Il distretto dei "Dolci di Alba e Cuneo" conquista il podio di Intesa Sanpaolo

Il distretto dei “Dolci di Alba e Cuneo” sul podio nazionale di Intesa Sanpaolo. Ad assegnare il terzo posto al dolciario della provincia Granda è l'undicesima edizione del Rapporto annuale che la direzione Studi e ricerche della banca guidata da Carlo Messina dedica all'evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali e che è appena stato presentato da Gregorio De Felice e da Fabrizio Guelpa, chief economist di Intesa Sanpaolo il primo e responsabile della Ricerca industry & banking il secondo.
Il Rapporto analizza i bilanci aziendali degli anni 2008-17 di quasi 20.000 imprese appartenenti a 156 distretti industriali e di oltre 62.000 imprese non-distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione. L’analisi si sofferma, inoltre, sui cambiamenti strutturali che stanno interessando il tessuto produttivo distrettuale.
Ordinando i distretti industriali oggetto dell’analisi per performance di crescita e reddituale, è possibile ricavare una classifica dei 20 distretti migliori. E ai primi tre posti di questa classifica si trovano, rispettivamente, la Gomma del Sebino bergamasco, la Pelletteria e calzature di Firenze e, appunto, i Dolci di Alba e Cuneo.
La produttività del lavoro è salita nel 2017 a 56 mila euro per addetto, il 10% in più rispetto alle aree non distrettuali specializzate negli stessi settori dei distretti. I risultati sono trainati anche da numerose imprese “champion” che guidano con successo le filiere presenti nei territori.
Sul territorio italiano sono molte le aree di eccellenza distrettuale. Tutte le macro-aree italiane sono presenti. Prevalgono i distretti del Nord-Est (10) e del Nord-Ovest (6). Il Centro e il Mezzogiorno sono presenti con due distretti ciascuno. Tutte le principali filiere produttive sono rappresentate, anche se emerge una prevalenza dei distretti dell’agro-alimentare (4) e, soprattutto, della Metalmeccanica (12).
Lo studio conferma il ruolo delle filiere di prossimità come fattore competitivo nei distretti: i fornitori sono molto più vicini ai committenti di quanto avviene altrove (100 km), con valori minimi di 56 chilometri nei distretti orafi. Questi risultati sono stati ottenuti costruendo un originale database contenente sette milioni di transazioni tra le imprese distrettuali e i loro fornitori.
I distretti continuano a offrire vantaggi localizzativi, percepiti soprattutto dalle imprese più piccole. Il legame con il territorio appare comunque importante anche per i soggetti più grandi, che considerano il distretto un luogo che agevola i processi di innovazione (44% dei casi) e di internazionalizzazione (42%).
La vicinanza favorisce l’adozione di tecnologie 4.0, già oggi maggiormente diffuse nei distretti e soprattutto in quelli specializzati nella meccanica (38% contro 30%) dove risultano trainanti le imprese medio-grandi (52%). L’innovazione è oggi realizzata anche tramite una interazione con le start-up e le Pmi più avanzate. Benché queste siano concentrate soprattutto nei grandi centri urbani, vi è una buona presenza anche nei territori distrettuali (nei distretti 8,4 ogni 1000 società di capitale attive contro 9,5 nelle aree non distrettuali).
I vantaggi delle filiere integrate sul territorio, punto di forza dei distretti tradizionali, si stanno affermando anche in altre specializzazioni meno tipiche del mondo distrettuale: ne sono prova lo sviluppo del comparto della cosmetica in Lombardia e l’emergere di veri e propri distretti della componentistica auto nell’area torinese e nel Bresciano.
I distretti sono stati rinnovati anche dalla crescente presenza di capitali esteri nelle compagini societarie: il 43% degli ingressi è stato effettuato dopo il 2001, contro il 30% circa nelle aree non distrettuali, con punte sopra il 63% nel caso degli investitori francesi e una quota elevata anche per quelli tedeschi (44%). I tedeschi hanno una buona presenza sui territori distrettuali con investimenti “greenfield” e i francesi con un’alta partecipazione nel settore moda.
Gli organi societari delle imprese distrettuali sono formati soprattutto da persone nate nel territorio di localizzazione dell’impresa. Il 76% delle imprese distrettuali è guidato da board composti da amministratori nati esclusivamente nella regione di operatività delle aziende; questa percentuale scende al 70% nelle aree non distrettuali. La varietà culturale è quindi meno accentuata che altrove, anche se tra le imprese più grandi c’è un’apertura maggiore della governance, sia con consiglieri provenienti da fuori regione o stranieri (rispettivamente il 55% e il 26% delle imprese). Una governance più aperta può anche essere la via per favorire l’ingresso in azienda di manager con competenze trasversali ad altri settori e con esperienza in ambito internazionale.
Più in generale, va affrontato il tema del capitale umano: le imprese distrettuali faticano a trovare operai specializzati e soprattutto addetti con competenze legate alle tecnologie 4.0 (nel 78% dei casi, contro il 71% dei casi al di fuori dei distretti). Il superamento di queste criticità passa anche attraverso una rivisitazione dei canali di assunzione nei distretti, molto ancorati a procedure informali (in circa tre quarti delle imprese) e poco orientati a canali formali che utilizzano le agenzie interinali, gli istituti tecnici e professionali, gli istituti tecnici superiori e l’università. 


Nel 2017, i distretti hanno continuato a mostrare performance di crescita del fatturato migliori rispetto alle aree non distrettuali (+4,3% a prezzi correnti, a fronte del +4%). Nel decennio 2008-17 il differenziale di crescita ha così superato i cinque punti percentuali. Nel 2018, la crescita del fatturato dei distretti è proseguita (+3,4%), seppure a ritmi più contenuti a causa della brusca frenata del ciclo economico nella seconda parte dell’anno.

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