Dopo tre anni dal blocco degli aumenti delle aliquote delle imposte e tasse locali, da quest’anno è tornata la facoltà di manovrare di nuovo la leva fiscale a livello locale. “E se sul versante delle Regioni non sono stati apportati aumenti di aliquote, diversa e variegata è la situazione per quanto riguarda le tasse comunali” ha comunicato la Uil, pur precisando che il quadro è ancora incompleto in quanto, dopo l’ulteriore proroga, i consigli comunali hanno tempo fino al 30 aprile per l’approvazione dei Bilanci previsionali 2019”.
Comunque, secondo una prima rilevazione del Servizio Politiche Territoriali Uil, aggiornata al 10 aprile, sulle tre maggiori imposte e tasse dei Comuni – Imu/Tasi, Irpef comunale e Tari - pur non essendo molti i municipi che stanno rivedendo le aliquote e le tariffe, si tratta comunque sempre di ritocchi di peso. “Non vi sono molti aumenti per quanto riguarda l’Imu/Tasi; si agisce di più sul versante delle addizionali comunali Irpef – ha scritto la Uil - mentre è più variegato il quadro che riguarda la Tari, la tassa sui ifiuti”. Oltre ai rincari , però,si registrano anche alcune riduzioni.
Per quanto riguarda le città capoluogo, non sono molte quelle che hanno apportato modifiche, perché la stragrande maggioranza aveva già portato il livello della tassazione al massimo, prima del blocco triennale delle aliquote.
IMU - Alla data del 10 aprile risultano essere 28 i Comuni capoluogo che hanno rimodulato le aliquote al rialzo, soprattutto quelle che riguardano alcune tipologie di immobili, tra cui Torino, dove, in particolare, l’aliquota sulle case affittate a canone concordato sale dal 5,75 per mille al 7,08 per mille, mentre, quella a canone libero, dal 8,6 per mille al 9,6 per mille.
ADDIZIONALE COMUNALE IRPEF Più gettonati gli aumenti delle aliquote delle addizionali comunali Irpef, dove esistono maggiori margini di aumento: su 2.352 Comuni, che hanno comunicato le loro scelte, 250 (il 10,6%) ha scelto di aumentare le aliquote e di rimodulare le esenzioni abbassandone la soglia. Tra i Comuni che hanno scelto di non ritoccare le aliquote (perché erano già al massimo) e di non rimodulare le soglie di esenzioni ci sono Roma, Milano, Torino, Bari, Venezia.
TARI Dalla rilevazione della Uil su una famiglia con abitazione di 80 mq e quattro componenti emerge che, su 54 città capoluogo analizzate, 24 di esse hanno aumentato la Tari (tariffa rifiuti), 18 l’hanno diminuita e 12 hanno mantenuto inalterate le tariffe. A Torino l'aumento è dello 0,7% (mediamente 2,25 euro), passando da 324,16 a 326,41 euro.
Ed ecco le variazioni degli altri capoluoghi piemontesi di provincia esaminati dalla Uil: Alessandria da 362.20 a 358,74 euro (-1%), Asti 434,31 euro, invariata; Cuneo da 215,29 a 221,11 euro (+2,6%), Novara da 162,10 a 163,80 euro (+1%), Vercelli 183,12 euro, invariata.
A livello nazionale, nel 2018 il gettito medio pro capite derivante da Imu/Tasi, Irpef comunale e Tari è stato di 1.340 euro annui. In particolare per Imu/tasi e altri immobili l’esborso medio annuo è stato di 814; per l’Irpef comunale 224 euro medi e per la Tari 302 euro. Però, a Roma l’esborso medio è stato di 2.267 euro medi; a Torino di 1.952 euro; a Genova 1.923 euro; a Milano 1.888 euro; a Napoli 1.791 euro.
Complessivamente, nelle casse dei Comuni, l'anno scorso, sono entrati 34,3 miliardi di euro di cui: 21 miliardi di euro per l’Imu/Tasi; 4,6 miliardi di euro per l’addizionale comunale Irpef e 9 miliardi di euro per la Tari.
Ivana Veronese, Segretaria confederale Uil ha commentato: “ l’Ocse ha lanciato appena l’allarme sull’enorme carico fiscale che grava sulle buste paga comprese le tasse locali. Se il buongiorno si vede dal mattino non c’è da stare tanto allegri, come dimostrano i dati del campione dei Comuni che hanno già deliberato le loro manovre fiscali. Dopo tre anni di blocco delle imposte locali vi è una ripresa ad aumentare la pressione fiscale a livello locale”.
“Occorre dare una “scossa” alla nostra economia – ha aggiunto Carmelo Barbagallo, Segretario generale della Uil – e l’unica via è quella di ridare un po’ di fiato ai salari e alle pensioni. La riforma del fisco di cui tanto si parla in questi giorni, deve partire da un punto chiaro e ben preciso: meno tasse, a tutti i livelli, su salari e pensioni, per rilanciare il potere d'acquisto”.

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