Imu-Tasi, da ogni piemontese 381 euro con l'Ici si pagava il 124% in meno

Chiara Appendino, sindaco di Torino
Dal 2012 famiglie e imprese hanno versato quasi 156 miliardi di euro di Imu e Tasi. “Una patrimoniale a tutti gli effetti che, da un lato, ha alleggerito pesantemente i portafogli dei proprietari di immobili e, dall’altro, ha deprezzato pesantemente il valore economico di abitazioni, negozi e capannoni. Rispetto al 2008, anno in cui è scoppiata la bolla, in molti casi gli immobili hanno perso fino al 40 per cento del proprio valore”.
A segnalarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese locali, che ha messo in linea il gettito di Imu (imposta municipale unica) e Tasi (tributo per i servizi indivisibili, quali l'illuminazione pubblica e la manutenzione stradale) registrato nel 2012, anno in cui l’allora Governo Monti reintrodusse l’imposta sulla prima casa, e quello degli anni successivi, fino ad arrivare al 2018.
“Fino a qualche anno fa – ha detto Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia – l’acquisto di una abitazione o di un immobile strumentale costituiva un investimento. Ora, in particolar modo chi possiede una seconda casa o un capannone, sta vivendo un incubo. Tra Imu, Tasi e Tari, ad esempio, questi edifici sono sottoposti ad un carico fiscale da far tremare i polsi”.
Se con l’abolizione della Tasi sulla prima casa i proprietari hanno risparmiato 3,5 miliardi di euro all’anno, sugli immobili strumentali, invece, il passaggio dall’Ici all’Imu ha visto raddoppiare il prelievo fiscale. Tra il 2011, ultimo anno in cui è stata applicata l’Ici 2 ,e il 2018 il gettito è passato da 4,9 a 10,2 miliardi di euro. Va comunque sottolineato che da qualche anno il prelievo sulle attività produttive è diminuito grazie all’eliminazione dell’Imu sugli imbullonati e, solo da quest’anno, a seguito della deducibilità dell’imposta che è salita dal 20 al 40 per cento.
A livello territoriale il maggiore prelievo Imu-Tasi 2018 si verifica in Valle d’Aosta, dove il gettito pro-capite è stato pari a 712 euro, contro una media nazionale di 348 euro. Particolarmente sostenuto anche il gettito pro capite presente in Liguria (583 euro), in Trentino-Alto Adige (499 euro) e in Emilia Romagna (436 euro).
In Piemonte, l'anno scorso, il prelievo pro-capite è stato di 381 euro, l'ottavo maggiore in Italia. In termini assoluti, la regione ha contribuito con 1,667 miliardi al gettito nazionale di Imu/Tasi, ammontato a 21,036 miliardi. Di più hanno dato soltanto la Lombardia (3,996 miliardi), il Lazio (2,541), l'Emilia-Romagna (1,941) e il Veneto (1,746).
Rispetto al 2011, ultimo anno in cui è stata applicata l’Ici, la variazione di gettito prelevato su tutti gli immobili presenti nel Paese è aumentata, in termini assoluti, del 114 per cento. Se otto anni fa i Comuni hanno incassato 9,8 miliardi di euro, nel 2018 tra Imu e Tasi hanno riscosso 21 miliardi.
In termini percentuali, le regioni con l’incremento del valore assoluto più importante registrato tra il 2011 e il 2018 sono state il Trentino Alto Adige (+185%), il Molise (+161%) e la Valle d’Aosta (+155%). In Piemonte l'incremento è stato del 125%, come in Lombardia.
In termini pro-capite, invece, l'aumento registrato in Piemonte è stato del 124%, corrispondente a 211 euro. Tassi superiori sono emersi per il Trentino Alto Adige (+175%), il Molise (+165%), la Valle d’Aosta (+156%), la Basilicata (+134%) e la Liguria (+125%).

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