Oltre 18.000 in Piemonte i cassintegrati 5.367 più che nel primo bimestre 2018

Gianni Cortese, Segretario generale
Uil Piemonte
In Piemonte, in febbraio, sono state richieste 5.052.249 ore di cassa integrazione, in aumento del 347,8% rispetto a gennaio (+131,1% la cassa ordinaria, +658,8% la straordinaria e +3.200% quella in deroga, da tempo residuale). Così, per le ore richieste, la regione è risultata la terza in Italia, preceduta soltanto da Lazio e Puglia.
In particolare, per quanto riguarda le singole province, il confronto tra febbraio e gennaio 2019 evidenzia i seguenti risultati: Torino +531,5%, Asti +488,9%, Biella +107%, Novara +90,8%, Vercelli +88,3%, Cuneo +20,3%, Alessandria -40,5%, Verbania -47,2%. Torino, con 4.619.660 ore richieste, si colloca al secondo posto (al primo si trova Roma).
Invece, nel raffronto regionale tra il primo bimestre di quest'anno e quello del 2018, le ore di cassa integrazione sono cresciute del 41,9% (-3,7% ordinaria, +92,1% straordinaria, -20% deroga). Tale aumento è dovuto al forte incremento di Torino, in controtendenza rispetto alle altre province piemontesi. A livello nazionale l’aumento è stato del 9,4%.
Le province piemontesi hanno fatto registrare il seguente andamento: Torino +144,7%, Cuneo -26,6%, Biella -32,4%, Novara -47,6%, Alessandria -53,4%, Vercelli -74,3%, Verbania -75,4%, Asti -95,8%. Quanto ai settori produttivi, la variazione percentuale della cassa integrazione ha evidenziato + 77% l'industria, -24,5 l'edilizia e -81,7% il commercio.
Nei primi due mesi dell’anno, i lavoratori piemontesi tutelati con la cassa integrazione sono stati 18.178, in aumento di 5.367 unità rispetto all’analogo periodo del 2018.
Gianni Cortese, il segretario genefrale della Uil Piemonte ha commentato: “Dalla rilevazione dei dati relativi alle richieste di cassa integrazione in Piemonte si evince che le difficoltà provocate dallagrande crisi sono lungi dall’essere superate. In particolare, nel mese di febbraio, si è registrato un forte aumento, che andrà verificato nello svolgimento dei prossimi mesi, soprattutto dal punto di vista occupazionale. A preoccupare principalmente è l’andamento del settore industriale su cui si concentrano le maggiori richieste”.
Cortese ha aggiunto: “Confermiamo la necessità di apportare correttivi al sistema di ammortizzatori sociali, falcidiato dagli interventi degli scorsi anni, che hanno ridotto i periodi di fruizione e gli importi per i beneficiari. Come richiesto unitariamente nella piattaforma nazionale presentata al Governo, servirebbero maggiori investimenti pubblici per la realizzazione di opere utili al Paese, per la modernizzazione e la messa in sicurezza dei territori. Diventa, inoltre, sempre più necessaria una vera riforma fiscale, volta ad alleggerire la pressione su lavoratori dipendenti e pensionati”.

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