Borsa, l'ultima settimana tutta in "rosso" per Iren, Tinexta e Sias (gruppo Gavio)

Paolo Peveraro, presidente di Iren a fine mandato
Riguardo alle quotate piemontesi, la settimana borsistica conclusasi anticipatamente giovedì 18, per le festività pasquali, ha evidenziato due fenomeni, contrastanti: il primo rappresentato dalla chiusura negativa di tre società – Iren, Tinexta e Sisa - per tutte le ultime quattro sedute di contrattazioni; il secondo, al contrario, dei quattro rialzi consecutivi di Dea Capital, controllata della novarese De Agostini, che, fra l'altro, ha fatto segnare il suo nuovo prezzo più alto.
In particolare, Iren ha pagato le polemiche torinesi sulle nomine del prossimo consiglio di amministrazione, che verrà eletto dall'assemblea in calendario il 22 maggio: la sua azione, giovedì, ha chiuso a 2,118 euro, il 6,7% in meno rispetto al 10 di aprile, ultimo giorno prima di sei ribassi consecutivi del suo valore. dell'azione della multiutility tripolare, dalla governance complessa e in discussione.
La serie negativa della multiutility tripolare, dove il Comune di Torino conta sempre meno, non è stata interrotta neppure dal comunicato del 12 aprile, quando il Consiglio di amministrazione ha approvato il progetto di bilancio 2018 con i risultati “migliori di sempre nella storia di Iren” (parole di Paolo Peveraro, presidente uscente): ricavi di oltre 4 miliardi e utile netto di 242 milioni, tale da consentire la proposta di un dividendo di 8,4 centesimi per azione (+20% rispetto a quello dell'anno scorso).
La settimana corta della Borsa, però, è stata tutta in rosso anche per altre due quotate riferibili al Piemonte: appunto Tinexta e Sias. Nelle quattro sedute, la società guidata da Pier Andrea Chevallard ha perso il 6,66% (il prezzo è sceso a 10,36 euro) e del 3% è sceso il valore di Sias (gruppo Gavio), che non presenta un segno positivo dall'8 di aprile. Allora la sua azione valeva 15,05 euro, a fronte dei 14,37 di giovedì.
Invece, l'unica piemontese a mostrare rialzi continui è stata Dea Capital, la società della De Agostini (famiglia Boroli-Drago), operante come private equity e nel comparto dell'alternative asset management (al 31 dicembre aveva attivi per 466,5 milioni). Il prezzo finale dell'azione Dea Capital è stato di 1,51 euro, superiore del 3,14% a quello di venerdì 12 e nuovo record.
Controllata dalla De Agostini, che ne possiede il 58,3%, Dea Capital ha chiuso il bilancio 2018 con un utile netto di 17,3 milioni, mentre ne aveva persi 36,6 nel 2017. L'utile è stato interamente destinato alla riduzione delle perdite progresse; ma, la società guidata dal torinese Paolo Ceretti, distribuirà comunque un dividendo di 31,2 milioni, in ragione di 0,12 euro per azione, attingendo alla liquidità disponibile.
Il titolo Dea Capital è stato premiato anche per la decisione di annullare 40 milioni di azioni proprie in portafoglio, che così diventeranno 6,6 milioni, pari al 2,5% del nuovo capitale.
Un po' su e un po giù sono andati gli altri titoli subalpini. Rispetto a venerdì 12 aprile, hanno chiuso l'ultima settimana con un confronto positivo Basicnet (5,65 il prezzo di govedì 18), Buzzi Unicem (19,85 euro), Conafi (0,388), Exor (60,30), Fca (14,656), Fidia (4,915), Intesa Sanpaolo (2,3325), Italia Independent (3,02), Ki Group (1,34), Reply (58,00) e Ubi Banca (2,819).
Invece, in rosso hanno terminato Astm (22,50 euro), Autogrill (8,575), Bim Banca Intermobiliare (0,1655), Borgosesia (0,494), Cdr Advance Capital (0,58), Centrale del Latte d'Italia (2,81), Diasorin (86,85), Guala Closures (6,36), Italgas (5,526), Juventus (1,333), Pininfarina (2,17), Prima Industrie (20,70) e Visibilia Editore (1,64)
Lo stesso prezzo dell'ultima seduta della settimana precedente, infine, è stato registrato da Cofide (0,512 euro), Damiani (0,854) e M&C (0,0412).

Nessun commento: